01 mar 2018

La pioggia allontana la turnazione idrica ma i problemi infrastrutturali permangono


Le piogge delle ultime settimane hanno fatto tirare un grosso sospiro di sollievo ad AMAP e a tutti gli enti pubblici, comune di Palermo compreso, che hanno visto gli invasi tornare a riempirsi e a rifocillarsi di acqua.

Ricostruiamo quindi grazie ai dati forniti da AMAP e all’Osservatorio sulle Acque l’andamento dei nostri bacini.

Ci occuperemo dei quattro invasi che servono la città di Palermo:

Invaso Volume attuale (m3) Quota Ultimo Rilevamento
Piana degli Albanesi 2.800.000 609,00 s.l.m. 01/01/2018
Poma 11.640.000 193,60 s.l.m. 01/01/2018
Scanzano 1.860.000 520,00 s.l.m. 01/01/2018
Rosamarina 19.390.000 168,50 s.l.m. 01/01/2018
Invaso Volume attuale (m3) Quota Ultimo Rilevamento
Piana degli Albanesi 2.330.000 609,00 s.l.m. 01/02/2018
Poma 11.280.000 193,60 s.l.m. 01/02/2018
Scanzano 1.970.000 520,00 s.l.m. 01/02/2018
Rosamarina 16.910.000 168,50 s.l.m. 01/02/2018
Invaso Volume attuale (m3) Quota Ultimo Rilevamento
Piana degli Albanesi 7.533.000 609,00 s.l.m. 27/02/2018
Poma 28.660.000 193,60 s.l.m. 27/02/2018
Scanzano 7.933.000 520,00 s.l.m. 27/02/2018
Rosamarina 32.520.000 168,50 s.l.m. 27/02/2018

Come possiamo notare la situazione al 1 Gennaio 2018 era drammatica, con invasi praticamente vuoti.
La situazione vista l’assenza di pioggia ma una continua richiesta da parte dell’utenza è peggiorata ancora al 1 Febbraio 2018.
Oggi invece i nostri invasi hanno raggiunto dati molto simili a quelli ottenuti nello stesso periodo dello scorso anno.
La pioggia fortunatamente non è ancora terminata, ma sopratutto sappiamo che di acqua ai nostri invasi ne arriverà ancora nei prossimi giorni.

Lo stato di calamità per siccità ed emergenza rifiuti intanto è stato concesso dal governo nazionale e quindi nei prossimi mesi ci aspettiamo importanti lavori alle infrastrutture.

Ecco la lista degli interventi proposti:

  • bypass dell’acquedotto di Scillato, per il rifacimento del tratto di acquedotto danneggiato dalla frana del 2002, un intervento già previsto nel Patto per la Sicilia, costo 4 milioni 880 mila euro, con la partecipazione di fondi Amap;
  • il ripristino dell’esistente condotta per il parziale vettoriamento delle acque di Presidiana di Cefalu, per l’abbattimento dei sali, costi a carico dell’Amap;
  • impianto di dissalazione alimentato con acqua di Presidiana;
  • nuovi e moderni impianti di dissalazione a Trapani e Palermo, che “permettano di affrontare anche eventuali futuri scenari di crisi conseguenti ai cambiamenti climatici in atto”;
  • utilizzo di pozzi privati resi disponibili dai proprietari;
  • uso di ulteriori pozzi in prossimità di esistenti condotte di adduzione;

Oltre il 45% dell’acqua immessa in rete si perde, mentre nel 2006 era il 35%. Gli invasi sono in buona parte inutilizzabili per mancanza di collaudi e manutenzione, una situazione fotografata già nel 2002 dall’allora presidente della Regione e che è rimasta invariata dopo 15 anni.

Impressionante non solo l’elenco, ma anche il dettaglio, diga per diga, della quantità d’acqua che potrebbe ma non può esservi contenuta.
E allora cominciamo:

  • Diga di Ancipa. Manca il piano di risanamento, e di conseguenza se il volume di serbatoio è di 21,1 milioni di mc.la diga può contenerne solo meno della metà. E poi dicono che gli abitanti e le campagne delle province di Enna e di Caltanissetta sono alla sete. Attenzione: i lavori di questa diga sono iniziati nel 1949, e sono stati fatti così male che l’invaso è pieno di crepe. Appena il livello raggiunge poco più di 10 milioni di mc le paratie vengono aperte e l’acqua dirottata verso il mare!
  • Diga di Blufi. Lavori sospesi per contrasti tra committenza e impresa appaltatrice. Ad una commissione della regione (di questa regione!) è affidato il compito di dirimere il contrasto o di indire una nuova gara. Il progetto prevede una capacità di ben 22 milioni di mc.
  • Diga di Pietrarossa. Volume di serbatoio 48,5 milioni di mc. ma non è stata mai ultimata, anzi sottoposta a sequestro nel 1997 per colossali dissesti che potrebbero ripetersi senza una preventiva sistemazione della spalla-sponda destra della diga.
  • Diga di Gibbesi. Invaso mai utilizzato ed anzi sequestrato per l’alta salinità delle acque da utilizzare quindi solo per alcune coltivazioni o per uso potabile ma con annesso impianto di dissalazione (7 milioni di euro solo per il completamento di quest’opera). Ottenuto il dissequestro, il completamento dell’opera è stato assegnato al consorzio di bonifica 5 di Gela. Le acque dell’invaso (portata: 6,5 milioni di mc.) consentirebbero l’irrigazione di 2.600 ettari di alcuni comuni della provincia di Caltanissetta, Gela compresa.
  • Diga di Villarosa. Inutilizzabile, per ora. Vi confluiscono acque di scarico delle fognature dell’omonimo paese, nel nisseno. Non si sa, letteralmente, che cosa fare. E’ costata milioni e milioni di euro.
  • Diga di Furore. Come per la diga di Blufi: lavori sospesi per contrasti tra regione-committante e impresa appaltante. Portata di 7,8 milioni di mc. dei quali solo 1,87 autorizzati, con evidente, colossale spreco.
  • Diga di Olivo. Volume effettivo 15 milioni di mc. capacità consentita meno della metà: 7,25.
  • Diga di Disueri. Volume effettivo 23,6 milioni di mc. capacità autorizzata 4,5! Mancato impiego di quasi 20 milioni di mc.
  • Diga di Garcia. Questa, più delle altre, ha una lunga storia di lotte contadine e di clamorose proteste, tra cui un lungo digiuno dello scomparso sociologo Danilo Dolci. Bene, la capacità effettiva di questo invaso è di 80 (ottanta) milioni di mc. ma il volume concesso è di 60 milioni, con un mancato utilizzo di 20 milioni di mc.

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10 commenti per “La pioggia allontana la turnazione idrica ma i problemi infrastrutturali permangono
  • belfagor 501
    01 mar 2018 alle 7:59

    Da questo ottimo articolo quello che colpisce è il numeron impressionante di dighe prive di collaudo e perciò sotto utilizzate. Un altro caso clamoroso è la diga Rosamarina. A causa del mancato collaudo e dell’assenza di manutenzione , ordinaria e strordinaria, milioni di litri d’acqua vengono buttati a mare. Gran parte di tali dighe sono di proprietà della Regione che in questi anni si è distinta per la latitanza. Appare evidente che in Sicilia l’acqua non manca, quello che manca è la volontà politica. E’ solo incapacità o c’è dell’altro?
    Ricordiamo che pochi giorni fà La Regione e il Dipartimento regionale acqua voleva tagliare del 50% il prelievo dell’ AMAP per usi potabili degli invasi. Poi ha deciso di buttare a mare 3 milioni di litri d’acqua per la “manutenzione ” della Diga Rosamarina.

      • belfagor 501
        01 mar 2018 alle 14:34

        GdS 27/02/218
        “Non può che lasciare perplessi, per tempistica e modalità, la scelta comunicata stamattina dal Dipartimento Regionale dell’Acqua e dei Rifiuti di avviare uno svuotamento parziale (circa 3 milioni di metri cubi) della diga Rosamarina”. Con queste parole Leoluca Orlando, sindaco di Palermo, commenta la nota con cui il dipartimento regionale dell’acqua e dei rifiuti ha comunicato oggi che da domani inizierà un parziale svuotamento della diga Rosamarina per 24/36 ore per circa 20 metri cubi al secondo.

      • belfagor 501
        01 mar 2018 alle 14:52

        Una decisione che ha già suscitato la presa di posizione del sindaco, Leoluca Orlando. “Ancora siamo costretti a ribadire che, volutamente o inconsciamente – dice il primo cittadino -, gli uffici della Regione rischiano di operare scelte che aumentano la crisi invece che facilitarne la soluzione”. “Già nel dicembre 2016 la diga Rosamarina è stata svuotata del 40 per cento, 40 milioni di metri cubi d’acqua sono andati perduti – ricorda adesso Prestigiacomo ( presidente dell’ AMAP) – perché erano stati notati dei residui. Una scelta incauta presa in un momento di grande siccità, non vorremmo che gli sforzi compiuti fino ad oggi venissero vanificati”.
        Da LIBERO.it

  • peppe2994 3098
    01 mar 2018 alle 21:40

    Ecco, siamo stati graziati di nuovo ma siamo finalmente arrivati così vicini all’emergenza da convincere la politica ad agire ?

    Disporre dello stato di emergenza quando l’emergenza è rientrata è un’occasione rara, speriamo non la si lasci sfuggire.

  • belfagor 501
    02 mar 2018 alle 5:07

    Dal GdS 1/03/2018

    Pioggia di finanziamenti previsti dal Cipe per nove dighe siciliane. In arrivo quasi 66 milioni di euro. Si tratta di lavori sollecitati recentemente dal Governo regionale per fronteggiare e risolvere l’emergenza idrica nell’Isola.
    Nell’ambito del Fondo per lo sviluppo e la coesione, via libera, innanzitutto, alla copertura finanziaria per il completamento della Diga Pietrarossa, opera strategica a cavallo tra Enna e Catania, una delle maggiori incompiute ultradecennali.
    Questi gli impianti interessati dal piano: Pietrarossa (a cavallo tra Aidone e Mineo, province Enna e Catania),60 milioni; Fanaco, (Castronovo di Sicilia, provincia di Palermo), 700mila euro; Garcia (Contessa Entellina, provincia di Palermo), 1 milione; Nicoletti (Leonforte, provincia Enna), 1 milione; Paceco (nell’omonimo comune in provincia di Trapani), 350 mila euro; Piano del Leone (Castronovo, provincia di Palermo), 2 milioni; Ponte Barca (Paternò, provincia Catania), 175 mila euro; Rubino (Trapani), 250mila euro; Scansano (Piana degli Albanesi, provincia di Palermo), 300mila euro.

    P.S. Appare evidente che da questi interventi , sollecitati dal Presidente Musumeci, Commissario all’”emergenza idrica”, gran parte dei finanziamenti vanno alla Sicilia orientale. Ben 60 milioni su 66 ,andranno per il completamento della Diga Pietrarossa ( tra la provincia di Enna e Catania), 1 milione alla Diga Nicoletti ( Provincia di Enna) , 175 mila euro alla Diga Ponte Barca ( provincia di Catania).
    Tornando all’intervento del Dipartimento regionale Acqua e Rifiuti , sullo svuotamento parziale della diga Rosamarina sulla vicenda interviene anche la Coldiretti Sicilia: «Pensare che si perda anche un solo litro d’acqua quando ogni anno la siccità compromette l’agricoltura siciliana è davvero un reato contro l’economia per questo chiediamo chiarezza. Bisogna intervenire – continua – tagliando la burocrazia che a quanto pare impedisce chiarezza e azioni “.

    • friz 1129
      02 mar 2018 alle 16:11

      ….se su 66 milioni 60 finiscono lontano da Palermo, cioè dall’altra parte della Sicilia, la cosa fa riflettere… non vorrei che Musumeci stia seguendo le orme del Pessimo Lombardo… che si dimenticò di Palermo per occuparsi solo di Catania…
      Spero che la Sicilia torni ad essere unita… e che la finiscano con queste ridicole e meschine lotte tra palermitani e catanesi…
      Certo che qui a Palermo, tra Orlando e Musumeci non so chi sia peggio…. almeno il secondo, da buon catanese, segue una logica, ma Orlando per me rimane un mistero…
      Quando avverrà che qualche politico farà i Veri interessi di Palermo?

      • belfagor 501
        03 mar 2018 alle 3:29

        Caro Friz , per essere precisi , alla Sicilia orientale dovrebbero andare 61, 750 milioni di euro su 66. Ma il problema non è solo questo.
        In un articolo su “ Il Fatto Quotidiano. It “ del 2/04/2017 questa diga di Pietrarossa ,secondo l’ing. Roberto Di Pietro, è un opera abusiva , costruita senza le autorizzazioni della Soprintendenza di Enna e senza una valutazione di impianto ambientale, che andrebbe demolita. Anche perché costruita in una zona franosa e in sito archeologico. Secondo l’ing. Di Pietro la realizzazione di tale opera creerebbe inoltre dei gravi problemi ambientali.
        Tra l’altro su questa Diga c’è un inchiesta della Procura di Caltagirone e un complicato contenzioso con l’impresa costruttrice.
        Anche Lega Ambiente si è occupata di tale diga :

        Legambiente Caltagirone propone l’abbattimento della diga Pietrarossa
        «La diga di Pietrarossa è un ‘opera pubblica abusiva, che va demolita, con il conseguente ripristino dei luoghi e uno studio archeologico dell’intera zona, finalizzato al pieno recupero dei reperti dell’insediamento romano venuti alla luce in contrada Casalgismondo». La proposta-choc giunge dal circolo «Il Cigno» della Legambiente di Caltagirone, che non le manda certo a dire «ai protagonisti in negativo di una storia lunga più di 20 anni. Ai responsabili – spiega il presidente Sebastiano Russo – di questo ulteriore sperpero di denaro pubblico compiuto per realizzare un altro invaso dove non doveva esserci, con il solo risultato di consegnare alle comunità della zona un’altra opera pubblica abusiva e incompleta. Per di più, proprio loro giocano adesso allo scaricabarile. Nessuno si sente responsabile dei danni arrecati e dei rischi idraulici che corrono le popolazioni a valle dell’invaso».
        La diga Pietrarossa appare sempre più un monumento allo spreco, uno dei più significativi esempi della Sicilia delle grandi incompiute e dei sogni che diventano sempre più miraggi. Non a caso si parla della storia di questa diga come di una metafora tutta isolana. Cominciata negli anni ’80, è costata sin qui la «bellezza» di 138 miliardi delle vecchie lire e risulta costruita per un buon 95 per cento.
        I lavori hanno subito un brusco stop prima nel 1993 e poi, definitivamente, nel 1997, dopo il ritrovamento di un sito archeologico. Per completare la diga, che nel frattempo è stata pure interessata da alcune frane, ci vogliono oltre due anni e altri 30 mln di euro. La capienza totale sarebbe di 35 mln di mc d’acqua, mentre il volume medio annuo si aggirerebbe intorno ai 16 mln mc. Ora Legambiente, con coraggio, intende smuovere le acque, reclamando «una decisione del governo regionale, che continua, invece, a tacere».
        Da “La Sicilia” del 30/05/2010

        P.S. Perché spendere ben 60 milioni per un opera che ha tanti problemi e che dovrebbe essere demolita?.

        • friz 1129
          03 mar 2018 alle 10:03

          Perchè spendere circa 60 milioni per un opera che rischia di essere demolita? Follia pura!

          P.S. Mi fa piacere che Legambiente si sia espressa su quella situazione… sarebbe ugualmente bello se ogni tanto Legambiente esprimesse qualche giudizio su questioni ambientali che riguardano Palermo e che sono ugualmente Gravi… per tante questioni ambientali palermitane ci vorrebbe una Legambiente che facesse la voce grossa e che avesse il coraggio di fronteggiare i politici al governo della città…. purtroppo a Palermo fino ad ora questo non si è visto…
          Buona giornata Belfagor, buona giornata a tutti!

  • sicciaroto 37
    02 mar 2018 alle 10:59

    Vorrei ricordare a tutti che la diga sull’ invaso Poma fu progettata e costruita,dopo anni di lotte contadine in cui ebbe un ruolo fondamentale il sociologo Danilo Dolci,per USI IRRIGUI cioè per fornire l’acqua alle campagne del partinicese e del balestratese e non per rifornire la città di Palermo.
    Successivamente,a causa della incapacità e della mancanza di progettualita’ dei nostri amministratori regionali,I quali non sono stati capaci , fra l’altro,di utilizzare al meglio le sorgenti di Scillato e di Presidiana,l’acqua dell’invaso Poma é stata tolta agli agricoltori e data alla città.
    Questa è la verità.
    Adesso vedremo cosa sarà capace di fare il presidente Musumeci con i pieni poteri e gli ingenti stanziamenti che gli concesso il governo di Roma: saprà,finalmente,effettuare le opere necessarie a scongiurare le emergenze future o si limiterà a vivacchiare come hanno fatto tutti i suoi predecessori,tanto l’acqua della diga Poma é sempre lì a disposizione…
    Vedremo…


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