21 set 2020

Luigi Biondo: un grande palermitano “stranamente“ dimenticato


A Palermo in tutti gli ospedali o ambulatori della città troviamo un “padiglione Biondo”, un “reparto Biondo”,un “ambulatorio Biondo” o un “centro di vaccinazione Biondo”.

Eppure nessuno sa chi sia stato questo “signor Biondo” .

Se  qualcuno cerca di saperne di più non trova niente, nemmeno su  Wikipedia.

Ma allora chi era questo  misterioso “signor Biondo” ?

Può sembrare strano ma il “ signor Biondo “ non era un grande luminare della medicina , anzi non era neanche medico, ma ha fatto per la sanità a Palermo più dello Stato , della Regione e del Comune, messi insieme.

Infatti è stato il più  grande e generoso benefattore che Palermo abbia mai avuto : ha  donato, in vita,  ben quattordici importanti edifici, tra padiglioni ospedalieri e case di assistenza. In parole povere ha donato tutto il suo patrimonio personale per dotare Palermo di alcuni dei più importanti preside sanitari e assistenziali.

Per raccogliere qualche informazione ho dovuto cercare tra gli archivi  dei giornali e ho trovato un vecchio articolo di Gabriello Montemagno da cui ho tratto le seguenti informazioni .

Luigi Biondo,  era nato a Palermo il  1872  : apparteneva ad una famiglia di librai editori, proprietari di una tipografia in via del Protonotaro.on il padre e i fratelli, trasformo  l’impresa tipografica di famiglia in una vera e propria casa editrice, specializzata in libri scolastici e  collane per ragazzi  . Tra l’ altro, crearono la maggiore fra le collane per ragazzi di quell’ epoca, la “Bibliotechina aurea illustrata” che raccoglieva racconti e romanzi di autori come Edmondo De Amicis, Luigi Capuana, e le avventure di Emilio Salgari.

Erano grandi appassionati di teatro, tanto che , acquistarono un’ area durante la realizzazione di via Roma e ottennero la concessione dal Comune per edificare un teatro che, ancor oggi,  rappresenta il principale teatro di prosa di Palermo.

Oltre  il Teatro Biondo, costruirono e gestirono per anni  il Kurssal  di via Emerico Amari  e il cineteatro Massimo (oggi Teatro al Massimo) di piazza Verdi.

Inoltre attrezzarono l’ edificio del teatro Biondo  con un elegante bar-ristorante, con il Salone delle feste, e con un albergo diurno affidato all’ impresa milanese di Cleopatro Cobianchi.

Alla fine degli anni Venti i fratelli  Biondo decisero di separare il patrimonio.

A Luigi rimase lo stabile di piazza Verdi col cine-teatro Massimo e un cospicuo capitale in denaro..

Così Luigi, dopo la divisione dell’eredità, preferì  trasferirsi a Roma dove investì in speculazioni finanziarie e in borsa, accumulando uno straordinario patrimonio.

Rimasto celibe, visse la sua lunga vita esclusivamente per il lavoro e per incrementare il suo capitale.

Era un uomo  frugale e nonostante fosse molto ricco viveva semplicemente, senza lussi e agi.

E tutto ciò non per avarizia, ma perché nutriva un grande sogno:  creare a Palermo  alcune  strutture sanitarie e assistenziali che né il Governo né la Regione ne  il Comune  erano stati capaci di realizzare.

Così, negli ultimi anni di vita, ritorna a Palermo e si mette subito al lavoro .

E, spinto da questo spirito filantropico, dota la città di ben quattordici complessi  sanitari e assistenziali, costruiti a proprie spese (senza contributi pubblici) nell’ arco di soli sette anni, dal ‘ 58 al ‘ 65, per una spesa di oltre un miliardo di lire dell’ epoca,

Ed ecco, dunque, creare, in solo 7 anni,  e consegnare alla città  e ai vari enti pubblici

  • Un fabbricato di quattro piani per l’ Ospedale dei bambini;
  • La Casa della madre e del bambino, edificio di due piani in piazza Danisinni;
  • un padiglione per lo studio e la cura contro il cancro, al Policlinico;
  • un fabbricato di due piani per la rieducazione dei minori disadattati, presso l’ Ospedale psichiatrico di via Pindemonte;
  • un grande fabbricato di cinque piani, con 115 posti letto, nell’ ambito di Villa Sofia, da utilizzare – come annotò lo stesso Luigi Biondo – «ad ospedale geriatrico per i vecchi di ambo i sessi cronici, incurabili, paralitici che negli ospedali non li accettano»;
  • un centro studi di gerontologia, da lui descritto come un edificio «con 60 comode poltrone in legno per studenti universitari per specializzarsi in malattie della vecchiaia, munito di cinema per proiezioni scientifiche»;
  • un edificio di due piani a Villa Sofia, come ospedale pediatrico e traumatologico;
  • un edificio di cinque piani in via Lazzaro, come “asilo nido permanente”;
  • un edificio di tre piani quale padiglione di cardiochirurgia all’ Ospedale Civico;
  • un secondo padiglione per minori disadattati (due piani) all’ Ospedale Psichiatrico, con questa annotazione: «commosso dalle lacrime dei genitori che hanno figli scemi»;
  • un edificio di quattro piani in corso Calatafimi, quale casa di riposo per vecchi inabili e non abbienti;
  • un edificio di tre piani in via Noce, quale ricovero per bambini fino ai 6 anni (Aiuto Materno);
  • un ambulatorio dermosifilopatico all’ Ospedale Civico;
  •  un piano terreno come mensa popolare per i non abbienti.

In parole povere,  buona parte delle strutture sanitarie di Palermo le ha fatte costruire lui !!!

Alla fine, povero e senza un soldo, Luigi Biondo  morì  il 30 agosto 1967, all’età di 95 anni, ospite delle suore presso l’ orfanotrofio da lui costruito in Via Noce.

Al suo funerale erano presenti  solo….50 persone e nessuna autorità politica !!!!.

Dopo tanta straordinaria generosità, la città “ stranamente” non gli ha mai dedicato una strada, neanche in periferia .

E così abbiamo un “lungomare” dedicato, in pompa magna, a un discusso personaggio politico medio orientale ma nemmeno un vicolo per un uomo che ha dato tanto per questa città.

COMPLIMENTI !!!! 

P.S. Luigi Biondo “ giustamente” è stato dimenticato perché è un esempio imbarazzante e scomodo per i nostri “amministratori”.

Un uomo che in soli 7 anni ha dotato, con i propri soldi,  la città di gran parte  delle sue strutture sanitarie e assistenziali  esistenti è un “ pessimo esempio”.

E meglio “ promettere” e non fare niente o sperperare i soldi pubblici in opere inutili.


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2 commenti per “Luigi Biondo: un grande palermitano “stranamente“ dimenticato

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