Articolo
01 dic 2017

Parco Uditore e il muro della discordia | La replica dei promotori della petizione

di Antony Passalacqua

La nota di Giovanni Callea, fra gli ideatori e promotori della petizione online su change  per l'abbattimento di un muro perimetrale di Parco Uditore e in replica all'articolo riportato qui due giorni fa.   L’IDEA INZIALE DI PARCO UDITORE Il sogno di Parco Uditore nel 2010 era che quest’area verde potesse essere un luogo della periferia laboratorio civico per tutta la città. Le strutture interne luoghi di incontro, sale di lettura, ludoteche. E la vecchia casa patronale uno splendido asilo: il più bello della città. Per fare questo c’erano le energie, c’erano le competenze, c’erano i fondi: se tenete conto che la Regione Siciliana ha restituito nel dicembre 2016 1,5 miliardi di euro all’Europa di fondi non spesi.   IL TEMPO USURA OGNI SOGNO E SPERANZA Sono passati ormai cinque anni dall’apertura, e con il tempo mi sono abituato a considerare normale che non sia stata prevista l’illuminazione, che il parco sia chiuso i giorni di festa perché giustamente i volontari si riposano, che non vi sia stato modo di sistemare i vialetti, che non esistano bagni pubblici, che l’area sgambamento cani sia impraticabile dopo la pioggia, che gli uffici spopolati della regione dentro l’area non siano diventati luoghi di aggregazione per i cittadini. Sia chiaro, dobbiamo dire grazie ai ragazzi che hanno pulito e tenuto a posto il parco per come potevano. Però vorrei dire che in tutto il mondo questo è lavoro per le istituzioni, che hanno i mezzi, le risorse umane, e senza offesa per nessuno le competenze. A mio parere il loro sostituirsi alle istituzioni è parte della causa dell’assenza delle stesse.   LA MIA CANDIDATURA Io sono stato candidato nelle file del movimento 5 stelle alle elezioni regionali. Non sono un politico. Probabilmente non sarò mai più candidato. In questo percorso concluso il 5 novembre con la mia mancata elezione, ho incontrato altre persone, tante, molte aderenti al movimento 5 stelle, molte no, che come me sentivano l’esigenza di agire nella città. Per la prima volta in vita mia ho incontrato persone veramente interessate alla cosa pubblica, disposti a fare quella politica che mi pregio di praticare da anni e che è semplicemente agire nel tessuto urbano e sociale che abito; persone disposte ad incontrarsi per strada a tarda ora, o in posti prestati per l’occasione, per discutere di come migliorare il posto nel quale viviamo, facendo ciascuno la sua parte, senza ricerca di ribalte personali, ne di plausi, ne di ringraziamenti. Scoprire entusiasmo e voglia di cambiamento in altri mi ha restituito il mio entusiasmo e la mia voglia di cambiamento. LE RAGIONI DELLA PETIZIONE  La petizione del muro nasce così, come esigenza condivisa di persone di gruppi diversi che per motivi diversi hanno chiaro il problema ed auspicano la sostituzione del muro con una cancellata. La petizione non è mia, ovvero non solo mia, appartiene a quanti l'hanno firmata con me ed a quanti vi si riconoscono. E cosi come il parco è stato aperto dalla volontà e dalle intenzioni di almeno 5000 persone. Quando il muro andrà giù cadrà ad opera della volontà delle migliaia di persone che vorranno farlo cadere. Firmando la petizione ma soprattutto agendo in quella direzione. Se avessi voluto strumentalizzare a fini personali ed elettorali avrei potuto presentare questa petizione durante la campagna elettorale. E più polemica fossi riuscito a generare più visibilità e quindi voti avrei avuto. Ma probabilmente, il muro sarebbe rimasto li. Abbiamo aspettato pertanto che passassero le elezioni proprio per porci oltre la questione elettorale. La petizione nasce nel e dal quartiere, abbiamo raccolto la sensibilità e le richieste dei residenti, e prova ne è il fatto che in solo 2 giorni ha superato le 1000 sottoscrizioni e queste crescono ad un ritmo entusiasmante. Tengo altresì a precisare che il movimento in quanto tale non ha una struttura politica, io non ho una tessera di un partito e finite le elezioni non ho alcun ruolo nel movimento, sono rispetto al Movimento 5 stelle come chiunque qualunque altro abbia diritto al voto: sono un potenziale elettore e nulla più. Non ho simboli da promuovere. Non ho nessuno a cui dare indicazioni politiche, nessuno da cui ricevere indicazioni politiche, se non il mio buon senso, esattamente come prima di candidarmi.   IL PARCO E LA COOPERATIVA. Il parco è dei cittadini. L’idea originaria è che il parco fosse affidato ad una associazione di cittadini, e che fosse un luogo delle creatività e della partecipazione. Che si arrivasse alla gestione pubblica dell’area e che l’associazione aperta, trasparente e permeabile a qualunque forma di inclusione della cittadinanza si occupasse di attività all’interno del parco e della città. Il sogno politico era che il parco potesse essere un volano di entusiasmo e di cambiamento in città. Ed in gran parte lo fu. I volontari arrivavano a centinaia. Accettare che una cosa è di tutti, e che su questa tutti possono dire la propria ha però un controcampo negativo, ovvero che nessuno può comandare. Non esiste una dirigenza. Non esiste un capo. E questo purtroppo era, e forse è, presto per Palermo, e quella che poteva essere una straordinaria esperienza civica si è trasformata lentamente nella cooperativa sociale di quattro ragazzi di buona volontà.   LA PETIZIONE E LA COOPERATIVA La petizione è una legittima richiesta di cittadini a chi possiede l’area: la Regione. La Regione è l’unico soggetto in campo ad avere la competenza giuridica, la capacità finanziaria, l’interesse istituzionale a sostituire il muro con una cancellata. La Regione deve rispondere del suo operato ai cittadini per legge. La cooperativa non è un interlocutore. Nella migliore delle ipotesi rappresenta se stessa. Non è una associazione aperta di cittadini, ma una cooperativa chiusa di lavoratori, e questo salto giuridico cambia in tutta evidenza i termini dell’interlocuzione. Per legge la cooperativa risponde a chi ne detiene il capitale. Non ai cittadini. Inoltre la cooperativa non ha  le competenze amministrative, la disponibilità economica, ne interesse specifico alla sostituzione del muro con la cancellata. Altrimenti avrebbe già potuto adoperarsi in tal senso negli ultimi cinque anni. Cosa che non ha fatto. La cooperativa ha comunque l'opportunità di sostenere l'iniziativa che non ha altre finalità che andare incontro alle esigenze della cittadinanza e dei residenti. Prima di avviare la petizione abbiamo chiesto un incontro con la cooperativa, per discutere di questione relative al parco. La disponibilità all’incontro è stata subordinata dalla cooperativa, nella persona della Signorina Marchione responsabile relazioni esterne, alla conoscenza di dettaglio degli argomenti dell’incontro, come avviene nelle grandi imprese del nord. Conosciuto il contenuto l’incontro non è stato concesso, rappresentando in modo vago l’intenzione di occuparsi della cosa. Una modalità che ha posto la cooperativa nel suo approccio al dialogo con il quartiere al di sopra e non accanto ai cittadini ed alle loro istanze.   IN CONCLUSIONE Parco Uditore nasce come un processo di appropriazione del bene pubblico da parte dei cittadini. Nelle intenzioni iniziali doveva essere affidato ad una associazione di cittadini che fu creata e della quale ero socio fondatore, tra i soci fondatori c’erano alcuni (allora giovani) ragazzi, e qualche adulto. Gli adulti decidemmo di comune accordo di non assumere alcuna carica per evitare che la nostra esperienza ed il nostro carisma uniti al ruolo potessero trasformare il senso di quel processo da aperto e collettivo a chiuso: non ci fidammo di noi stessi ed affidammo a quel gruppo di giovani la speranza di un modo diverso di fare le cose in città. In corso d’opera, come nelle più classiche fattorie degli animali, l’associazione è stata sostituita da una cooperativa. E come nelle più classiche delle tradizioni orwelliane, il processo di gestione si è strutturato ripiegandosi su se stesso e dalle centinaia di volontari siamo giunti, per dichiarazione della stessa cooperativa su questo blog, a dieci lavoratori volontari.   E così, come in un quadro di Escher, la realtà si ribalta, e dei cittadini che legittimamente scrivono e sottoscrivono una petizione per chiedere l’abbattimento di un muro, quasi si ritrovano a dover giustificare la loro richiesta ad una cooperativa, che sulla carta dovrebbe gestire un bene pubblico in favore dei cittadini ed invece si trova a difendere, contro i cittadini stessi, un orrendo muro che nel nostro quartiere nessuno vuole, e del quale ancora nessuno è riuscito a spiegare l’utilità, atteso che Parco Uditore non custodisce più carburante, e che la seconda guerra mondiale nel resto d’Europa è finita. A Palermo invece, nel teatro dell’assurdo messo in scena quotidianamente, viene sconfessato il principio della petizione popolare da chi è nato con una petizione popolare, e sembra che per ogni cosa sia sempre necessario fare polemica ed aprire una guerra.

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Segnalazione
03 nov 2017

Il futuro dell’ex fondo terrasi

di belfagor

La storia di Fondo Terrasi è stata riassunta sul suo sito di Facebook , circa un anno fa, dall'ex assessore al verde  prof. Giuseppe Barbera.  "Nel 1965, il comune di Palermo in cambio del rettangolo del verde Terrasi ( coltivato a fichidindia) s’impegnava a realizzare le vie Ausonia e Trinacria. Ma subito dopo inizia un contenzioso. Tra carte scomparse, impegni non mantenuti, palazzinari locali e romani, omissioni di atti d’ufficio la vicenda arriverà a occupare spazio nelle carte dell’Antimafia e valutata come possibile causa dell’omicidio di Piersanti Mattarella. Nel 1988, allontanati anche gli agricoltori che avevano trasformato in giardino una distesa di fichidindia, la storia si chiude con un progetto per un parco. Inizia allora una tenace protesta ambientalista. Con appelli e occupazioni si cerca di salvare un pezzo di Conca d’oro e, per la prima volta, una parte della città mostra di voler riscattare l’ignavia degli anni precedenti. C’erano però molti soldi da spendere (2,5 miliardi di lire); questa era la cosa che contava e la lotta sortì solo qualche parziale effetto. Con la consulenza di docenti universitari si salvarono la metà dei mandarini e nacque quella che oggi è villa Costa, incongrua commistione tra stili paesaggistici diversi, interessi pubblici (biblioteca comunale) e privati (ristorante), lasciata a un ordinario abbandono. Nel frattempo, in un tratto residuo ridotto a discarica, si preparò la strada allo scempio definitivo che avrebbe portato all’orrendo giardino battezzato roseto (chiamarlo così, per chi ha cara la grazia e la delicatezza delle rose, fa quasi male). Un insieme di forme sgraziate ed errori tecnici che, nel tempo, lo renderanno ancora più brutto e infrequentabile.  Quattro anni fa, appena nominato assessore, fermai i lavori e fu predisposto, nel pieno accordo politico e amministrativo, un progetto alternativo. Si era speso il 50% delle somme (900.000 euro) e con quel che restava, si mirava quantomeno a ridurre il danno. Un nuovo progetto fu redatto da Ornella Amara, paesaggista comunale brava e generosa. Dopo due anni fu definitivamente approvato e si diede avvio alla realizzazione. Ricordo tv, giornalisti e dichiarazioni soddisfatte per il pericolo scampato. Quindici giorni dopo non toccò più a me seguire la vicenda, i lavori furono subito sospesi e si riesumò, fino a realizzarlo, il progetto originario. Questa è la fine della storia” Riassumendo , Fondo Terrasi fu diviso in due parti. Villa Gaetano Costa” incongrua commistione tra stili paesaggistici diversi, interessi pubblici (biblioteca comunale) e privati (ristorante)” e il roseto “Un insieme di forme sgraziate ed errori tecnici che, nel tempo, lo renderanno ancora più brutto e infrequentabile.” Apprendiamo da un articolo di “Blog Sicilia” che Villa Costa, di proprietà del Comune, fu dato in concessione nel 2009 durante la sindacatura Cammarata alla ditta Velaria S.a.s, che vi ha creato il Costè, noto locale della movida notturna palermitana. Lo spazio è stato dato in concessione a fronte di un canone di affitto pari a 2 mila euro al mese per otto anni. In cambio, gli imprenditori si sarebbero impegnati a provvedere alla manutenzione della villa, alla pulizia e alla cura del verde, alla sorveglianza e all’organizzazione di attività culturali rivolte alla cittadinanza, in particolar modo ai bambini e agli anziani Tale accordo è stato rispettato? In alcuni articoli pubblicati da “Blog Sicilia e da Palermo Today” il 18/03/2016 il consigliere dell'ottava circoscrizione, Carlo Dones, dichiarava: “Allo stato attuale, Villa Costa è uno spazio abbandonato a sé stesso, eccezion fatta per l’area immediatamente adiacente al Costè, che per chiari motivi viene curata. Non c’è traccia di guardiania – continua Dones – gli spazi verdi sono incolti e non risulta alcun tipo di attività dedicata ai bambini e agli anziani, né tanto meno di tipo culturale. Le sole attività svolte dal Costè sono quelle del tipico locale serale: aperitivi, discoteca e vendita di alcolici. “ Il consigliere Dones presentò una mozione rivolta alla sezione Cultura del Comune di Palermo affinché venisse fatta chiarezza sulla gestione di questo spazio pubblico". Francamente non sappiamo se l'assessore o gli imprenditori privati abbiano risposto e se, d'allora, la situazione sia migliorata, ma appare singolare che dopo 7 anni di “gestione privata” la situazione era quella descritta dal consigliere di maggioranza Dones ( di Sinistra Italiana ). P.S. Abbiamo riportato fedelmente quanto hanno scritto nel 2016 l'ex assessore al verde della giunta Orlando , prof. Giuseppe Barbera e l'ex consigliere di maggioranza dell'XVIII circoscrizione Carlo Dones . Considerando che la concessione di Villa Costa alla ditta Velaria , a quanto sembra, scadrà a fine dicembre del 2017, vorremmo sapere cosa vuole fare il Comune? Vuole bandire un nuovo bando? Vuole rinnovare la concessione? Oppure vuole gestire direttamente Villa Costa. In questo caso non sarebbe utile unificare Villa Costa con il Rosetto ? Dopo quello scritto dall'ex assessore Giuseppe Barbera non ci sembra un argomento futile.

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Articolo
04 dic 2017

I ragazzi di Parco Uditore controbattono alle accuse

di Antony Passalacqua

La nota di ragazzi di Parco Uditore a Giovanni Callea, fra gli ideatori e promotori della petizione online per l’abbattimento di un muro perimetrale di Parco Uditore.   Leggiamo con molta perplessità la nota dell'attivista 5 stelle Giovanni Callea. Potremmo star qui ore ed ore ad illustrargli il nostro progetto per l'illuminazione del parco, realizzato con il nostro sponsor Terna Group e con il supporto scientifico dell'Università di Palermo, che ha già ottenuto il sì a livello regionale e che in questi mesi è in fase di valutazione a Roma. Dell'inizio di questo iter ne fornimmo comunicazione ai nostri sostenitori attraverso un post del 3 dicembre 2015. Si tratta di un progetto del valore complessivo di oltre 200.000 euro ed è naturale che ci vogliano dei tempi tecnici per avere delle risposte. Potremmo raccontare al signor Callea che grazie al nostro sponsor Motorvillage a breve verranno installati i bagni pubblici fissi per i fruitori del parco in maniera da non dover più noleggiare il bagno chimico, che, lo ricordiamo, per ora paghiamo grazie alle nostre risorse. E sempre con le nostre risorse provvediamo alla manutenzione ordinaria e straordinaria e alla gestione quotidiana del parco. Potremmo raccontare al Signor Callea che fin da quando il parco è aperto ossia dal 15 ottobre 2012 organizziamo turni per far sì che il parco possa rimanere aperto anche il 25 dicembre fino alle 13.00. Potremmo raccontare di tutti i progetti sociali e le iniziative di sostegno all'infanzia e all'accoglienza che stiamo portando avanti insieme ad altre realtà del Terzo settore. Potremmo dirgli che grazie ai nostri sponsor tra qualche settimana inizieranno i lavori per l'adeguamento dell'area cani che a suo tempo fu progettata da maestranze regionali in maniera totalmente inadeguata alla sua funzione. Riguardo alla vicenda dell'apertura di un varco da via Uditore potremmo dirgli che la scorsa settimana abbiamo pubblicato un post sull'avvio dei rilievi architettonici per riqualificare e far diventare parte integrante del Parco un'area del fondo che attualmente non è ancora accessibile al pubblico, e che diventerà un centro didattico e ricreativo per bimbi, ragazzi ed anziani grazie a delle realtà nazionali che hanno deciso di donarci le risorse per farlo, puntando su di noi e sulle capacità di gestione che abbiamo dimostrato in questi anni. Possiamo dire che in questi anni Parco Uditore ha dato vita ad una bellissima Impresa sociale e andiamo fieri del fatto di aver sempre tenuto lontani simboli di partito e bandierine, pur avendo continuato a mantenere un rapporto costante e collaborativo con le Istituzioni per le quali nutriamo un rispetto profondo. Grazie ad un lungo processo di dialogo e di ragionamenti che abbiamo portato avanti in questi anni con le Istituzioni il varco da via Uditore sarà realizzato perchè come da tempo sosteniamo è un'esigenza comune a tutti fruitori, ai cittadini, ai commercianti. In questi anni però abbiamo imparato che le cose si ottengono ragionando e dialogando con le parti interessate. E non come è stato fatto, dall'attivista 5 stelle, lanciando rivoluzioni qualunquiste utili solo a ricevere qualche like e qualche voto in più alla prossima campagna elettorale. Alla fine si scoprirà che questa petizione in realtà è solo una delle promesse elettorali fatte dal partito 5 stelle ai propri elettori di quartiere? Noi ne rimaniamo convinti e questo post pubblicato dal Movimento 5 stelle non ci lascia alcun dubbio.  

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