13 ott 2020

Il comune di Palermo vuole realizzare una pubblicazione/catalogo sulla Street art a Palermo


E’ stato pubblicato sul sito istituzionale del Comune di Palermo un avviso per l’affidamento del servizio di progettazione grafica, testi, immagini, fornitura, stampa e promozione di una pubblicazione/catalogo sulla Street art a Palermo.

“La Street art – ha dichiarato il sindaco Leoluca Orlando – è insieme strumento e conferma di rigenerazione artistica e umana, ma anche di rigenerazione urbana della nostra Città. Ne è prova il fatto che in tanti quartieri della città le opere di Street art siano diventate parte integrante e spesso stimolo di attività culturali sul territorio e attività sociali che hanno coinvolto le comunità”.

La spesa massima prevista, pari a 20.000 euro oltre Iva per la pubblicazione di 500 copie e la relativa promozione, trova copertura nell’introito della tassa di soggiorno.


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19 commenti per “Il comune di Palermo vuole realizzare una pubblicazione/catalogo sulla Street art a Palermo
  • Palerma La Malata 537
    14 ott 2020 alle 13:19

    “La Street art – ha dichiarato il sindaco Leoluca Orlando – è insieme strumento e conferma di rigenerazione artistica e umana, ma anche di rigenerazione urbana della nostra Città.”
    Che la rigenerazione urbana si realizzi con 3 bombolette spray e con la stampa di 500 cataloghi patinati a 40 Euro ciascuno (e di cui la maggior parte finirà presto nei cestini della spazzatura…20.000 Euro iccati nna munnizza) invece che col rimboccarsi le maniche e col lavoro serio e competente non è altro che una favoletta che può solo girare fra i medio- ed alto-borghesi che consumano troppo vino quotidianamente.
    Leoluca ma quann’è c’a finisci i riri minchiatiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii!?
    https://gds.it/articoli/economia/2020/10/13/qualita-della-vita-roma-napoli-e-palermo-tra-ultime-10-citta-in-europa-2be951ee-eafd-4284-966c-7634e718580e/

    • Palerma La Malata 537
      14 ott 2020 alle 20:22

      Dato che ad oggi 2300 anni dalle prime bellezze artistiche dell’Antica Grecia non sono bastati per salvare il mondo quanti anni ancora servono all’arte per portare dunque a compimento anche questa sua presunta missione? Auguri e in bocca al lupo, Irexia! mentre pazientemente aspetti che l’arte salvi questo pianeta ridotto ad un putrido cesso che farebbe vomitare persino il nichilista Dostoevskij.

      • punteruolorosso 2539
        14 ott 2020 alle 20:39

        il nichilista è il fratello ivan dei karamazov, semmai dostoevskij partegga per alesha avendo
        paura che le idee socialiste avrebbero distrutto la nazione russa. l’hanno fatto.

      • Orazio 1502
        14 ott 2020 alle 21:08

        Perdonami ma ” il nichilista Dostoevskij” non si può sentire, del resto dal tenore dei tuoi messaggi in tema di “arte” si era capito che con la cultura spesso il rapporto non è rose e fiori. :)

        • Orazio 1502
          15 ott 2020 alle 14:52

          Dostoevskij in Delitto e castigo, che è il suo capolavoro, passa in rassegna figure nichiliste e fa temporaneamente “travolgere” dal nichilismo pure il suo personaggio principale che è Raskolnikov . Ma l’autore non aderisce al nichilismo. infatti proprio Raskolnikov trova la sua salvezza attraverso la fede divina, dopo aver interiormente espiato il proprio delitto.

          Dostoevskij è l’anti-nichilista per eccellenza in quel secolo di nichilismo. Non occorre leggere il romanzo (per quanto io lo consigli come forse il miglior classico ottocentesco da me letto), basta leggere con attenzione il saggio di cui hai postato il link.

          Grazie per lo spunto.

        • punteruolorosso 2539
          15 ott 2020 alle 18:21

          palerma la malata, le vicenda degli spaccaossa, dei morti viventi o dei mafiosi coi tatuaggi di falcone e borsellino potevano svolgersi soltanto in una città nichilista come la nostra, la cui miseria umana ed economica è tale da azzerare nei suoi abitanti qualsiasi speranza di giustizia, di misericordia e di fiducia nel prossimo, che si tende quindi a fregare, derubare, ammazzare.
          la palermo di oggi non è molto dissimile da una delle città di provincia della russia di metà ottocento. miseria, bisogno, ingiustizia.
          il nichilismo investe i politici e i cittadini allo stesso modo.
          se ci fosse dostoevskij, ambienterebbe qui un suo romanzo. creerebbe il personaggio di justus katanovic. non risparmierebbe battute sul suo aspetto, sui suoi vizi, ma anche sull’aspetto e i vizi dei suoi detrattori, primo fra tutti il consigliere tantillovskij. direbbe che l’assessore si comporta in quel modo non per arroganza, ma per noia. proverebbe pietà per questa sua forma di nichilismo. proverebbe a farlo convertire alla fine del romanzo, facendolo pedalare fino in svizzera su piste ciclabili improvvisate e piene di ostacoli, fino all’isituto di salute mentale da cui era uscito all’inizio del romanzo.

          • belfagor 807
            16 ott 2020 alle 6:03

            Cari amici, scusate se non sono un grande esperto di letteratura russa, ma ritengo che non dobbiamo cercare nella lontana russia zarista un romanzo che potrebbe rappresentare l’attuale situazione morale e politicadi Palermo.
            Qualche anno fa uno scrittore eretico scrisse un romanzo che fece scandalo perché rappresentava la realtà’.
            Questo romanzo è “ LA PELLE” di Curzio Malaparte.
            Nella realtà non è un vero romanzo ma un reportage giornalistico : una vera e propria galleria degli orrori, un viaggio allucinato e allucinante tra il degrado materiale , morale e la disperazione e corruzione di una città dopo la 2° guerra mondiale.
            Basterebbe sostituire Napoli con Palermo , la fine della seconda guerra mondiale con la guerra di mafia e con un po’ di fantasia ……..
            Sullo sfondo di una città “ liberata” dalla mafia vedremo che molti dei “liberatori “ non sono migliori degli “occupanti mafiosi” anzi , spesso sono i loro figli.
            La mafia aveva profondamente distrutto il tessuto sociale e morale della città e che la “liberazione” aveva “cambiato tutto” ma nella realtà tutto rimase come prima.
            Le vicende degli spaccaossa, dei morti viventi ,della “ compra- vendita” di case occupate,di funzionari pubblici che lucravano sui morti o sui rifiuti ,di assessori che definivano “ imbroglioni” i propri collaboratori ma li promuovevano a dirigenti, di mafiosi coi tatuaggi di Falcone e Borsellino ecc.ecc. potevano svolgersi soltanto a Palermo.
            Ma temo che nessun scrittore avrebbe il coraggio di scrivere un romanzo simile: rischierebbe di essere linciato in rete o denunciato in procura.

          • Palerma La Malata 537
            17 ott 2020 alle 23:00

            punteruolorosso, sì, se fosse ancora vivo Dostoevskij potrebbe benissimo ambientare un suo romanzo in Sicilia. Avrebbe l’imbarazzo della scelta fra le innumerevoli tasche di “miseria, bisogno ed ingiustizia” come dici tu ed, aggiungo io, di disoccupazione, di analfabetismo, di corruzione e mafia, di problemi di distribuzione idrica, di impianti di fognature, di strade urbane asfaltate da far piangere, di linee ferroviarie ancora a binario unico che fanno tanto pensare al 1869 (l’anno della pubblicazione de L’Idiota) e di trasporti pubblici rimasti indietro di 150 anni.
            Alla fine del diciannovesimo secolo zone come la Svezia, l’Islanda, il Giappone o l’attuale Singapore erano aree assai povere, basate sulla pesca o l’agricoltura e sebbene geograficamente lontane dai motori sociali, economici ed umanistici della ricca e potente Europa hanno fatto degli enormi passi economici e sociali in avanti mentre la Sicilia, la più grande isola del Mar Mediterraneo e a soli 3 kilometri dal continente Europeo è rimasta impantanata nel passato. Fosse distante ed isolata da tutto e tutti come l’isola Tristan Da Cunha potrei capirlo, ma…
            E sul suo sottosviluppo cronico sembrano aver avuto un effetto assai blando anche importanti eventi come il passaggio dal Regno Delle Due Sicilie alla Repubblica Italiana, la nascita dell’industria turistica agli inizi del 1900 malgrado i suoi 1000 km di costa marina e più recentemente il passaggio all’Unione Europea. Ed irrisori i frutti raccolti dall’avvento dell’energia solare malgrado il suo clima soleggiato per molti periodi dell’anno. Solo questi 4 fattori la dicono lunga sull’innata potenzialità e capacità della Sicilia di svilupparsi, di portarsi avanti, di smuoversi il culo ed automigliorarsi. O meglio, la dicono lunga sulla sua incapacità.
            Non sarà né l’arte (quella bella da ammirare), né la squallida pseudo-arte politicamente corretta -che gran rottura di coglioni! – come i murales con le facce dei Musulmani e dei Neri a salvare la Sicilia dal suo catastrofico destino; e malgrado il Sindaco Leoluca Muhammad Allah Quran Orlando dice che un ordine di 500 libretti contribuirà alla rigenerazione urbana della sua città, l’evidenza davanti i miei occhi indica invece che la Palermo rimasta infognata ancora a metà del 19° Secolo ha bisogno di una rigenerazione urbana di tutt’altra natura, forse al di fuori delle sue conoscenze ed esperienze dirette.

      • Orazio 1502
        18 ott 2020 alle 0:43

        Qualcosa che descrive la Palermo perduta in termini realistici non troppo dissimili a quelli di Curzio Malaparte, a parte il diverso contesto storico, a mio avviso sono i due testi di Aurelio Grimaldi Mary per sempre e Ragazzi fuori, da cui sono stati tratti i due omonimi film. E inoltre, sebbene in chiave grottesca, però per tanti versi assai prossimi, pure le pellicole di Daniele Ciprì e Franco Maresco, soprattutto quelle della seria Cinico TV. Pure oggi quindi il degrado è descritto in termini assai realistici. Proprio oggi forse nulla di simile, a parte la leggera e profonda ironia di Pif.

  • danyel 698
    15 ott 2020 alle 14:56

    Pensassero al decoro e alla pulizia ordinaria della città .. due cose totalmente assenti .. siamo la città più sporca e degradata d’Europa!

  • punteruolorosso 2539
    18 ott 2020 alle 10:36

    palerma la malata, sono anch’io sconcertato dalla rappresentazione idilliaca, ipocrita e politicamente corretta che la sinistra liber-art fa di neri e musulmani, ma l’altra volta sono rimasto ipnotizzato dalla faccia di questa donna sui venticinque, con un leggerissimo velo di preoccupazione in quegli occhi dolci e umidi che mi guardavano con amore. quei palazzi dovevano essere abbattuti per liberare l’area dello spasimo, e invece si sono trasformati in delle quinte “colorate”: non solo per via del fatto che fra i loro soggetti ci siano “people of colour”. a ballarò c’è il murales di franco franchi, e ce ne sono tanti altri molto colorati in giro per il centro storico.

  • Salvo68 92
    22 ott 2020 alle 13:02

    I murales sicuramente non risolvono tutti i problemi di Palermo ma rendono più belli alcuni angoli degradati del centro storico e questo non può che fare bene all’anima di palermitani e turisti. Visto che i murales sono destinati a sbiadirsi bene fa Orlando a investire una cifra dopotutto modesta per fissare per sempre su carta queste opere d’arte. A proposito di nichilismo esso è presente anche in chi crede che questa città non possa mai cambiare e sia destinata a un infelice destino, criticando qualunque iniziativa per renderla migliore (dal tram alle pedonalizzazioni, dai murales all’anello ferroviario, etc.)

    • Orazio 1502
      22 ott 2020 alle 13:32

      Appunto, l’unico nichilismo che vedo è quello da te descritto. Da noi è pure fatalismo.


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