09 mag 2017

Cortile Cascino: la coscienza sporca di Palermo


Nel linguaggio comune di noi palermitani il termine “Cortile Cascino” è sinonimo di degrado assoluto.  Spesso utilizziamo questo termine senza sapere che effettivamente Cortile Cascino era un luogo che  esisteva realmente , una specie d’inferno in terra.

Ma dove si trovava questo luogo, dimenticato dagli uomini e da Dio?

Il Cortile Cascino era l’essenza del degrado e della povertà estrema. Sorgeva vicino la fossa del Papireto, confinante con via D’Ossuna, Corso Alberto Amedeo, via Imera e Piazza Indipendenza. In parole povere era a due passi dai palazzi della politica e della religione, bastava affacciarsi per vedere questo scempio. Eppure era un luogo evitato dai bravi cittadini di Palermo, che anzi facevano finta di non saperne l’esistenza. Un giorno fu deciso di deviare i binari del treno che passavano lungo il Cortile Cascino, per evitare anche di attraversare quella zona (occhio che non vede cuore che non duole). A scoprire che esisteva questa vergogna naturalmente  non fu un siciliano ma un sociologo triestino, Danilo Dolci, che un giorno decise di…… andarci a vivere.Basta rileggere gli articoli che scrisse e che furono  pubblicati sul glorioso giornale “L’Ora, per avere il quadro di cos’era questa parte di città. A Cortile Cascino si concentrava la vita degradata e disperata della Palermo sottoproletaria. Centinaia di famiglie asserragliate nei tuguri, senza fogne, gabinetti , acqua e senza luce. I bambini sporchi e mal nutriti , che morivano come mosche, esposti  al tifo ,all ‘epatite , alla tubercolosi e alla malaria. Di giorno uscivano ad elemosinare o a cercare cibo mentre gli adulti , per sopravvivere, facevano i cenciaioli. Allora non c’erano i cassonetti e perciò bisognava cercare altrove. Per esempio tra i cumuli d’immondizia , nei retrobottega dei negozi di alimentari o nei depositi delle officine dove ferro e metalli «preziosi» come il rame, si potevano reperire. Molti quartieri di Palermo erano poveri ma rispetto al Cortile Cascino la loro povertà era dignitosa e “quasi” accettabile. Qui si toccava con mano la miseria assoluta e disperata. L’esistenza di cortile Cascino e della misera esistenza dei suoi abitanti divenne un caso internazionale dopo l’uscita del saggio “Inchiesta a Palermo” ( Einaudi, 1956 ) in cui  Danilo Dolci descrisse quella esperienza . L’ex  procuratore antimafia Giancarlo Caselli dichiarò in una intervista: “ la mia scelta di venire a Palermo e’ dipesa dall’insegnamento di Dolci. Avevo 18 anni quando fui catapultato nel mondo del sottosviluppo di Cortile Cascino, una scelta fondamentale che ha definito la mia vocazione”. Grazie alla testimonianza di Danilo Dolci, quest’angolo infernale di Palermo venne messo in luce anche a livello internazionale.

Prima l’inglese BBC dedicò al cortile Cascino alcune scene di un documentario sulle condizioni della Sicilia; nel 1960 poi il giornalista americano della NBC Robert Young dedicò allo ‘slum’ palermitano un cortometraggio di 45 minuti da alcuni critici considerato come uno dei primi esempi di “cinema-verità”.

Anche Idro Montanelli, che certo non era un giornalista di “sinistra”,andò a Cortile Cascino per intervistare Danilo Dolci :” Forse fino a ieri nessuno a Palermo, salvo quelli che ci abitano e i loro immediati vicini, conosceva il vicolo Cascino.
Esso, a dire il vero, non è neanche un vicolo, ma una specie di cortile strozzato, sotto una rampa di scale precipizi e sbocconcellante, nel cuore di una delle molte “Casbah” sopravvissute un po’ dovunque al margine delle strade principali. Ma esso ora ha acquistato una improvvisa notorietà perché vi ha preso stanza “chiddu chi fa u digghiunu”, quello che fa il digiuno….. Gli abitanti non sanno nemmeno che si chiama Danilo Dolci ma sanno dove abita. Dritto andate, ‘a secunda a destra pigghiate, u passaggiu a livellu attraversate. E là sta”.

Cortile Cascino. Era diventata la vergogna di Palermo, la coscienza sporca di una città. Le immagini di quella baraccopoli fecero il giro del mondo, simbolo della miseria di un ghetto annidato nel cuore della città. Prima di allora  la nostra borghesia “ radical chic” e gli uomini di Chiesa facevano finta di non vedere e di non sapere.  Ma solo quando il sociologo Danilo Dolci si piazzò in un catoio e si mise a fare il digiuno, i notabili rampanti della Dc  tralasciarono momentaneamente di saccheggiare e distruggere le ville liberty e la costa sud  e fecero partire le opere per il risanamento della zona. Vennero demoliti i  catoi del cortile e furono alzati dei muri per nascondere la zona a occhi indiscreti.. Gli abitanti, circa 140 gruppi familiari , furono trasferiti negli alloggi popolari della borgata di Falsomiele.

Che fine ha fatto il Cortile della vergogna?

Oggi il Cortile Cascino non esiste più ma è rimasto il degrado e l’abbandono colpevole di una classe politica incapace di recuperare una zona a pochi passi dai palazzi del potere. In certe notti qualcuno giura di sentire il pianto disperato di un bambino. Ma forse è solo la nostra coscienza  che si ribella all’oblio dell’indifferenza.

P.S.“Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene”


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6 commenti per “Cortile Cascino: la coscienza sporca di Palermo
  • fedeledisantarosalia 71
    09 mag 2017 alle 14:03

    In quel perido Palermo era DC e con minoranza comunista e poi c’era una manica di idealista patriota del Msi
    Io ricordo alcuni giovani della FGCI federazione giovani comunisti italiani manifestare contri i rampolli della Dc tra cu Leoluca Orlando,adesso uno di questi giovani comunisti e’ suo assessore….

  • Guarino1 181
    09 mag 2017 alle 19:00

    Oggi credo che sia la zona del cantiere lungo Via Imera, zona che spero vivamente venga riqualificata non appena i lavori saranno ultimati, così come il perenne cantiere di Via Malaspina.
    Per toccare con mano il degrado di cui si parla nell’articolo basta spostarsi in Piazza Danisinni per vedere le baracche. Tutta la zona tra il Giardino della Zisa e Corso Calatafimi vive condizioni di degrado impressionanti nel silenzio assordante delle istituzioni.

  • punteruolorosso 1572
    09 mag 2017 alle 21:15

    prima che aprisse questo cantiere infinito, alla fine del quale non si sa se vedremo un parcheggio, un’area verde o tutti e due, la situazione era quella del pascolo di topi. ci hanno girato anche una scena di ragazzi fuori.
    dopo la demolizione di cortile cascino non è stato fatto niente.
    adesso cosa succederà? ho sempre pensato a un parco che congiungesse via imera con corso alberto amedeo. sarà possibile vederlo? o ci sarà il solito cancello che separa aree verdi dal parcheggio?

  • punteruolorosso 1572
    10 mag 2017 alle 12:36

    non dimentichiamo goffredo fofi, che visse un anno da volontario a cortile cascino al seguito di danilo dolci.
    ne parlava in occasione di una proiezione del film di young al de seta, insieme a letizia battaglia e a franco maresco.
    il film è stato ripreso nel ’93 dal figlio di young.
    per chi fosse interessato, si tratta di una pagina di storia della nostra cara città


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