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17 apr 2018

Nuova viabilità su Via Montepellegrino, vita difficile per gli autotrasportatori

di Fabio Nicolosi

Il Dirigente del Servizio Trasporto Pubblico di Massa e Piano Urbano del Traffico ha emanato ieri un'ordinanza con la quale si dispongono interventi sulla disciplina del transito e della sosta nei pressi del Mercato Ortofrutticolo. L'area interessata è quella di via Montepellegrino (tratto compreso tra via Biago Petrocelli e Piazza Antonino Caponnetto). Il Piano sperimentale di riassetto del transito e della sosta in via Montepellegrino - "arteria stradale di primaria importanza per la rete stradale cittadina per via degli ingenti volumi di traffico cittadino" - prevede tra l'altro, "la quasi totale chiusura dell'ampio varco dello spartitraffico, presente in corrispondenza dell'accesso principale al Mercato Ortofrutticolo, orientando così i mezzi che intendano effettuare manovre di svolta a sinistra in ingresso e in uscita a eseguire dette manovre in ambiti più lontani dall'ingresso al mercato", nonchè "una particolare disciplina della sosta a servizio dei mezzi per carico/scarico merci del Mercato Ortofrutticolo". In allegato, l'Ordinanza Dirigenziale n. 423 del 12/04/2018: Per rimanere sempre in contatto con Mobilita Palermo i nostri canali:  Sito internet: http://palermo.mobilita.org  Fanpage: https://www.facebook.com/Palermo.Mobilita/  Gruppo Facebook: https://www.facebook.com/groups/31938246679/  Twitter: https://twitter.com/MobilitaPA  Instagram: https://www.instagram.com/mobilita.palermo/  Canale Telegram: https://t.me/mobilitapalermo

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Articolo
11 apr 2018

Porto di Palermo | Saranno demoliti i silos

di Fabio Nicolosi

Il porto di Palermo inizia la sua rivoluzione. Dopo il dissequestro del molo Vittorio Veneto e la ripresa dei lavori alla stazione marittima sarà la volta dei silos. Ben 22 silos ospitati sul molo Piave verranno demoliti insieme ad un piccolo fabbricato ad essi adiacente per aumentare la potenzialità dello stesso. Qualche mese fa, si era pensato a realizzare un grosso graffito come quello realizzato al porto di Palermo per migliorare l'aspetto estetico degli stessi. Vi erano stati dei contatti tra Ente Porto e gli artisti che dovevano realizzarli, ma poi tutto si è arenato, probabilmente perchè essendone prevista la demolizione in tempi brevi si è preferito non spendere fondi in tempi di magra. Adesso è tutto pronto. Il progetto è stato redatto e approvato, il bando di gara è stato pubblicato, non resta che attendere l'esisto dello stesso e l'inizio dei lavori. Il termine ultimo per la presentazione delle offerte è fissato per il 17/04/2018 alle ore 10:00 L'importo dei lavori è di 925.185,73 euro. I lavori avranno una durata di 80 giorni dalla data del verbale di consegna dei lavori. I lavori di demolizione procederanno con cautela e con ordine, dall’alto verso il basso e saranno condotti in maniera da non pregiudicare la stabilità delle strutture di base prima del completamento delle demolizioni. Durante le lavorazioni per motivi di sicurezza saranno previsti, sul perimetro dell’area, delle recinzioni, zavorrate ed ancorate al suolo, dotate di rete metallica idonea a contenere eventuali detriti che venissero proiettati verso l’esterno dell’area di cantiere. Il materiale di demolizione non deve essere gettato dall’alto, ma deve essere calato a terra con mezzi idonei. Al fine di ridurre il sollevamento della polvere durante i lavori di demolizione, le strutture da demolire saranno irrorate con acqua. La demolizione sarà effettuata per parti di strutture e sarà vietata la demolizione per rovesciamento. La sequenza di demolizione, illustrata negli elaborati grafici, rappresenta le diverse fasi lavorative. Il progetto esecutivo di demolizione è assoggettato alle prescrizioni dettate dal D. Lgs 81/2008 e specificamente i lavori sono disciplinati alla sezione VIII dell’Allegato 6, artt. dal n. 150 al n. 156. Le tipologie di demolizioni previste sono la “Demolizione Controllata” e la “Demolizione Meccanica”. La scelta di tali tipologie è dettata per le finalità da perseguire: contenere i tempi di esecuzione dell’intervento; ridurre le criticità e gli imprevisti in corso d’opera; minimizzare i costi legati all’impiego di mezzi, attrezzature e manodopera; garantire la sicurezza e la tutela dei soggetti che vengono coinvolti attivamente e passivamente nella demolizione; accessibilità e avvicinamento dei mezzi meccanici preposti all’intervento di demolizione; ottimizzare le operazioni di smaltimento dei materiali provenienti dalle demolizioni. Il progetto esecutivo di demolizione è stato preceduto da sopralluoghi che hanno consentito di rilevare l’esatta geometria della struttura e la presenza di materiali non strutturali da rimuovere prima dell’avvio delle operazioni connesse alla demolizione. Altresì le operazioni di indagine hanno interessato l’area circostante identificando la disponibilità di spazi operativi, a contorno dei silos, per l’organizzazione del cantiere, individuando: la presenza, nelle immediate vicinanze, di manufatti da salvaguardare; la presenza dei sottoservizi pubblici (rete elettrica, telefonica, idrica, fognante); l’area da recintare per l’impianto del cantiere; l’area per l’accesso e movimentazione mezzi meccanici; l’area per il deposito temporaneo degli sfabbricidi e materiali ferrosi; e per il posizionamento: dell’autogru per la demolizione controllata; del cestello per l’avvicinare gli addetti a quota per operazioni di demolizione; dell’escavatore UHD con braccio fino a 30 m. e con pinza frantumatrice per la demolizione meccanica; del sistema di abbattimento delle polveri; dei canali convogliatori per la rimozione delle macerie. La demolizione dovrà procedere avendo accortezza di rimuovere, passo passo, gli anelli del silos e tenendo presente di contenere e minimizzare lo spostamento del baricentro delle masse durante lo svolgimento delle operazioni di demolizione. Prima delle operazioni di demolizione sarà cura dell’impresa rimuovere tutte le parti non strutturali e le parti divelte, connesse ai silos mediante utilizzo di appositi attrezzi e canali convogliatori. Tecniche di demolizione Le tipologie di demolizioni previste sono la Demolizione Controllata e la Demolizione Meccanica. La scelta di tali tipologie ha lo scopo di contenere i tempi ed i costi di esecuzione, di ottimizzare le operazioni di recupero/smaltimento dei materiali, nonché di garantire la massima sicurezza e tutela dei soggetti coinvolti nella demolizione. Demolizione controllata La demolizione controllata sarà eseguita, come evidenziato nelle tavole grafiche, nelle parti superiori dei silos e dovrà procedere attraverso l’utilizzo di apposita sega a disco diamantato nel modo seguente: Perforazione degli anelli dei silos; Inserimento dei profilati HEA nei fori già predisposti; Fissaggio dei profilati HEA alle funi dell’autogru; Taglio delle pareti dell’anello del silos con sega a disco diamantato; Sollevamento dell’anello e la discesa dello stesso in apposita area del cantiere e/o caricati sui mezzi di trasporto per il conferimento in discarica. Gli operatori, nella fase della demolizione controllata, raggiungeranno il piano di lavoro mediante il cestello per il sollevamento delle persone, muniti di idonea imbracatura anticaduta con connettore e cordino in modo tale da operare sempre in trattenuta. Demolizione meccanica A completamento della decostruzione della struttura degli anelli, seguirà la demolizione meccanica nella restante parte della struttura dei silos mediante escavatore UHD, con braccio di 30 m e con pinza frantumatrice, il quale provvederà ad effettuare, in modo ordinato e nella stessa sequenza, la frantumazione delle restanti parti della struttura, avendo cura di sgombrare, sollecitamente, il campo di lavoro dai materiali provenienti dalla frantumazione. La demolizione meccanica dovrà essere eseguita con l’ausilio di escavatore UHD, con braccio di 30 m e con pinza frantumatrice, assistito da un autocarro e da una minipala per l’allontanamento dei detriti dal cantiere, un sistema di cannoni nebulizzatori per l’abbattimento delle polveri. 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Articolo
10 apr 2018

FOTO | Vandalizzati i giochi della villetta dei colori di Via Pitre

di Mobilita Palermo

Siamo su Via Pitrè a pochi passi dall'aeroporto di Boccadifalco e come potete vedere da queste foto, ci troviamo davanti l'ennesimo atto di inciviltà nei confronti dei piccolo bambini di quartiere che fino a qualche giorno fa avevano a disposizione una piccola area verde dove passare i pomeriggi e svagarsi e dove oggi trovano solo pericoli e giochi rotti. Condanniamo fortemente questi atti perchè sono figli di una cattiva educazione e di un'assenza totale di educazione civica. Siamo al corrente che al comune la segnalazione è già pervenuta, ma non potevamo sicuramente tralasciare uno dei tanti episodi che giornalmente ci capita di vedere o di ricevere via mail. Per rimanere sempre in contatto con Mobilita Palermo i nostri canali:  Sito internet: http://palermo.mobilita.org  Fanpage: https://www.facebook.com/Palermo.Mobilita/  Gruppo Facebook: https://www.facebook.com/groups/31938246679/  Twitter: https://twitter.com/MobilitaPA  Instagram: https://www.instagram.com/mobilita.palermo/  Canale Telegram: https://t.me/mobilitapalermo

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Proposta
07 mar 2018

Un cordolo per la sosta selvaggia all’incrocio via m. stabile – via p. aragona

di Luca Brandaleone

Buongiorno Comunità, Oggi volevo presentarVi una proposta circa l'incrocio via M. Stabile / Via. P. Aragona, dove purtroppo molti miei concittadini hanno l'abitudine di sostare sulle zebrature orizzontali, riducendo invariabilmente la visibilità delle macchine provenienti da ambo le due strade. Come potete vedere in alto, questa è la situazione attuale che si viene a verificare giornalmente, spesso a causa di coloro che spendono la loro pausa pranzo in bar/ristorantini limitrofi, spesso per la (solita) ineducazione  tutta palermitana. In basso, invece, la Via Porto Salvo, da satellite, dove sono stati installati dei cordoli per evitare (giustamente) la sosta selvaggia che caratterizzava il weekend in quella zona. Da ciò che si evince non solo in foto ma anche passandoci quotidianamente, la proposta qui avanzata ha dato buon esito, annullando o riducendo drasticamente tale fenomeno. Alla luce di ciò, volevo proporVi l'installazione di cordoli che delimitino la zebratura orizzontale - dove ricordo sia vietato sia il transito sia la sosta - perché possa cessare questo fenomeno dilagante e rendere la viabilità un po' meno caotica di quanto già non lo sia in tutta la città. Se qualcuno dovesse avere una controproposta, commenti il post, in modo tale da renderCi parte attiva della Città. Grazie dell'attenzione.

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Segnalazione
21 feb 2018

La palermo araba, ma cosa c’è rimasto?

di belfagor

Si parla tanto del famoso “ Percorso Arabo - Normanno” di Palermo. Tale percorso rappresenta la  principale attrazione del programma di “ Palermo capitale italiana della cultura 2018”. Nella realtà tale percorso presenta alcune criticità e molti  aspetti discutibili. Cosa c’è di arabo in tale percorso? Che Palermo sia stata dominata dagli arabi è un fatto storico che nessuno contesta. Che la cultura araba abbia avuto un ruolo importante nella nostra cultura è un altro dato di fatto. Se però ci chiediamo cosa è rimasto di arabo nella nostra città, purtroppo la storia non possiamo stravolgerla per motivi politici. Dopo un lungo assedio, Palermo fu conquistata dagli Arabi nel 831 d. c.  Tutta l’Europa , dopo la caduta dell’Impero Romano d’occidente si trovava in una profonda crisi culturale, economica e morale. Erano anni bui e l’arrivo degli arabi rappresento un fatto importante e certamente positivo per la Sicilia. Gli Arabi rimasero a Palermo e in  Sicilia per ben 243 anni. La città , durante tale dominazione, raggiunse un  alto livello di splendore e prosperità. Fu sede di un Emirato e  con i suoi  300.000 abitanti, fu la città più popolata del mondo arabo, dopo Costantinopoli. Durante tale dominazione, la città si ampliò notevolmente, soprattutto al di fuori delle vecchie mura assumendo  la classica forma rettangolare che conosciamo  La prima  di queste espansioni urbane in periodo Arabo fu  la Kalsa, una vera e propria cittadella fortificata che venne costruita nel 937 nell'area in prossimità della attuale Cala. Era munita di 4  porte e serviva a fronteggiare gli eventuali attacchi , da terra e dal mare. Si trattava di una città nella città che  accoglieva i palazzi del potere degli Emiri e gli edifici della classe dominante dei fatimiti. Successivamente Palermo conobbe altre espansioni fuori le mura  e si costruirono nuovi quartieri e nuovi palazzi. Uno di questi quartieri costruiti  a Nord del Cassaro era chiamato "harat as Saqalibah", meglio noto come il "quartiere degli schiavoni”, il  quartiere  più popolato e il vero cuore pulsante della città. Mentre il Cassaro e la Kalsa erano destinati a residenza dell'apparato dirigente e amministrativo oltre che militare,, il quartiere degli schiavoni era destinato ai mercanti e pertanto tendeva ad accogliere tutti le attività commerciali.. Era un quartiere multietnico  tipico delle città di mare.  Come scrive il grande storico Illuminato Peri  nel suo libro  “Sicilia Mussulmana” :"Palermo divenne il centro preferito della immigrazione musulmana, richiamando non solo militari ma anche mercanti. Non mancarono gli israeliti, i persiani i siriani e gli africani  richiamati dal clima e soprattutto dal  ruolo assunto dalla città, di emporio del commercio più redditizio fra l'oriente e l'Africa da una parte e i paesi dell''occidente cristiano dall'altra". Il viaggiatore arabo Ibn Hawqal descrisse alcuni antichi mercati  della città . In tal senso è interessante rilevare che ancora oggi  tali mercati arabi sorgono  negli stessi luoghi di alcuni mercati tradizionali della città come Ballarò, la Vucciria , il Capo e Lattarini. Del resto, per fare un esempio, l'origine del termine "Lattarini" deriva da  “ Souk el attarin “. " che vuol dire mercato dei droghieri  o delle spezie . Dalla via Calderai alla via Divisi, invece si estendeva il quartiere della moschea, testimoniato dalla presenza di un vicolo che ancora oggi riporta il nome di Vicolo della meschita. La Palermo araba fu  decantata dai numerosi viaggiatori come una città splendida ,ricca di moschee (si dice fossero ben trecento) e di bellissimi palazzi. Purtroppo gran parte di tali moschee non erano altro che chiese cristiane trasformate in moschee. Ibn Gubayr, viaggiatore arabo, descriveva Palermo come una città ricca di meravigliosi palazzi, giardini e parchi che circondavano la città come "i monili cingono i colli delle belle dai seni ricolmi". Descrisse con meraviglia  per esempio il "qasr Ga'far"  cioè il  castello nei pressi della sede dell' Emiro Ga'far. Con  un'ampia peschiera e con un'isola al centro; tale lago era alimentato dalle acque provenienti dalla sorgente del Maredolce. Oggi quel castello è   noto come il Castello di Maredolce   che  nonostante sia stato recentemente restaurato , stranamente non rientra nel famoso “itinerario Arabo Normanno”, forse perché di arabo è rimasto poco o nulla Può sembrare strano ma uno dei dati caratteristici della presenza araba a Palermo più dei monumenti,  furono i giardini. La studiosa  Paola Campanella in un articolo dal titolo  “ Gli arabi e i normanni a Palermo”, scrive: “ Grazie alla grande quantità di sorgenti esistenti gli arabi crearono meravigliosi  giardini che riprendevano i modelli persiani e, essendo posti intorno alla città in posizione dominante, erano circondati da muri ed erano ripartiti in modo geometrico. Canalette d'acqua, circondate da aiuole fiorite, agli incroci recavano fontane e confluivano in bacini più ampi, i cosiddetti laghetti, che spesso avevano un'isola artificiale al centro. Intorno, spazi aperti erano appositamente dedicati all'esercizio della caccia e alla sperimentazione di tipo agronomico. Con la dominazione Araba giunsero infatti in Sicilia molte specie vegetali, tra cui i noti limoni e gli aranci. I giardini ne erano ricchi, come del resto erano ricchi di fiori profumati, come i gelsomini, e di palme. Possiamo immaginare i profumi che si spigionavano da questi campi, dove era uso degli islamici recarsi a disquisire di argomenti scientifici .Anche l'edilizia minore della Palermo araba aveva dei lati caratteristici contrassegnati da una costante presenza di giardini che si frapponevano tra le varie unità edilizie.” Quello che oggi colpisce , nonostante i 243 anni di presenza araba, è la   mancanza di tracce architettoniche relative alla loro presenza a Palermo, tanto che si può affermare che gli unici resti di architettura islamica in Sicilia  si trovano fuori Palermo, e cioè  i Bagni di Cefalà Diana, monumento che stranamente non è stato inserito, e neppure citato, nel famoso itinerario. Arabo- normanno Per la dottoressa Paola Campanella “La mancanza di permanenze architettoniche relative alla presenza degli Arabi a Palermo è ancora oggi poco indagata. Le testimonianze di carattere religioso sono del tutto irrilevanti e analogamente può dirsi di quelli a carattere militare” Perché ? Tale scarsità di monumenti arabi va ricercato nel periodo della dominazione Normanna. Nel  1072,  un esercito al seguito, Roberto il Guiscardo e il Conte Ruggero entrarono a Palermo segnando la fine della dominazione Araba e l'inizio di quella Normanna. Al figlio del Conte Ruggero, Ruggero II, dobbiamo i maggiori monumenti di epoca normanna a Palermo; molte moschee, in questo periodo, vennero distrutte per far posto a chiese la cui architettura  però risentiva fortemente delle precedenti costruzioni islamiche. I normanni ammiravano l’arte araba e utilizzavano manovalanza  e artigiani arabi per costruire i loro monumenti, che però di arabo hanno poco. Sono monumenti normanni influenzati dall’ architettura  araba o presunta tale. Le famose cupolette rosse, che caratterizzano molti dei monumenti dell’itinerario arabo normanno, non sono ne arabe ne normanne ( in nessuna città araba si trovano) ma un “invenzione”, certamente riuscita,  ottocentesca . Infatti  molte di questi monumenti “arabi” non sono altro che monumenti normanni restaurati dall’architetto Giuseppe Patricolo  intorno alla metà del 1800. In un interessante e provocatorio articolo  , pubblicato il 1/12/2016 sul “ Fatto Quotidiano “, Donato Didonna  scrive :“Non sono uno storico dell’arte, ma, nel silenzio di chi avrebbe più competenze delle mie per parlare, non posso non denunciare la mistificazione storica del sito UNESCO " Palermo arabo-normanna e le cattedrali di Cefalù e Monreale" che contribuisce, nell’immaginario collettivo di cittadini, guide e turisti, a consolidare il mito di una Palermo araba cui si vorrebbe attribuire di tutto: dai monumenti del percorso alla ricetta originaria della cassata o della granita siciliana. Comprendo le ragioni “politiche” dell’Unesco nel voler ricercare un momento di convivenza pacifica tra cristiani, ebrei e musulmani che sia d’esempio per i nostri giorni, ma una certa pace e la tolleranza in Sicilia si ebbero dopo la dominazione araba, non durante, sotto i re normanni ……Molto di quello stile che comunemente viene detto “arabo” altro non è che l’elemento orientaleggiante dell’architettura bizantina,  Per onestà intellettuale va quindi ribadito che nessuno dei monumenti del percorso Unesco è stato realizzato durante la dominazione araba in Sicilia, ma solo un secolo dopo, una volta consolidatasi la dominazione normanna che:” ha voluto celebrare se stessa con monumenti che sintetizzassero, in un originalissimo stile architettonico ed artistico, le varie influenze culturali presenti nell’isola, a cominciare da quelle bizantine.Per esempio la chiesa di San Cataldo , con le sue caratteristiche cupolette rosse (rimaneggiate nel XIX sec.) non è mai stata una moschea ma una chiesa normanna”. Il dott. Didonna, anche se in maniera “poco diplomatica “ ha messo in evidenza la vera criticità di tale “itinerario Arabo- Normanno”, cioè tale itinerario di Arabo ha molto poco. Infatti , oltre la Chiesa di San Cataldo , anche , la Zisa, San Giovanni degli Eremiti, la Martorana, la Cuba,  e le Cattedrali di Palermo , Monreale e Cefalù, non furono costruiti dagli arabi ma dai Normanni. Gli arabi di prima dell’anno mille non erano portatori di una propria architettura. Erano dei  nomadi,  berberi figli del deserto,  che però  furono i portatori di conoscenze pratiche (es. sistemi di irrigazione), di piante da frutto (es. arance e limoni ) e di altri vegetali dall’oriente, soprattutto da quella grande civiltà che fu la millenaria civiltà persiana, che non ha nulla a che spartire con la cultura araba.  Ebbero certamente il grande merito di salvare dai barbari del nord Europa testi filosofici greci, furono esperti navigatori, studiosi della geografia, delle stelle come della matematica ma non furono grandi costruttori e architetti e soprattutto non furono tolleranti e non furono un grande esempio, per i nostri giorni, di convivenza pacifica tra cristiani, ebrei e musulmani P.S . Forse un analisi più accurata  degli “esperti” che hanno individuato tale “ Percorso arabo normanno” avrebbe evitato tale falso  storico. Nessuno mette in dubbio il grande ruolo degli arabi in Sicilia ma se vogliamo ricordarli degnamente dobbiamo ricreare quei meravigliosi giardini  ricchi di  fiori come i gelsomini e la zagara, che profumavano l’aria, di palme e di laghetti. La Palermo araba era una città ricca di verde e di acqua, molto lontana dalla Palermo di oggi.

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21 dic 2017

Lo strano caso dei nostri palasport

di marfer

È sicuramente un destino travagliato quello che accomuna i due maggiori Palazzetti dello Sport della nostra provincia, il Palasport di Fondo Patti a Palermo e il Palazzetto "Marzio Tricoli" di Cefalù. Entrambi attesi per anni dai cittadini ma abbandonati e dimenticati dalle istituzioni. La storia della struttura di Fondo Patti è ormai ultradecennale. Costata circa venti miliardi di lire, inaugurata nel 1999, ha ospitato le attività di varie squadre di pallavolo, pallacanestro e arti marziali del panorama cittadino, oltre a decine di concerti di artisti italiani ed internazionali. Nell'aprile del 2008 l'inizio del calvario: una forte ondata di maltempo rovina il tetto, causando danni per circa 200 mila euro. Ma nessuno fa nulla. Il Palazzetto resta abbandonato a se stesso. Se il maltempo aveva causato danni contenuti, l'incuria e i vandali devastano la struttura in modo irrimediabile. Mancando parte del tetto, gli interni restano esposti alle intemperie; priva di sorveglianza, la struttura diviene casa per senzatetto e facile bersaglio dei ladri, che smontano bagni, impianti elettrici ed idraulici, sedili. Nel 2016 qualcosa si muove: viene presentato infatti, di concerto fra governo nazionale, Comune e CONI, il progetto di 5 milioni per il recupero del Palazzetto. Viene aggiudicato l'appalto e a febbraio 2017 finalmente parte il cantiere. Dopo meno di un mese, un colpo di scena: una delle ditte coinvolte nei lavori riceve un'interdittiva antimafia, quindi si blocca tutto. I lavori vengono affidati alla ditta seconda classificata nella gara d'appalto e il cantiere riparte ad aprile 2017. Si parla di sei mesi di lavori, ne sono passati otto. Aspettiamo e speriamo. A lieto fine invece la storia del PalaTricoli di Cefalù: costato circa 8 milioni di euro, viene inaugurato nel 2011. A gennaio 2014 il maltempo danneggia il tetto, che viene riparato con un intervento provvisorio. Nel gennaio 2015 la cosa si ripete, ma stavolta i danni al tetto rendono la struttura inagibile. Nel marzo 2016, un'ondata di scirocco aggrava ulteriormente i danni alla copertura, al punto che il parquet resta scoperto ed esposto al maltempo. Il PalaTricoli sembra destinato a seguire la sorte del "fratello maggiore" di Palermo, anche perché l'ente proprietario della struttura, cioè la Provincia Regionale di Palermo, dopo la riforma delle Province vive una fase di transizione che, in pratica, non consente di progettare ed eseguire i lavori che servirebbero al Palazzetto. Le società sportive che utilizzavano la struttura sono costrette a cercare altre sistemazioni in giro per la provincia. Fra queste il Real Cefalù, che gioca nella serie B di calcio a 5, che emigra a Termini Imerese per allenamenti e partite. Ma i suoi giovani dirigenti non si arrendono: bussano a tutte le porte dell'ormai ex Provincia, tormentano funzionari e segretari, portano il caso del PalaTricoli all'attenzione della stampa nazionale. Dopo mesi di tentativi, la loro passione e la loro perseveranza pagano: miracolosamente si trovano i fondi per riparare almeno il tetto. Per sistemare il parquet, sono proprio i ragazzi della dirigenza del Real Cefalù a mettere mano a chiodi, martelli, listelli e vernice. A novembre 2016 il lieto fine: il PalaTricoli torna parzialmente agibile e a disposizione delle società sportive della cittadina normanna. Sperando che il 2018 ci porti novità per il Palasport di Fondo Patti, non resta che augurarci che in futuro il maltempo risparmi queste strutture che sembrano estremamente delicate... Scherzi a parte, speriamo in una maggiore attenzione da parte delle Amministrazioni responsabili di queste strutture, che rappresentano delle oasi nel deserto della nostra impiantistica sportiva.

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Articolo
19 dic 2017

Viabilità | Chiusa temporaneamente Via Monti Iblei

di Fabio Nicolosi

Per consentire l'accesso migliore ai veicoli piú ingombranti verrà chiusa al transito veicolare, ad eccezione dei residenti, via Monti Iblei. Il tratto interessato sará quello compreso tra la via Monte S. Calogero e il viale Francia. Il provvedimento regolato dall'ordinanza dell'ufficio traffico n°1818 del 15 Dicembre 2017 sará valido il 20 e il 21 Dicembre 2017. Per rimanere sempre in contatto con Mobilita Palermo i nostri canali:  Sito internet: http://palermo.mobilita.org  Fanpage: https://www.facebook.com/Palermo.Mobilita/  Gruppo Facebook: https://www.facebook.com/groups/31938246679/  Twitter: https://twitter.com/MobilitaPA  Canale Telegram: https://t.me/mobilitapalermo

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