Articolo
18 set 2017

A29 Palermo – Mazara del Vallo | Lavori notturni agli svincoli Belgio e Tommaso Natale

di Fabio Nicolosi

Anas comunica che a partire da lunedì 18 settembre e fino al 30 novembre, nell’ambito del piano #bastabuche per l’autostrada A29 “Palermo – Mazara del Vallo”, si procederà agli interventi di ripristino della pavimentazione e della segnaletica orizzontale sull’autostrada A29 racc bis  “Raccordo per via Belgio”, tra gli svincoli di Via Belgio e di Via Tommaso Natale. Le lavorazioni, che avranno corso in orario notturno dalle ore 22 alle ore 6 escluse le notti di sabato e domenica, interesseranno entrambe le direzioni di marcia con riduzione delle carreggiate di volta in volta interessate, tramite chiusura alternata della corsia di marcia o di sorpasso. All’approssimarsi delle aree di cantiere, tutti i veicoli dovranno rispettare il limite di 60 km/h e il divieto di sorpasso. Per rimanere sempre in contatto con Mobilita Palermo i nostri canali:  Sito internet: http://palermo.mobilita.org  Fanpage: https://www.facebook.com/Palermo.Mobilita/  Gruppo Facebook: https://www.facebook.com/groups/31938246679/  Twitter: https://twitter.com/MobilitaPA  Canale Telegram: https://t.me/mobilitapalermo

Leggi tutto    Commenti 0
Segnalazione
08 set 2017

L’alluvione di Palermo del 1557

di belfagor

Parlare di alluvioni quando da mesi non piove e c’è il rischio di razionamento idrico, può essere considerato un esempio di eccessivo e inutile allarmismo.. Nella realtà non è così. Storicamente si ricordano poche ma disastrose alluvioni : nel 1557, 1666, 1769, 1772, 1778, 1851, 1862, 1907, 1925 ed infine l'alluvione del 1931 Molte di queste grandi alluvioni sono avvenuti dopo periodi eccezionali di caldo o di siccità. Ciò è dovuto al fatto che dopo un periodo di  grande caldo il terreno ,arso dal sole, diventa impermeabile all’acqua piovana . Inoltre i temporali, dopo tali periodi di siccità, sono violenti e improvvisi . Impropriamente si parla di “bombe d’acqua, perchè vengono scaricate in poche ore grandi quantità di pioggia che il terreno non riesce ad assorbire. Se a questo si aggiungono le responsabilità umane e la scarsa manutenzione e prevenzione … il danno è fatto. Nella storia di Palermo le alluvioni, come abbiamo ricordato, sono state poche , anche se molto disastrose. La prima, di cui abbiamo testimonianze storiche , fu quella  del 27 settembre 1557, in assoluto quella più disastrosa. L’estate di quell’anno era stato molto calda e siccitosa, per tale motivo la gente sperava che piovesse. Non sappiamo se si organizzarono processioni o si invocarono le varie sante protettrici della città ( ancora erano 4), in tal caso dobbiamo pensare che si esagerò con le invocazioni e le processioni.Tra il 21 e il 22 settembre 1557 finalmente inizio a piovere. Purtroppo la tanto invocata pioggia continuò , senza alcuna pausa ,sino al 27 quando le precipitazioni s' intensificano rovesciando sulla città «acqua senza fine et cum vehemenzia extrahordinaria». Al tramonto del 27 le precipitazioni assumono le caratteristiche di un nubifragio e il “ muro-diga” , costruito nel 1554 ( cioè tre anni prima),  all' altezza del ponte di Corleone per intercettare le acque che scendevano da Monreale per dirottarle nel fiume Oreto ,cedette. L' onda di piena con il suo carico di fango e detriti si riversò verso la città «con multa furia» e intorno alle 20 colpì con estrema violenza le mura cittadine all' altezza della chiesa dell' Itra. Nonostante tali mura fossero spesse un metro e ottanta, non resistettero alla violenza dell’acqua e cedettero ,provocando una breccia lunga quarantaquattro metri e alta quattro (ampia cioè circa 176 metri quadrati) . L'acqua in piena  entrò in città e si riapproprio dell’antico corso del Kemonia ( che era stato incanalato sotto la città) continuando il suo percorso sino a Ballarò e allagando la piazza della chiesa del Carmelo. L’acqua in piena proseguì per via dei Calderari  danneggiando il monastero della Martorana e quello della Moschitta oltre a far crollare molte case. Incanalandosi per la via dei Lattarini l' acqua si divise in più braccia: Una parte allago la Vucciria vecchia, mentre un' altra distrugge i magazzini di frumento vicino la chiesa di Nostra Signora della Misericordia e i depositi di legname. Le travi trasportate dalla furia della piena martellarono come degli arieti le case e le botteghe della Loggia dei Catalani  ( l’attuale Vucciria) ,il cuore pulsante del commercio e della finanza palermitana, distruggendo  quasi tutto  .L' onda di piena s' incanalo, quindi, nella strada della Merceria per dirigersi verso la Cala dove, abbattendo le mura vicino alla Dogana vecchia, esaurì la sua corsa devastatrice gettandosi in mare. La massa d' acqua che si era riversata nelle strade della città fu imponente dato che raggiunse ,nelle strade coinvolte, un livello fino a tre metri. Le prime luci dell' alba del 28 settembre  illumino  una città devastata e invasa dal fango e dai detriti. I cadaveri giacevano nelle strade, nelle chiese, sotto le macerie e nel mare, dove galleggiano accanto alle carogne degli animali sorpresi nelle stalle.Un testimone del tempo così descrisse la catastrofe : «horribile la obscurità della notte, li terremoti delle case che cascavano, li stridi de li homini, li ululati delle donne et lo spavento della morte con la continua pioggia». Dopo il disastro si cominciò a fare un primo bilancio dei danni .Il maestro Razionale  del Regno scrisse che le vittime erano stati almeno duemila, mentre  gli animali da soma morti superavano le 200 unità. La stima dei danni  fu di circa duecentomila scudi computando anche un migliaio di case completamente distrutte, oltre tremila salme di frumento irrecuperabili, merci, tessuti, arredi di numerose case scomparsi nel fango. Il Pretore e i giurati palermitani organizzarono i soccorsi ripulendo le strade, puntellando le case pericolanti e, soprattutto, facendo seppellire i morti. Un vero e proprio flagello di Dio che il cardinale di Palermo esorcizzò, tanto per cambiare,  imponendo tre giorni di penitenza, confessioni, digiuni e partecipazione a processioni. Una tempesta perfetta provocata da un evento meteorico eccezionale che s' innestò sui guasti provocati dall' azione degli speculatori edilizi e ( tanto per cambiare) sulle difficoltà da parte dell' amministrazione comunale  a mettere in sicurezza il territorio. Dopo il disastro si cominciarono a cercare i responsabili .La versione ufficiale attribuì  tale responsabilità a un gabelliere che aveva ostruito con delle fascine  la  condotta del maltempo per impedire che i contrabbandieri la  utilizzassero . Ma le responsabilità  ,e i responsabili, erano altre. Una relazione di Don Pietro Agostino, Maestro razionale del Regno, inviata al vicerè Juan de la Cerda duca di Medinaceli il 7 ottobre 1557, permette non solo di ricostruire l' evento, ma anche di comprendere le reali cause e le responsabilità. Nel 1505 gli abitanti della città ammontavano a 25 mila mentre al momento del disastro la popolazione era triplicata.La città perciò era cresciuta, in pochi anni, notevolmente. Bisognava trovare nuove aree per costruire nuove case. Palermo era ancora una città medievale, ristretta dalle mura difensive, con strade strette e tortuose, e aspirava a diventare una città rinascimentale al pari delle altre realtà urbane italiane ed europee. Bisogna perciò recuperare aree destinate all' edilizia abitativa, e ciò poteva avvenire solo se si utilizzavano  anche quelle aree sottoposte a rischio idrogeologico come quelle che insistevano nell' area del fiume Kemonia, tradizionalmente sottoposte a inondazioni in caso di maltempo. Per tale motivo , bisogna favorire la lottizzazione e la speculazione edilizia poiché la città aveva  fame di spazi edilizi. E qui si inseriscono gli speculatori. Era necessario deviare e canalizzare i fiumi cittadini per creare aree edificabili. Con i soldi pubblici vengono intercettate le acque meteoriche che da Monreale s' incanalavano nella depressione che porta alla Fossa della Garofala (viale delle Scienze). Il Senato di Palermo, conscio del pericolo, aveva costruito nel 1554 ( cioè appena 3 anni prima) un muro-diga a due miglia dalla città all' altezza del ponte di Corleone per intercettare  tali acque per  deviarle nel fiume Oreto. Perciò , da una parte gli speculatori  che si accaparrano i terreni alluvionali , per pochi soldi, dall’altra parte il Senato che le rende edificabili, una specie di Sacco di Palermo ante litteram. Per esempio , un certo La Valli,  che si era arricchito esercitando  la professione  dell' aromataro  e …..del prestito a usura, compra per pochi soldi dei terreni in un area soggetta al rischio  d’inondazione ,cioè   in Via Castro, poi costruisce ben 500 abitazioni., tutto questo con la complicità degli amministratori cittadini che rendono edificabili tali terreni. L'eccezionale evento meteorico mette allo scoperto tale speculazione. Tale relazione di Don Pietro Agostino, Maestro razionale del Regno, è stata trovata ……dopo secoli, “ben conservata” negli archivi . Alla fine la colpa di tale disastrosa alluvione fu del….. gabelliere che aveva ostruito con delle fascine  la  condotta del maltempo per impedire che i contrabbandieri la  utilizzassero. P.S. Queste cose accaddero nel lontano  1557, ben 460 anni fa. Oggi certamente non potrebbero accadere …… o no.    

Leggi tutto    Commenti 2    Proposte 0
Segnalazione
09 ago 2017

C’era una volta la “Vucciria”

di belfagor

Il mercato della Vucciria  è, o forse dovremmo dire era, il più grande e più famoso mercato “storico” di Palermo. Si  trova nel cuore dell’antico “quartiere della Loggia”, tra Piazza Caracciolo e Piazza del Garraffello , in un quadrilatero compreso tra le attuali Via Roma, Piazza San Domenico, Via Cala e il Cassaro. La sua denominazione trae origine dal termine francese “bucherie”, che notoriamente contraddistingueva  il luogo di macellazione e vendita delle carni. In parole povere era il mercato dove si trovavano i “ carnezzieri” o i “chianchieri” cioè i venditori di carne. Per secoli il mercato della Vucciria è stato uno dei centri più vitali delle attività commerciali palermitane. Anticamente era chiamata “Loggia dei Catalani” perché si trovavano le botteghe dei mercanti Catalani. Ma, si trovavano anche  mercanti Amalfitani, genovesi,  pisani,  e veneziani, presenti a Palermo fin dall’epoca medievale. Come si può capire tale quartiere era il cuore pulsante del commercio di Palermo e  un florido centro di affari, ricco di merci straniere, rare e pregiate, esposte nei banchi delle “logge” all’occhio dei numerosi compratori. Il mercato è ricordato soprattutto grazie a un dipinto di Renato Guttuso, da molti considerato il suo capolavoro.  Il turista che viene a Palermo e vuole visitare il luogo che ha ispirato il grande pittore, probabilmente sospetterà che Guttuso si è inventato tutto.  Chi pensa di trovare un mercato pieno di vita, grida, di confusione, di colori e di odori, sbaglia. La realtà à ben diversa da quella del quadro.  La desolazione e il degrado delle strade e ben lontana da quella  vitale confusione del quadro. La realtà è triste ed è  molto lontana dal  realismo crudo e sanguigno dell’opera , con  il  pesce spada  sezionato, le carni esposte, il pesce che sembra appena pescato  e la frutta e la verdura,  ben sistemata sulle bancarelle . Ma forse il grande artista aveva intuito ciò che sarebbe successo dopo alcuni anni. Infatti i volti dei clienti e dei commercianti sono tristi e poco definiti. In loro c’è la consapevolezza della fine imminente. Ormai i venditori non attirano i clienti con le loro caratteristiche  grida, perché di clienti  c’è ne sono pochi. Le bancarelle  che un tempo  affollavano le strade del mercato ormai sono quasi scomparse. Ormai il  grande “mercato della Vucciria” si è ridotto a tre pescherie, due banchi di frutta e verdura e tre bancarelle di oggetti e vestiti usati. Altro che “vucciria”. Entrando nel cuore della Vucciria la mattina,  non si incontra anima viva. Il silenzio regna laddove in passato colori e grida dei commercianti stordivano il passante. Il quartiere è quasi deserto, in alcuni vicoli il silenzio è  “assordante”. La notte però , come per un incanto , le strade si riempiono. Al calar del sole intorno alla fontana appena restaurata del Garraffello, compaiono centinaia di sedie e di tavolini. Si apre la  grande discoteca a cielo aperto, regolarmente abusiva, come i tanti ambulanti che vendono cibo e bevande  e …droga  ai giovani palermitani che  bevono, si ubriacano  e ascoltano musica ,a tutto volume, fra i palazzi storici , spesso, pericolanti, della Piazza. La stampa e i nostri amministratori la chiamano “movida” ma francamente vedere tanti giovani ubriachi che, orinano o vomitano, non è il massimo del divertimento. Francamente non sappiamo di chi sia la colpa, ma certamente dal 1974, anno in cui Renato Guttuso dipinse il suo quadro, il mercato della Vucciria si è  rapidamente degradato. Oggi piazza Caracciolo è desolatamente quasi  vuota. La mitica trattoria “Shiangai” che con la sua terrazza e le sue tende rosse, dominava dall'alto  il mercato ,quando ancora le "balate della Vucciria" non si asciugavano mai, ha chiuso da oltre un decennio  . La Trattoria resta però immortalata  in molti film d'epoca - soprattutto a trama mafiosa - degli anni '70 ed '80. Resta ancora ben visibile la  sua insegna spettrale, quasi a voler ricordare un tempo ormai passato . P.S . Una vecchia leggenda palermitana sosteneva che Palermo non sarebbe mai scomparsa finché “ i balati ra Vucciria ' saranno bagnati “. Purtroppo oggi le balate della “vucciria” sono da tempo asciutte.  

Leggi tutto    Commenti 5    Proposte 0
Segnalazione
03 ago 2017

Il rito “idrico” ‘u zu martino

di belfagor

Nei primi anni del secolo scorso si ebbe un proliferare di strani e strambi personaggi, pittoreschi ma inoffensivi. Tra tali personaggi uno mi ha particolarmente colpito, ‘u zu Martino. Abitava a Piazza Ballarò e apparentemente, durante tutto l’anno, si comportava da persona normale. Ma appena arrivava il mese di Marzo si trasformava. Si barricava dentro casa e per tutto il mese non metteva mai il naso fuori e non riceveva più nessuno. Allo scoccare della mezzanotte dell’ultimo giorno del mese, si affacciava dal suo balcone e cominciava a orinare nella strada e alla fine pronunciava la seguente frase: “E t’aiu pisciatu marzu !”. Dopo “il rito” rientrava a casa e ritornava alle sue normali attività. Chiaramente si trattava di un rito “liberatorio” forse legato a qualche esperienza negativa accaduta in un lontano mese di marzo oppure ‘U zu Martino pensava di essere la reincarnazione di Giulio Cesare , per cui doveva temere le infauste “idi di marzo”. Il rito dopo poco tempo divenne un avvenimento “popolare”, da non perdere assolutamente. Prima di mezzanotte dell’ultimo giorno di Marzo, sotto il balcone di ‘U zu Martino, si radunava una piccola folla proveniente da tutta la città, alcuni con relativa sedia. I balconi dei vicini venivano “affittati” per permettere ai curiosi di poter assistere al rito comodamente seduti e senza il rischio di essere “innaffiati” . Appena l'orologio del campanile batteva il dodicesimo tocco, la folla si ammutoliva e finalmente appariva “l’officiante del rito idrico” accolto da applausi scroscianti e da incoraggiamenti. Ma bastava un cenno 'u zu Martino e il pubblico si zittiva e, nel più completo silenzio, iniziava il rito. A quanto sembra ' u zu Martino, da esperto attore, si “prepara bene” bevendo abbondantemente ed evitando durante le ore precedenti di svuotare la vescica. Dopo il “ rito idrico” un forte applauso accompagnava il ritorno a casa u zu Martino. Nessuno chiedeva il bis (per ovvi motivi) e la gente, soddisfatta, cominciava a lasciare la piazza commentando lo “spettacolo”. Non sappiamo che fine abbia fatto ' u zu Martino. Si racconta che allo scoccare della mezzanotte di un 31 marzo di un anno non precisato ' u zu Martino non comparve dal balcone. Tra la folla che si era radunata, calò un silenzio di tomba. La conferma che le paure ‘u zu Martino si erano avverate si ebbe subito dopo, quando un violento temporale “innaffiò” gli spettatori . Qualcuno giurò di aver visto ‘u zu Martino che , dalle nubi, compiva il suo ultimo “rito idrico”. P.S. Certamente il rito “idrico” ‘u zu Martino è certamente da condannare, però il personaggio è più simpatico e inoffensivo di altri che utilizzano o utilizzavano i balconi per aizzare le folle contro i gli avversari politici o per dichiarare guerre.

Leggi tutto    Commenti 0    Proposte 0
Segnalazione
27 lug 2017

A Palermo i rifiuti di Villabate

di Antonio

Voglio segnalare una sgradevole situazione di inciviltà che va avanti ormai da mesi in via Galletti (zona Acqua dei Corsari), precisamente al confine estremo della periferia che divide il comune di Palermo da quello di Villabate. Nel paesino limitrofo, che comprende Pomara, il comune ha attivato, a dicembre 2016, la campagna di raccolta differenziata "porta a porta", eliminando così i raccoglitori classici dell'immondizia. Un'iniziativa ottima, per il rispetto dell'ambiente e del dovuto senso civico.  Dall'altro lato, essendo parte della II circoscrizione del comune di Palermo, Acqua dei Corsari non ha ancora aderito ad alcun piano per la differenziata, motivo per cui le strade dispongono ancora dei famosi cassonetti tradizionali. Molti, moltissimi dei residenti di Pomara o Villabate non hanno a quanto pare sposato appieno il nobile progetto e giornalmente, a qualsiasi ora, si recano in via Galletti per gettare tutta la loro spazzatura, differenziata oppure no. Il problema è che lo fanno in maniera del tutto incivile...riponendo i loro rifiuti non all'interno dei contenitori ma lanciandoli dalle macchine in corsa oppure, ancor più ironicamente, fermandosi e, costeggiando i cassonetti VUOTI, lasciando le loro sozzure senza alcuna dignità, per terra. Ogni giorno! Nessun controllo, nessuna sanzione. Alla sera lo spettacolo è aberrante! Su dieci contenitori, due sono pieni ed i restanti otto sono vuoti, tutto il resto della mondezza è per terra, come un gigantesco castello. Per centinaia di metri ormai la sporcizia è stabile su marciapiedi e ciglio della strada. La notte giungono addirittura più di due camion, tra cui un escavatore per rimuovere il vergognoso cumulo che si è venuto a creare.  Non esiste però manutenzione delle piante o pulizia regolare delle strade nel quartiere e, ad esempio, portare a passeggio gli animali domestici è diventato l'hobby per contrarre malattie. Nel 2017 questa è ancora una storia triste e insostenibile! Mi rivolgo a voi con la lieve speranza che prima o poi qualcosa possa migliorare davvero, anche in periferia.

Leggi tutto    Commenti 0    Proposte 0
Articolo
19 lug 2017

I monumenti di Palermo risplenderanno grazie a “Luci sull’arte”

di Andrea Baio

E' stato presentato ieri mattina a Palazzo delle Aquile il bando di gara per la progettazione di un percorso di luci che accompagni l'itinerario arabo-normanno UNESCO. Il concorso di progettazione ha lo scopo di "delineare un concept di illuminazione che abbracci sia l'ambito pubblico che quello artistico e ambientale, e che renda intellegibile la città storica e crei connessioni tra tutti gli elementi che costituiscono questo sistema complesso, con particolare riferimento alla relazione tra antico e moderno in una dimensione urbana contemporanea". E' richiesto l'utilizzo di tecnologie ICT smart per la sostenibilità ambientale ed il risparmio energetico. Le luci d'arte dovranno "identificare univocamente l'itineario arabo-normanno che si caratterizza per l'unione di due culture opposte". La procedura sarà in forma anonima, e pertanto è stato deciso di nominare la commissione giudicatrice prima della pubblicazione del bando, al fine di evitare che emergano cause di incompatibilità e motivi di esclusione. I monumenti oggetto del bando sono i seguenti: - Palazzo Reale - Cappella Palatina - Cattedrale - Chiesa di San Giovanni degli Eremiti - Chiesa della Martorana - Chiesa di San Cataldo - Castello della Zisa - Ponte dell'Ammiraglio Grazie a "Luci sull'arte" il percorso arabo-normanno acquisterà un valore artistico che possa rendere giustizia alla bellezza dei suoi monumenti. Per la prima volta dopo tanto tempo si comincia a sottolineare l'importanza del "bello", oltre che funzionale. Non vediamo l'ora di vedere quale progetto verrà scelto dopo il concorso di idee.  

Leggi tutto    Commenti 43
Articolo
13 giu 2017

MAPPA | Palermo si riscopre ricca di Street-Art anche tramite un Bot

di Fabio Nicolosi

Spesso dovremmo guardare la città più con gli occhi e la curiosità del turista che con quello di cittadino che la vive ogni giorno. Sapevate che a Palermo sono stati realizzati oltre 250 opere di street-art? La street-art consiste nell'abbellire uno spazio pubblico con dei disegni caratteristici, una pratica più raffinata rispetto ai classici graffiti, anzi diametralmente opposta. Perché la prima è un'arte, la seconda è solo un modo di imbrattare la città. A qualcuno però è sorta la necessità di catalogare tutte queste opere per mostrarle al turista appassionato e hanno quindi creato Street Art Factory, una piattaforma che consente di localizzare le opere di street art, ottenere informazioni sugli artisti e comprare stampe e serigrafie firmate per supportare progetti artistici e sociali sul territorio. Inoltre per conoscere tutti le opere lo sviluppatore palermitano Gabriele Dell’Aria ha dato vita ad un nuovo servizio utile a tutti gli appassionati di arte urbana: un bot di telegram che fornisce informazioni relative alla Street Art del capoluogo in modo semplice ed interattivo. Cercando tra gli utenti di telegram @StreetArtPaBot e avviando il bot si accede ad un semplice menù dal quale è possibile filtrare i contenuti in base al nome delle oltre 250 opere contenute, dei 30 artisti rappresentati, o dei 7 progetti scelti. Per ogni opera sono presenti informazioni sugli autori e sui singoli progetti, con la segnalazione della fonte da cui sono tratte. Inoltre è anche possibile richiedere di visualizzare la mappa delle opere scegliendo tra 18 aree distinte, o in modo ancor più semplice, utilizzando la sezione “cerca opere” si può indicare la propria posizione ed ottenere direttamente l’elenco dettagliato di quelle più vicine. Questa è la cartina realizzata da Street Art Factory e disponibile online oppure in versione cartacea:

Leggi tutto    Commenti 0