23 ott 2018

Porto di Palermo | Si chiude un anno ricco di croceristi, +26% rispetto al 2017


Per l’Autorità di Sistema portuale del Mare di Sicilia occidentale il 2018 è un anno da incorniciare per le crociere con un aumento nel porto di Palermo del 26% rispetto al 2017 e quasi 600 mila crocieristi sbarcati dalle navi delle più prestigiose compagnie.

Secondo i dati comunicati oggi a Trieste durante l’ottava edizione dell’ “Italian Cruise Day”, il porto siciliano risale di tre posizioni rispetto allo scorso anno e rientra tra i primi venti scali del Mediterraneo, piazzandosi al 16° posto.

Nel corso del 2018 si è registrata la novità positiva di Termini Imerese che ha visto sbarcare un migliaio di crocieristi, e anche Trapani e Porto Empedocle hanno vissuto mesi soddisfacenti aumentando, sotto l’Autority, il loro traffico.

Alla crescita dei passeggeri è corrisposto un lavoro costante e frenetico per colmare il ritardo sia dal punto di vista infrastrutturale che ricettivo, avviando nei quattro porti del network una profonda azione di riqualificazione. Spiega il presidente Pasqualino Monti: “Siamo davvero molto soddisfatti del risultato ottenuto nel 2018 ma al tempo stesso, avendo lanciato una seria opera di rinnovamento, non sarà facile, a causa degli improcrastinabili lavori nel cuore dello scalo palermitano, mantenere lo stesso livello di crocieristi nel 2019. C’è però la previsione di un aumento di navi a Trapani, porto scelto anche da Costa, mentre rimangono costanti i numeri di Termini Imerese e Porto Empedocle”.

E’ tutto il network della Sicilia occidentale a essere oggetto di importanti interventi che ne stravolgeranno i lineamenti.
A Palermo nessuna commistione tra crociere e merci sopravvivrà al nuovo assetto interno: i camion saranno concentrati nell’area nord, mentre il lato sud sarà dedicato ai passeggeri.
E mentre si lavora alla stazione marittima esistente per preparare il porto alla sfida del 2020, inizia il primo stralcio del progetto di riqualificazione, risultato del concorso di idee bandito quest’anno: coinvolti il Varco Amari – che diventerà un’area verde a contatto con la città – e il molo Piave, privato dall’ingombrante presenza dei silos, dove comincerà a crescere il nuovo terminal multipurpose.

Altro intervento fondamentale riguarda il molo Trapezoidale che sarà anch’esso rivoltato. Più in particolare, l’area verrà liberata dai cantieri, riqualificata, in accordo con le previsioni del PRP, e destinata a spazio leisure e alla nautica da diporto. Pronto il progetto esecutivo anche per i dragaggi previsti al bacino Crispi 3: porteranno la profondità a -12 per permettere l’attracco delle navi di grandi dimensioni.

A Termini Imerese si riparte con i lavori sul molo di sopraflutto e di sottoflutto, propedeutici alle operazioni di dragaggio per un fondale a – 10 metri e all’incremento del traffico commerciale con i collegamenti per il centro e nord Italia, pur senza perdere d’occhio la crocieristica.

Studi propedeutici al Piano regolatore portuale e dragaggi sono previsti a Trapani e Porto Empedocle. Nel primo porto rifarà il look la stazione marittima e nascerà un nuovo terminal dedicato all’accoglienza dei passeggeri in partenza per le isole minori, Egadi e Pantelleria, mentre i dragaggi coinvolgeranno il canale di accesso al bacino fino alla banchina Garibaldi che verrà rettificata.

Nel secondo partiranno i lavori di manutenzione e la progettazione di una piccola stazione marittima.


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19 commenti per “Porto di Palermo | Si chiude un anno ricco di croceristi, +26% rispetto al 2017
  • peppe2994 3145
    23 ott 2018 alle 17:04

    Il ritardo accumulato dal porto di Palermo è semplicemente vergognoso. Unico in Europa a non avere una stazione marittima ed un terminal crociere.

    Il progetto proposto ed in atto è rivoluzionario, tanto da suscitare perplessità in merito alla sua realizzazione, dunque ci aspettiamo fatti concreti.

    • Metropolitano 3371
      24 ott 2018 alle 23:29

      Fiugrati che i porti più frequentati sono quelli della Sardegna, di Napoli, Genova, Valencia. Di Palermo, come pure Messina, Reggio, e Gioia Tauro per le merci. (e del sud in generale) solo le briciole. Possono fare tutti gli interventi che desiderano, pure di sola demolizione come avvenuta per quei poveri silos granari che potevano essere riconvertiti per un riutilizzo diverso invece di abbatterli con costi esorbitanti. Sono interventi fini a se stessi (o per figura come si suol dire). Tanto i crocieristi vanno dove porta loro il cuore, e il fegato se a tal proposito sono incoraggiati dalla qualità dei servizi offerti a terra.

  • m1mmo . 4
    26 ott 2018 alle 11:42

    puntare sulle crociere è una strategia turistica folle.
    gente che scende da queste navi a flotte e non lascia un euro alla città, al massimo un souvenir alle bancarelle.
    la maggior parte di loro hanno già il cestino pranzo pronto e il tour già pre-organizzato a bordo che in 3 ore gli permette di visitare palermo, monreale e a volte anche cefalù.
    risalgono in nave e si tuffano in piscina senza aver capito nulla di dove sono stati.

    • peppe2994 3145
      26 ott 2018 alle 12:36

      Ma che discorsi sono ?
      L’escursione organizzata fa lavorare il compartimento turistico, dalle ditte dei bus alle guide turistiche locali. Inoltre è previsto anche il pranzo in un locale, non lo scendono dalla nave, cosa che non esiste in crociera.

      Poi immagino tu abbia dei dati secondo la quale il turista che scende dalla nave per un giorno non spenda soldi….

      Se tu hai una posizione ok, ma la devi argomentare in modo razionale, con dei numeri e fatti.

      Considerato che il settore crociere è in perenne crescita che facciamo ? Si invitano le navi a non venire a Palermo ? Ogni singolo settore turistico va incentivato, tutelato e soddisfatto. Non si deve mica lavorare per compartimenti stagni.

      Pensare ogni tanto non fa male.

      • m1mmo . 4
        26 ott 2018 alle 13:57

        la mia fonte è un carissimo amico nonché una delle guide turistiche più “vecchie” della città.
        la nave da crociera prima di attraccare chiama le cooperative per bloccare n guide ed n autobus e prepara anche il cestino pranzo per i croceristi.. quindi il pranzo, come dici tu “lo scendono”.
        vengono presi in ostaggio dalle guide che “li salgono” nei pullman e, come ti dicevo, in 3 ore fanno palermo e monreale. A volte fanno cefalù (ovviamente il duomo e stop) o Segesta (giusto per fare una foto ad un templio) in 5 ore.
        Tornano e risalgono in nave senza spendere un euro, ubriachi di parole e di nulla.
        questo è il turismo che va incentivato?
        ovviamente c’è una quota di croceristi che non decide di fare il tour e sono liberi di scorrazzare per la città ed essere preda di carrozze e mini tour con il lapino.
        e una quota, anche non indifferente, che non gliene frega nulla di dove la nave ha attraccato e continuano a ingozzarsi a bordo.
        alla fine non so quanto sia un guadagno effettivo per la città tutta: non mangiano (tranne che un gelato), non acquistano (tranne che cianfrusaglie), non prenotano B&b/hotel e non vanno in nessun museo!
        gli unici di tutto il il compartimento turistico che hanno lavoricchiato sono le guide e i pullman… tutto il resto nulla!

        • peppe2994 3145
          26 ott 2018 alle 14:59

          Ok, e quindi ?
          Non hai risposto. Aboliamo le crociere a Palermo e nel mondo ?

          Da notare inoltre che un giorno in crociera può portare a valutare la meta come destinazione di vacanze future.

          • huge 2221
            27 ott 2018 alle 16:16

            Infatti, Peppe, non capisco il senso della lamentela.
            Cosa ci guadagniamo a non fare attraccare le navi da crocera?
            La guide turistiche e le società di nolo dei pullman non danno lavoro?
            E se anche solo l’1% di chi sbarca spendesse soldi in negozi e ristorazione, che fa? Ci rinunciamo così, senza alcun motivo?
            L’intervento di mimmo onestamente non ho capito dove vorrebbe andare a parare.

          • m1mmo 5
            27 ott 2018 alle 18:45

            Guarda ma io nn mi sto lamentando ..facevo soltanto una considerazione sulla tipologia di turismo.
            Fosse per me le abolirei, ma ovviamente il mio parere non conta nulla.
            É un turismo che dire mordi e fuggi é riduttivo, che porta poco e nulla alla città (Palermo come tutte le altre), dal momento che é un turismo molto poco interessato e molto poco spendente.
            Questa gente qui si é fatta spennare dalla costa crociere e poi nn spende nulla nei luoghi che visita,
            Senza considerare l’impatto ambientale di queste navi.. apriremo una parentesi che nn finisce più.

  • Orazio 1008
    26 ott 2018 alle 14:59

    Confermo quanto detto da m1mmo e mi risulta che sia così da fonti di primissima mano. Si tratta del cosiddetto turismo-spazzatura. La città in cui arrivano queste navinon ne ricava pressochè niente di utile, salvo ovviamente chi entra nel giro dell’assistenza a terra, ma si tratta di poca cosa.

    • Ignazio Lo Presti 147
      29 ott 2018 alle 9:32

      Tutte le città portuali europee fanno a gara per attirare la navi da turismo. Ma noi siamo sempre oltre e riusciamo sempre a vedere le cose che nessuno vuole o riesce a notare. Le crociere non servono a nulla per la nostra città; lo hanno detto i palermitani…e tanto basta! Quindi città come Barcellona, Marsiglia, Genova, Napoli, Cannes, Lisbona. Atene, Malaga, Valencia…solo per citarne qualcuna nel mediterraneo (ho inserito Lisbona perchè mi va..non occorre farmelo notare), non ci hanno capito un emerita cippa…e, oh poveri illusi, si fanno in quattro per attrarre nuove navi ed essere inseriti nelle rotte nella speranza di ottenere chissà quale effimero vantaggio! Si illudono poverini…in effetti a Barcellona (per esempio) non hanno capito nulla di come si attira il turismo. Noi si…noi abbiamo capito tutto invece! Basta confrontare Palermo e Barcellona per vedere chi ha capito e chi no! E purtroppo la nostra saccenza e ignoranza, la nostra arroganza e presunzione, ci porta ad essere una dellè città europee più scarse, sotto ogni punto di vista!

      • Orazio 1008
        29 ott 2018 alle 14:39

        Evidentemente non si riesce a discutere in maniera serena. Leggi sotto se vuoi la mia risposta a peppe 2994 dove è riportato qualche dato scientifico e non un semplice “che bello che bello”.

  • Palerma La Malata 369
    26 ott 2018 alle 16:10

    L’organizzazione che descrive m1mmo mi ricorda un pò la mia visita a Pyongyang in Nord Corea nel 2016, una visita obbligatoriamente guidata e supercontrollata dalle guide turistiche di Stato cioè impiegati del Ministero del Turismo Nord Coreano.

  • Dahfu 140
    28 ott 2018 alle 16:34

    La nave per attraccare al porto di Palermo pagherà dei diritti, no? Per farla attraccare lavoreranno delle persone, no? I crocieristi scenderanno la mattina e torneranno a bordo nel pomeriggio. In questo arco di tempo avranno fatto un giro con city sightseeing bus, preso un taxi, preso l’806 per andare a Mondello e pagare 22 euro all ‘Italo Belga per fare un bagno. Pranzeranno da qualche parte, no? Compreranno qualche ricordo, no? Tutta questa si chiama economia moltiplicata annualmente per le migliaia di crocieristi che sbarcano a Palermo. Avete mai fatto una crociera? Io ne ho fatte due e non ho mai “sceso” il cestino per il pranzo né ho mai visto altri crocieristi farlo. Le informazioni divulgate da qualcuno sono a mio avviso erronee. Abolire le crociere? Mi sembra voler nascondere la luna con un dito. Il livello di argomentazioni espresso su questo sito volge al basso. Ma forse le migliori teste sono già andate via da un pezzo…saluti a tutti.

    • peppe2994 3145
      28 ott 2018 alle 21:54

      Non parliamo inoltre delle tonnellate di cibo locale che viene venduto alle navi, ma che vuoi fare, le crociere sono “turismo spazzatura” e non servono a niente.
      Ragionamenti deliranti. Si riesce a non essere d’accordo sull’ABC dei giorni nostri,figuriamoci cosa c’è al livello amministrativo e politico.

      • Orazio 1008
        29 ott 2018 alle 14:42

        Riporto copiato ed incollato uno studio di Stefano Landi (laureato in Economia a La Sapienza di Roma. Dopo una lunga esperienza al Censis, ha collaborato con molte Regioni italiane nel definirne le strategie turistiche. Dal 1996 al 2001 è stato Capo del Dipartimento Turismo della Presidenza del Consiglio. Presidente di SL&A, è professore a contratto di materie turistiche alla Luiss ed alla Lumsa).

        Già l’Osservatorio Ebnt 2011 aveva iniziato a porre i primi punti interrogativi sull’effettivo sviluppo e le ricadute economiche e occupazionali di un comparto che, se ci si fermava alle dichiarazioni dei grandi cruise operators, le grandi compagnie crocieristiche come Costa, non avrebbe dovuto conoscere limiti alla propria espansione.
        In poco meno di trent’anni la vacanza crocieristica ha subito una profonda trasformazione, passando da genere di lusso a prodotto di massa, fino a raggiungere solo in Europa la ragguardevole cifra di 5,5 milioni di clienti imbarcati nel 2010.

        La dinamica è stata trainata per intero dai cruise operators, che hanno saputo attuare una costante profilazione sui vari segmenti del mercato, consentendo anche alle famiglie e ai giovani di accedere a questo mercato. E che poi hanno ricercato nuove destinazioni e nuove nicchie, in modo da stimolare una sempre maggiore domanda per un prodotto che ha ormai ammortizzato i propri costi di lancio e che è quindi in grado di produrre profitti consistenti, seppur con i margini declinanti tipici della fase di maturità.
        Un’offerta straordinariamente dinamica e competitiva, che ha saputo coniugare i più importanti riferimenti della marca delle destinazioni (vedi tra tutti l’Italia e Roma, ma anche Pisa e Firenze) con un mezzo di fruizione securizzante quanto solo una nave può esserlo, almeno fino alla tragedia del Giglio. Navi sempre più grandi e “rivolte su se stesse”, perché il vero business in questa fase consiste nel massimizzare il tempo di permanenza e la spesa a bordo dei crocieristi. (2)

        Porti sempre più somiglianti a terminali container, realizzati a colpi di investimenti pubblici ingentissimi da parte delle Autorità portuali in competizione tra di loro e senza un quadro nazionale di riferimento: banchine lunghe chilometri per consentire l’accosto di molti giganti del mare contemporaneamente, con enormi piazzali per contenere le centinaia di pullman necessari alle escursioni, svincoli autostradali agevoli per portare nel minor tempo possibile gli escursionisti nelle città d’arte, dove magari non scenderanno neppure a terra. Ma anche Autorità portuali molto restie a dichiarare i ricavi che traggono da questi traffici, adducendo motivi di “competitività” (appunto).

        Chi guadagna con la crociera
        L’analisi degli impatti economici svolta a livello europeo segnala inoltre un dato non del tutto evidente all’opinione pubblica, e cioè che il vero e proprio effetto turistico delle crociere è piuttosto limitato: fatto 100 il totale dell’impatto della spesa del comparto crocieristico (diretto, indiretto, indotto), solo il 3,8 per cento beneficia l’ospitalità in senso stretto, il 6,2 per cento il commercio, il 13,4 per cento il sistema dei trasporti compresi icruise operators, mentre il 37 per cento va al settore manifatturiero, con la cantieristica in prima fila. (3) E i dati occupazionali sono dello stesso segno, enfatizzati anche dalle retribuzioni unitarie, che sono le più basse di tutta la filiera.

        Sulle condizioni, non solo economiche, di lavoro a bordo delle navi da crociera si parla poco: ci sono studi lontani nello spazio e nel tempo, condotti soprattutto in Nord America. (4) Ma è sotto gli occhi di tutti, a partire dalle immagini che scorrono in questi giorni, che i lavoratori a bordo sono in larghissima maggioranza stranieri (filippini, indonesiani, indiani, peruviani, e così via), reclutati in madre patria con contratti di lavoro che sfuggono alle normative europee. E questo rientra perfettamente nelle logiche di massimizzazione del business dei cruise operators, anche se poi magari, come puntualmente accaduto, persino la difficoltà comunicativa enfatizza ogni problema in caso di emergenze.

        Nel Mediterraneo, l’Italia si colloca senza dubbio in una posizione di preminenza. In vetta ai porti italiani sta Civitavecchia con oltre 2 milioni di passeggeri, seguono Venezia, Napoli e Savona. Ma la graduatoria subisce delle variazioni a seconda della connotazione che assume ciascuno scalo: Home Port, ovvero punto di partenza o arrivo della crociera (quelli il cui territorio guadagna di più), oppure Port of Call, tappa intermedia del viaggio.

        Ma anche prima della tragedia del Giglio erano ormai diverse le voci che richiamavano a un maggiore realismo, a partire proprio dai numeri rilevati dall’Osservatorio Ebnt e del rapporto pubblicato a luglio 2011 dall’European Cruise Council: la crescita sembrava aver smorzato il proprio impeto, soprattutto in termini di valore economico: le spese dirette dell’industria crocieristica in Europa, peraltro ingentissime (14 miliardi di dollari) erano sostanzialmente ferme dal 2008, pur a fronte di un aumento di passeggeri ancora consistente.
        Era quindi in calo la redditività, come dichiarato ormai apertamente anche da alcuni operatori, come Rccl Italia. C’era già il rischio di una fase di maturità, mentre addirittura la cantieristica navale (i cui andamenti precedono di alcuni anni quelli delle crociere) registrava cali assoluti, sia di fatturato che di occupazione. Che si sono poi concretizzati anche nella vicenda Fincantieri.
        Adesso tutto questo sembra chiaro e risaputo, quasi scontato. Ma l’industria delle crociere ha sempre investito moltissimo in comunicazione, e parlarne, prima di oggi, sembrava stonato.

        (1) “Osservatorio sul traffico delle crociere nel Mediterraneo” promosso dall’Ente bilaterale nazionale del turismo.
        (2) Si veda al riguardo Farina, “Crociere: la storia dell’hardware è la storia del mercato”, su Turismoeterritorio.com, 2011.
        (3) “Contribution of Cruise Tourism to the Economies of Europe”, 2011 edition, elaborato dal G.P. Wild (international) Limited e Business research & Economic Advisors per The European Cruise Council.
        (4) http://www.cruiseresearch.org/MR.html

  • Dahfu 140
    30 ott 2018 alle 7:49

    Al di là del copia ed incolla di un testo che parrebbe essere del 2001 e che a mio avviso non appare fungibile alla realtà della nostra città, vogliamo davvero sostenere la tesi della non economicità del traffico commerciale crocieristico rispetto ai cd. costi di impatto che lo stesso produce a livello locale? Al di là delle vaghe considerazioni sul presunto sfruttamento di lavoratori stranieri sul quale ahinoi non possiamo che esprimere un generico disappunto dato che le compagnie applicano le normative degli stati di cui portano la bandiera, come previsto dal codice della navigazione e dai trattati internazionali, io mi soffermerei su altri elementi per determinare se le crociere turistiche abbiano o meno una ricaduta positiva sul contesto economico della ns. città e lascerei perdere i dubbi esistenziali astratti sull’idea di turismo che ognuno di noi vorrebbe. La componente umana determina il modus (la massa di turisti che sbarca). Il servizio di accoglienza dovrebbe rappresentare una conseguenza di tale movimento (creazione dei servizi di sbarco, trasporto, ristorazione, tourist guiding, etc.) Il punto dunque sta proprio nel rendiconto finale tra tutti questi servizi ed il numero di turisti che ne fruisce ogni anno. Per la nostra città il risultato non può che essere positivo. Tutto il resto sono chiacchiere personali sul mondo che vorremmo. Parliamo invece del mondo che c’è e di come migliorarlo anziché affermare in modo puerile che le crociere andrebbero eliminate perché inutili. Cari saluti

    • Orazio 1008
      30 ott 2018 alle 14:54

      No il testo è recente e comunque succesivo al naufragio presso l’isola del Giglio. Comunque ti ho portato il contributo di un cervello che è un grande esperto in materia turistica, così compensiamo la fuga di cervelli da questo blog da te percepita :)


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