19 mag 2016

FOTO | Consegnati alla cittadinanza i mosaici di Piazza Sett’ Angeli


Erano già stati inseriti all’interno di un’apposita struttura da qualche mese e ieri sono stati consegnati alla città e al bene comune


Si tratta di stratificazioni che vanno dal periodo ellenistico-romano a quello bizantino (tra i resti, la pavimentazione di una casa patrizia, un tratto stradale coevo, e la parte basamentale di un pilastro di epoca bizantina). La sorpresa, però, è che si possono intravedere alcuni tratti musivi bellissimi e in ottimo stato. Una ulteriore testimonianza della millenaria dignità storica di questa parte di paleapoli.

Ecco cosa scriveva nel 1889 Vincenzo Di Giovanni, in merito ad un’altra casuale “scoperta” proprio nello stesso ambito:

Nel rifacimento dei muri del Collegio gesuitico, che davano nell’antica Via di Gambino, e ora nella Piazza dietro il Duomo, all’occasione di prolungare il prospetto del Convitto Vittorio Emanuele, si scoprirono lungo la linea de’ muri più pozzi in fila, che dovettero servire a pubblico uso, come fonti pubbliche, alle quali si comunicava l’acqua da un grande recipiente esistente al centro del fabbricato: [la riserva idrica nell'allora "giardino" del Collegio Massimo, oggi corte del Convitto Nazionale] il quale dall’altro fianco verso la Via oggi del Collegio di Giusino aveva pure altra fila di pozzi, come se avessero chiuso un quadrato, fornito a diversi lati di pubblici fonti o pozzi. L’acqua si attingeva da certi archetti aperti sulla pubblica via. E questo edificio si accostava molto alla Porta di Sant’Agata, e alla Via che correva sull’antica muraglia ridotta a Shera, e dove appunto furono i due Sera, l’uno di San Giorgio e l’altro del Cancelliere.”
E ancora: “Nelle ricostruzioni ora fatte nella Via delle Scuole… dalla parte del Convitto… si è scoperto un muraglione forse di torre, con avanzo di una grande porta arcuata, il quale muraglione stava mascherato da un altro muro, e ai piedi di esso muraglione sono comparsi più di dieci pozzi scavati in linea a distanza quasi uguale, ai quali corrispondevano da parte dell’antica strada archetti aperti a sesto romano bizantino otturati e già chiusi in epoca antica, si che sottostavano al livello della strada, quale fu fino al 1860, prima che fosse abbattuta la parte del Monastero dei Sette Angeli che stava di faccia: e questi archetti aperti sulla strada c’indicarono che quei pozzi servirono ad uso pubblico … Prima di sorgervi il vasto edifizio del Collegio Massimo vi torreggiavano antichi palazzi signorili, e nel cavare le fondamenta del Collegio vi furono trovate verso il 1582 molte anticaglie, fra le quali un basso rilievo in marmo con l’effigie di Elpide, moglie di Severino Boezio”.

Foto tratte dalla pagina del Dipartimento dei Beni culturali e dell’Identità siciliana


archeologiacentro storicoconvitto nazionalemosaicipiazza sett'angelirestiscaviunesco

10 commenti per “FOTO | Consegnati alla cittadinanza i mosaici di Piazza Sett’ Angeli
  • Pietro 248
    19 mag 2016 alle 8:54

    Bello … Come al solito ci abbiam messo 150 anni, ma pazienza. Non è una novità. Almeno è bello!

  • Pietro 248
    19 mag 2016 alle 8:55

    Non riesco a crederci …
    <> … Si chiama veramente così ??? :O
    Oh Dio del Cielo !!! Lo dico sempre io, che di speranza NON ce n’è !!! !!! !!! :(

    • Pietro 248
      19 mag 2016 alle 8:56

      “Dipartimento dei Beni culturali e … dell’Identità siciliana” …
      Senza Parole !!!

  • fabio77 706
    19 mag 2016 alle 9:19

    Quanta storia! Quanta arte! Quanta bellezza!
    Che dire di quei mosaici con i pesci? Un autentico capolavoro!
    Forse non ci rendiamo conto appieno del tesoro che possediamo!

    • Pietro 248
      19 mag 2016 alle 9:50

      Mahhhhh … sarà!

      Sei proprio un entusiasta, Fabio! :D
      Secondo me non è così ed è persino deleterio continuare a parlarne. Io credo sia sinceramente meglio non farsi queste illusioni … :)

  • marcus 169
    19 mag 2016 alle 9:50

    @punteruolorosso: Certo che no e non è una cattiva notizia; gli anni di pseudo fruibilità di Piazza Armerina hanno fatto dei danni incredibili ai mosaici; un opera così deve essere fruibile ma deve esserne salvaguardata l’integrità

    @Pietro: strano… di solito sei ottimista… giornata no?

    Il “ci abbiam messo 150 anni” suona inutilmente demagogico e pessimistico…

    I mosaici sono stati rinvenuti nel 2000 durante gli scavi della rete idrica (come scritto nell’articolo, se ne parlava in scritti della fine del 1800 ma non si aveva traccia di queste opere)

    I lavori sono stati finanziati con i fondi Po-Fesr 2007-2013 e la progettualità è stata avviata una quindicina di anni fa, subito dopo il rinvenimento, ma non furono avviati i lavori per mancanza di fondi e quindi si decise di mettere in protezione i mosaici rimandando i lavori di recupero; i lavori sono stati avviati solo nel 2011 (e completati in 4 anni essendo l’opera stata completata a dicembre 2015) grazie a nuova linea d’intervento dei fondi Ue dedicata alle tecnologie innovative in ambito archeologico fino a quel momento inesistente.

    Il “Dipartimento dei Beni culturali e dell’Identità siciliana” è un dipartimento all’interno dell’Assessorato Beni Culturali. Tutte le regioni hanno un dipartimento a tutela dell’identità locale e personalmente la ritengo anche una buona cosa e uno mezzo per salvaguardare alcune identità culturali, percorso che ovviamente passa anche dai beni culturali

    Per favore (lo scrivo in tutti i miei post !) non trasformate in negativo anche le notizie positive !

  • Pietro 248
    19 mag 2016 alle 10:02

    In effetti, Marcus. Si… giornata NO … :D

    Ma non rispetto a quel che ho scritto. È il mio pensiero. 16 anni sono troppi. Mi dispiace.
    Anzi … sono DECISAMENTE TROPPI.

    E sulla questione dell’identità locale … non sono così sicuro sia una buona cosa. Lo È senza dubbio in parte. Non fraintendetemi. Non voglio solo far polemica inutile.
    Ma in tanta altra parte lo ritengo uno spreco. E una BANALITÀ RETROGRADA. Io ritengo che che l’ostentazione sia un errore. Fosse stato un ministero per la cultura locale sarebbe stato una cosa normale. Così invece, nella mia testa nasce solo l’idea che chiamarlo così sia una manifestaziine di ignoranza culturale e antropologica. Una concezione dei secoli passati che parlando di identità non fa che inorgoglire le menti della gente. Tutti a guardare la propria “identità” senza capire che: primo, l’identità di ognuno non vale niente, se non in relazione con quella degli altri. Secondo, ostentare è il più grande peccato del mondo antico che noi abbiamo fimenticato. Per me è quasi una manifestazione dell’
    … ma davvero. Non voglio parlare di questa cosa.

    • Pietro 248
      19 mag 2016 alle 10:03

      Manifestazione di Hybris. Volevo dire …

      Ma davvero. Spero non si offenda nessuno. Io vivo così e rispetto gli altri. Ma preferirei più umiltà … un problema mio. Chiedo scusa…


Lascia un Commento