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20 gen 2017

Via Maqueda: consacrazione pedonale o eterna precaria?

di Andrea Baio

Via Maqueda è rinata, è inutile negarlo. Il triste declino degli anni scorsi sembra solo un lontano ricordo. Da strada più inquinata di Italia è passata ad essere una delle vie più suggestive della città, con cittadini e turisti che riscoprono il piacere e il fascino di una passeggiata in centro che ricongiunge  i Quattro Canti al Teatro Massimo, restituendo un meritato decoro per troppo tempo negato. Palermo è una città lenta, soprattutto quando si parla di cambiamenti. La mentalità dei suoi abitanti non è di certo elastica e si tende sempre a adottare un approccio conservatore, il più delle volte deleterio e frutto di ignoranza. Grazie a un lavoro sinergico delle forze propositive di questa città, qualcosa - seppur molto lentamente - comincia finalmente a cambiare. Laddove prima c'erano commercianti agguerriti e residenti oltranzisti, adesso si avverte una comprensione per il risultato ottenuto che va a sfociare nell'apprezzamento plebiscitario. Sono tutti contenti: i commercianti che hanno moltiplicato i propri affari, i residenti che vedono salire il valore degli immobili, i palermitani che hanno visto rinascere un pezzo di città, e perché no...anche l'amministrazione che sembra averci azzeccato, guadagnando consenso. Tutto è avvenuto con la massima calma, forse anche troppa. Quello che adesso ci chiediamo è: che cosa si aspetta a consacrare una volta per tutte questo risultato? Perché non  si è più parlato di interventi di riqualificazione? Di pedonalizzazione permanente? Persino gli automobilisti palermitani sembrano aver accettato con rassegnazione la sperimentazione pedonale. Perché non si va oltre allora? Perché continuare ad adottare una mezza misura per un intervento che un domani, in presenza di eventuale scarsa lungimiranza politica, potrebbe essere assolutamente reversibile? Via Maqueda è tornata ad essere il centro della vita cittadina: eventi, commercio, movida, ristorazione, spazi sociali, nuovi immobili...eppure ancora non si trova il coraggio di rendere il tutto definitivo. La logica porterebbe ad istituire un bando per un progetto di ri-pavimentazione (magari con soluzioni più eleganti che implichino l'utilizzo di sanpietrino o basole, ad es.) e implementazione di strutture per la fruizione dello spazio che tengano conto sia della funzionalità che dell'estetica. Perché non coinvolgere la città in un processo di partecipazione e consacrazione di un'area ormai riconosciuta e fortemente voluta dai cittadini stessi? La campagna elettorale sta entrando nel vivo, pertanto dobbiamo essere noi a far pressione perché tutto ciò possa accadere. Voi che ne pensate?  

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