Segnalazione
11 lug 2017

Villa Giulia: la villa delle “teste mozzate”

di belfagor

Il piano di Sant’Erasmo per secoli fu utilizzato per vari usi. Infatti abitualmente i pescatori stendevano ad asciugare le loro reti, ma si svolgevano anche rassegne e parate militari e vi aveva luogo la “fiera dei crasti” durante il periodo pasquale.   Ma nella memoria popolare tale piano è tristemente ricordato soprattutto per gli “ Atti di Fede” da parte del Sant’ Uffizio. Non era l’unico luogo dove avvenivano tali “manifestazioni” pero era uno dei più usati ,soprattutto per la possibilità di poter accogliere migliaia di “spettatori”. Lo sviluppo urbanistico di tale zona fu fortemente limitata da motivi di sicurezza. Pur godendo di buon clima e di un meraviglioso panorama , si trovava però esposta alle incursioni dei corsari e inoltre si trovava fuori le mura, cosa molto importante fino al 600, e perciò vulnerabile ai colpi d’artiglieria delle galere nemiche. . Ma tale situazione cambiò con il prolungamento del Cassaro e l’apertura di Porta Felice. Si cominciò a costruire un lungomare panoramico che doveva diventare un luogo di passeggiate e di svago . Tale lungomare fu chiamato “Strada Colonna” in onore del viceré Marco Antonio Colonna. La struttura del foro rimase invariata fino al 1734, quando il pretore don Giovanni Sammartino di Montalbo, ne curò l’allargamento facendo abbattere una delle fortificazioni marittime, il bastione del Tuono. Cinquant’anni dopo, con l’abbattimento dell’altro baluardo, chiamato “di Vega” si creò un grande spazio libero che fu utilizzato con la creazione di una grande villa. La Villa Giulia si trova al Foro Italico, quasi di fronte al Porticciolo di Sant’Erasmo. E’ stata la prima villa pubblica a Palermo e una delle primissime in Europa. A realizzarla fu il pretore e governatore della città, Antonio La Grua tra il 1777 ed il 1778, perciò in un solo anno ( a quei tempi le promesse si mantenevano e i lavori erano celeri). La nuova villa fu dedicata a Giulia d’Avalos, moglie dell’allora viceré Marcantonio Colonna (omonimo di quello del XVI secolo). Il progetto della villa fu realizzato dall'architetto Nicola Palma che disegnò un perimetro perfettamente quadrato, suddiviso a sua volta in quattro quadrati più piccoli. Tali quadrati erano a loro volta suddivisi dalle loro diagonali. Lo spazio centrale era di forma circolare. La villa aveva due ingressi. L'ingresso principale ,monumentale e neoclassico, si trovava sull’attuale Foro Italico ( purtroppo costantemente chiuso) .L’altro ingresso si trovava nell’attuale Via Lincoln. Al centro della villa si trovava una fontana circolare,  opera di Ignazio Marabitti, con uno scoglio artificiale su cui è collocato un piccolo “Atlante” accovacciato in marmo che ha sul capo un dodecaedro con 12 orologi solari (oggi gli orologi originali non esistono più). L’ opera era stata progettata dal matematico palermitano, Lorenzo Federici. All'interno del giardino erano presenti numerose sculture marmoree, delle quali la più significativa è quella del Genio di Palermo di Ignazio Marabitti realizzata nel 1778. Johann Wolfgang Goethe , visito la villa durante il suo soggiorno a Palermo e la definì “il più meraviglioso angolo della terra” . Effettivamente era meravigliosa , tanto che qualche visitatore straniero era talmente entusiasta che riteneva che in questa villa fosse nascosta la “Pietra Filosofare” A partire dell’Ottocento, furono effettuati diversi interventi che abbellirono la villa   Per esempio, quattro esedre in stile “pompeiano” (incavi semicircolari, sovrastati da una semi-cupola), progettate da Giuseppe Damiani Almeyda. Furono aggiunti anche alcuni ponti, collinette,  laghetti artificiali e collocate statue e busti di, De Spuches, Pacini, Petrella, Leopardi, Donizetti, Bellini, Novelli. Durante la “Belle Epoque” il sabato sera si dava ricevimenti all’aperto che venivano chiamati “sabatini”. Nella villa, molto illuminata, si poteva ascoltare la musica che varie bande musicali , sistemate nelle quattro esedre della piazza centrale, suonavano per rallegrare un pubblico raffinato formato da signore e signori eleganti . Fino a pochi anni fa “Villa Giulia” era la villa più frequentata dai palermitani che portavano i loro bambini a giocare .Si affittavano piccole biciclette, si vendevano gelati , caramelle e “calia e semenza”.Si poteva vedere anche un povero e depresso leone, chiamato “Ciccio” la cui dimora era una piccola e triste gabbia che si trovava dal lato opposto all’ingresso di Via Lincoln. Al confine laterale della Villa Giulia c’era l’ingresso con  l’Orto Botanico , costantemente chiuso e pericolante. La villa era dotata di una discreta illuminazione che permetteva l’apertura serale, soprattutto durante l’estate. Spesso si organizzavano manifestazioni musicali e eventi politici. Per un certo periodo fu sede dei vari Festival dell’Unità provinciali.Negli ultimi trent’anni la villa ha cominciato il suo triste declino che è culminato con il sequestro avvenuto nel 2015 e l’affidamento a un custode”giudiziario”. Per il giudice che emise il provvedimento di sequestro, la villa «versa in condizioni di estremo degrado dal punto di vista architettonico, sia per deterioramento strutturale sia per frequenti sottrazioni, danneggiamenti ed atti vandalici ad opera di ignoti». I giornali , nel commentare tale grave provvedimento, chiamarono Villa Giulia “la Villa delle teste mozzate” perché a gran parte delle statue e busti erano state “tagliate le teste” o danneggiate. Tale decisione della magistratura era un duro atto d’accusa verso le giunte che si erano succedute in questi ultimi 30 anni. La Giunta Orlando reagì prontamente. Il vicesindaco Emilio Arcuri, con delega al centro storico dichiarò .“Villa Giulia è sicura e quei busti acefali, quelle statue danneggiate, quelle panchine mancanti, sono così da anni e abbiamo sempre avuto documentazione di tutto”. In parole povere “ la colpa è della giunta che ci ha preceduto”. Il sequestro fu ritirato. Forse Arcuri aveva ragione però la situazione della villa era disastrosa e il declino era iniziato prima dell’arrivo di Cammarata ed era continuata anche con il ritorno di Orlando. In un articolo del GdS del 27/04/2015 si descriveva così la situazione “Sembrava una domenica come le altre a Villa Giulia ieri. Il parco, malgrado il sequestro, rimane aperto e molti visitatori, soprattutto gli stranieri probabilmente non sanno neanche di questo provvedimento. Però, si sono certamente accorti che qualcosa non va. Molte statue si presentano con i busti decapitati e i fregi sbeccati e le fontane sono danneggiate. Un ragazzo ieri si rivolgeva così alla madre: «Guarda, i pesci somigliano a foglie secche»”, a sottolineare come le fontane siano riempite a mala pena proprio di qualche foglia. Sarcasmo amaro. Alcune statue, invece, sono state utilizzate per dichiarazioni d'amore e sono diventate la base per scritte con pennarelli e bombolette spray. Su una statua, ad esempio, è rimasta anche la data di una dichiarazione d'amore. Alla fine della frase, infatti, c'è scritto «2012». Oggi Villa Giulia è certamente ben curata sotto l’aspetto “manutenzione del verde”. Purtroppo lo stesso non si può dire per quanto riguarda lo stato dei monumenti, delle panchine e delle fontane. Nonostante le promesse l’illuminazione è assente e la sera la villa rimane tristemente chiusa e al buio assoluto, altro che “sabatini” con dame e signori eleganti. Di bambini nemmeno l’ombra e i pochi turisti che si incontrano rimangono meravigliati della bellezza del luogo e sdegnati per lo stato delle statue e dei busti marmorei. Il Prof. Maurizio Carta nel 2015 dichiarò “Da Villa Giulia deve partire la rivincita della costa sud della città. La prima villa pubblica di Palermo e d’Europa deve poter fare da collante tra la città antica e la sua latitudine marina, dal piano di Sant’Erasmo a Brancaccio, passando dal Porticciolo di Sant’Erasmo e da Acqua dei Corsari». Da allora poco è stato fatto. Le tante promesse sono rimaste lettera morta e Villa Giulia continua tristemente il suo “ buio” declino. P.S . Nelle notti di luna piena qualcuno giura di sentire un ruggito di un leone. Forse è il povero “Ciccio” che manifesta la sua indignazione per come è ridotta “ la sua villa”. Probabilmente non gli hanno spiegato che la colpa e della “Giunta comunale precedente”. “Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene”      

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Articolo
27 ago 2016

Pedalata | Domenica 28 Agosto la pedalata per ricordare Libero Grassi

di Fabio Nicolosi

Domenica 28 agosto vediamoci alle ore 10:00 a Porta Felice per una ciclopedalata fino al Parco di Acqua Dei Corsari, a molti sconosciuto, costato 5 milioni di euro e prigioniero della inattività burocratica e della rassegnazione politica. Ricordiamo il 25° del martirio di Libero Grassi e il SETTIMO anno della colpevole e ingiustificata inerzia burocratica che impedisce ai palermitani di poterlo ricordare nel Parco che porta il suo nome ad Acqua dei Corsari. Si partirà da Porta Felice alle 10:30 (raduno alle 10:00) per imboccare il Foro Italico e percorrere l'intera via Messina Marine fino al bivio per Villabate. Per chi fosse senza bici, potrà noleggiarla presso l'associazione Social Bike Palermo in Discesa dei Giudici 21, che aderisce ufficialmente all'iniziativa.

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Proposta
18 lug 2016

E’ possible chiudere al traffico automobilistico Porta Felice?

di Irexia

Il traffico veicolare sotto un monumento storico dovrebbe essere per quanto possibile evitato, foss'anche solo per non rischiare incidenti che coinvolgessero le antiche mura. Analizziamo la situazione attuale: le automobili che da corso Vittorio Emanuele devono immettersi al Foro Italico si trovano ad interrompere il flusso che proviene dalla Cala subito dopo una curva creando rallentamenti e ingorghi e, indubbiamente, costituiscono un fattore di rischio per chi da quella curva proviene e si trova costretto a rallentare e fermarsi o allargarsi sulla sinistra. Non si potrebbe concedere l'immissione in Via Cala esclusivamente da via mura della lupa? Qua l'afflusso delle auto provenienti da Corso Vittorio Emanuele avverrebbe su di un rettilineo, quindi in una situazione di piena sicurezza, dato che è garantita la visibilità. L'immissione in senso opposto, dalla Cala in corso Vittorio Emanuele, poi, continuerebbe ad avvenire, anche in questo caso in via esclusiva, da via Porto Salvo. Sostanzialmente, dal punto di vista del traffico non ci sarebbe alcun problema, perché di fatto la mia proposta comporterebbe semplicemente installare dei bollard davanti il monumento in questione in modo però da non consentire la sosta delle auto davanti la porta stessa (la visuale deve ovviamente rimanere sgombra in modo da consentire il libero godimento del monumento nonché del mare già da Porta Nuova), e nemmeno occorrerebbe cambiare i sensi di marcia! Semplice, no?  

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Segnalazione
28 giu 2016

Foro italico: miseria e nobiltà

di belfagor

Ci avviciniamo al “ Festino” e vogliamo ricordare il luogo che forse è il simbolo di questa festa. Scriveva qualche anno fa lo storico Giuseppe Bellafiori "Il Foro Italico va dalla Cala al piano S. Erasmo. La vecchia città vi si affacciava per tutto il suo lato nord-orientale beneficiando della vista e delle brezze del mare. Il Foro Italico si anima solamente nei giorni festivi. Fino ad epoca recente invece, per più secoli, fu meta delle folle palermitane che, per lunghi periodi dell'anno, venivano qui a dilettarsi delle dolci aure marine. Trattenimenti musicali, giochi d'artifizio, fiere e mercati vi avevano periodicamente luogo. Per le feste di S. Rosalia, l'altissimo carro della santa vi sostava tra lo stupore dell'immensa folla. Spesso vi si svolgevano feste in onore di re, viceré e principi. Nel 1735 Carlo III di Borbone fece da qui l'ingresso trionfale a Palermo, passando sotto un sontuoso e posticcio arco di trionfo. La nobiltà vi passeggiava in carrozza scoperta o in portantina o guardava, dall'alto delle sue logge, lo spettacolo del mare e del volgo miserabile e rumoroso. Durante l'ultima guerra il Foro Italico cambiò aspetto; enormi quantità di macerie degli edifici diroccati dalle bombe furono scaricate in mare formando una vasta spianata" Il rapporto tra Palermo e il mare non è stato mai semplice. Nonostante la città sia una città di mare, non è stata mai una città marinara , anzi il mare è stato visto con diffidenza . La città infatti, fino al XVI secolo, non aveva mai avuto una propria passeggiata a mare .Le frequenti mareggiate o il pericolo di attacchi (soprattutto pirateschi) non permettevano di considerare la costa come una zona sicura. Con la fine del pericolo piratesco la città lentamente si riapproprio del mare. Ma tale riappropriazione fu lenta e sporadica. Infatti i nobili preferivano continuare a costruire i loro palazzi in città mentre utilizzavano il lungomare per le passeggiate , lo svago e ….per bruciare qualche eretico. Per potere vedere il primo lungomare panoramico a Palermo doppiamo aspettare il 1582 quando il viceré Marco Antonio Colonna, che già l'anno precedente aveva fatto prolungare la via Toledo (Cassaro) , fino alla Marina e iniziato la costruzione della Porta Felice, che era l’unica porta d’accesso alla nuova strada.. Tale lungomare o foro fu chiamato Strada Colonna . Nella realtà tale strada rimase nettamente .separata dalla città dalle possenti mura della città . Le cose non cambiarono fino al 1734 quando il pretore don Giovanni Sammartino di Montalbo, fece abbattere una delle fortificazioni lungo la costa ,il bastione del Tuono (che si trovava dove oggi sorge l’ex Jolly Hotel). Cinquant'anni dopo il nuovo pretore, don Girolamo Grifeo principe di Partanna, ordinò l'abbattimento dell'altro baluardo, chiamato di Vega (che si trovava nei pressi dell’attuale Porta dei Greci) sancendo così la fusione della città con il suo lungomare. In seguito tale strada fu sempre più abbellita e curata, fu creata anche una villa, Villa Giulia, diventando la meta preferita per le passeggiate dei palermitani. Le mura rimaste furono utilizzate dai vari nobili per costruirsi Palazzi o villette. Durante la dominazione dei Borboni, la zona assunse il nome di Foro Borbonico in seguito, dal 1860 fu chiamato Foro Italico . Nella realtà , dopo l’uccisione del re Umberto I il suo nome cambiò definitivamente in Foro Umberto I, ma per i palermitani continuò ad essere chiamato Foro Italico. Lo scrittore francese Renè Bazin che fu a Palermo nell’estate del 1891 descrisse così la passeggiata alla Marina: “Venuta la sera mi feci condurre alla Marina. La grande passeggiata di tutti era iniziata. Andavamo a piccoli gruppi, senza fretta, con la noncuranza della conversazione che indica una passeggiata abituale, a respirare la brezza di mare e vedere passare le carrozze. Incontravo persone umili, piccoli borghesi, famiglie di operai. Quando voltai, dopo aver passato la Porta Felice, c’era già folla nell’immenso viale. Figuratevi una banchina lunghissima e larghissima, leggermente arcuata per seguire la curva della riva, piantata di alberi dalla parte della città e scoperta dalla parte della baia. Le carrozze vanno e vengono, su diverse file alternate, come ai Campi Elisi. Si mettono al trotto non appena la musica ha finito un pezzo, e riprendendo il passo, tutte insieme, quando si sentono le prime battute di un valzer o di una marzurka, che arrivano a sbuffi sonori dal minuscolo chiosco, laggiù, verso la meta. È un’illusione oppure il rumore si perde semplicemente nello spazio illimitato? Mi sembra che nessun rumore si alzi da questa folla in movimento”. Nel 1943, dopo l’occupazione alleata, , il Foro Italico ( come anche gran parte della Costa sud) cambiò drammaticamente d’aspetto. Al fine di sgombrare le vie del centro dai crolli causati dai violenti bombardamenti dei mesi precedenti, l'amministrazione provvisoria alleata, AMGOT, decise (peraltro in conformità al piano regolatore della città), di ricolmare con i resti dei crolli e delle demolizioni il tratto di mare prospiciente la passeggiata della marina che nel ventennio fascista aveva di nuovo assunto la denominazione di Foro italico. L'area, trasformata in una vasta spianata rimase spoglia ed abbandonata e venne utilizzata come campo rom, come sede per i circhi e per anni occupata da un Luna Park. La città , per quasi 50 anni, perse il suo rapporto con il mare. In occasione della conferenza ONU sulla lotta alla criminalità organizzata che si tenne a Palermo nel dicembre del 2000 l'amministrazione dall’ora ,guidata dal sindaco Leoluca Orlando ,ottenne la concessione dell'area dall'autorità portuale . Vennero allontano le giostre ed e si avviarono i lavori di bonifica e riqualificazione. I lavori che terminarono nel dicembre del 2000 con una grande manifestazione nel prato presente l'allora segretario generale delle nazioni unite Kofi Annaa. Purtroppo quel prato durò poco. In un articolo pubblicato su Repubblica di Palermo il 6 settembre 2001 , Attilio Bolzoni scriveva che il famoso “prato” progettato in occasione di tali manifestazione dell’ ONU ,nonostante fosse costato una cifra folle, era ormai . "Arso, morto, bruciato dal sole e dalla salsedine". Infatti quel prato finanziato con i fondi Onu del 2000, quando era sindaco Orlando, era “morto” nel 2001 , mentre era commissario prefettizio Serio, . Come al solito si scatenò la solita polemica sulle responsabilità. Ma la tesi dominante era che il prato era “seccato” perché le sementi di Festuca rubra utilizzate non erano adatte per il pieno sole e per l’aria salmastra, inoltre era stato installato un numero esiguo di irrigatori. Morale della favola il prato dopo la manifestazione internazionale era “secco”. Nel 2005, su incarico del nuovo sindaco Cammarata, fu definita l’opera di risistemazione dell'intero spazio del Foro Italico e del suo arredo urbano su progetto dell’architetto Italo Rota Il progetto fu premiato nel 2006 con la Medaglia d'Oro all'Architettura Italiana per gli spazi pubblici Da allora purtroppo la situazione e lentamente degradata. Nel 2013 un articolo impietoso del “Il Sole 24” metteva a confronto il prato del Foro Italico nel 2005 a quello del 2013 , c'era da vergognarsi. Ma la situazione rispetto a 3 anni fa è ancora di più peggiorata. 1 /3 di quel prato è attualmente recintato e adibito come deposito della TECNIS, l’impianto elettrico è da rifare completamente, come anche l’impianto d’irrigazione. La villetta, vicina al Porticciolo di Sant’Erasmo è adibita stabilmente come “dormitorio” di diversi barboni ed immigrati, inoltre diversi cani “ inselvatichiti” circolano liberamente per il prato. Spesso aggredendo i ciclisti e gli amanti del footing . Eppure, nonostante il degrado, la sporcizia e l’abbandono il Foro Italico continua ad attirare tanti turisti. Ecco cosa scrivono alcuni turisti in un sito specialistico per turisti ( TripAdvisor ): Il luogo sarebbe l'ideale per una passeggiata con vista mare per famiglie e romantico perdersi per fidanzati, ma l'incuria e la trascuratezza generale la fanno purtroppo da padroni ...Eterni lavori in corso, transenne, prati spelacchiati ed aridi, panchine colorate di marmo semidistrutte, recinzioni divelte e dappertutto rifiuti che il vento porta via con sé. E' un vero peccato. Una bella isola verde fronte mare ma trascurata nella manutenzione e soprattutto con mucchi di immondizia sparsi: un vero peccato! Le 4 stelle lo meritano la location, l'ambiente, e l'idea. Ma purtroppo è un luogo spesso lasciato all'incuria, dove manca il 60% dell'erba, dove gli alberi non sono propriamente curati, e dove, una volta sceso il buio, non si può mettere piede perché regno della prostituzione. Palermo meriterebbe che questo luogo fosse ancora più curato, unico nel suo genere. Peccato. E un vero peccato.  Signor sindaco  perché tanto degrado e abbandono?  

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Articolo
21 ott 2014

FOTO | Monumenti da scoprire: Porta Felice

di Antony Passalacqua

Grazie alla manifestazione "Le Vie dei Tesori",  è possibile scoprire 60 luoghi di arte scienza e natura, di addentrarsi lungo 80 itinerari cittadini con la guida di esperti. L'iniziativa è promossa dall’Università di Palermo e da tre associazioni (Perlevie, Amici dei Musei siciliani, Otie) in partnership con oltre 50 istituzioni e associazioni della città e della Regione. Un importante pezzo di storia di Palermo e reso ultimamente accessibile   è sicuramente Porta Felice.  D Wikipedia: La porta è l'ingresso dal lato mare al Cassaro, uno degli assi principali della città di Palermo. Prende il nome da Donna Felice Orsini, moglie del viceré spagnolo Marcantonio Colonna, che, nel 1582, decise di dare un ingresso monumentale al Cassaro (l'attuale Corso Vittorio Emanuele), prolungato fino al mare nel 1581.    (altro…)

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