14 gen 2016

ZTL | Incombe il ricorso al TAR: queste le ragioni di Bispensiero


Le Zone a Traffico Limitato, sebbene non siano state ancora attivate, hanno recentemente canalizzato l’attenzione dei media locali e di molti palermitani. Dopo averle in qualche modo presentate e spiegate con dovizia di dettaglio, per completezza di cronaca, abbiamo chiesto a una delle associazioni che ricorreranno legalmente contro questo provvedimento, di spiegarci le principali ragioni che stanno alla base della loro contrapposizione. Vi proponiamo di seguito il contributo personale di Massimo Merighi, presidente dell’Associazione Bispensiero, per consentire ad ogni lettore di realizzare la propria idea sulla vicenda:

Qualcuno forse si sarà chiesto chi saranno mai e cosa diavolo vogliano ottenere quei cittadini che nel 2008 con Cammarata e oggi con Orlando, appena c’è una ZTL a pagamento subito si mettono a organizzare ricorsi collettivi al TAR. Qualcuno, in realtà, ce l’ha chiesto: Mobilita Palermo, un’associazione che, come Bispensiero (che rappresento), si è molto impegnata negli anni sul fronte della mobilità a Palermo. Proverò a soddisfare questa curiosità.

Sono palermitano, tutto sommato rimango un musicista, ho 45 anni e ho vissuto la maggior parte di questi a Palermo. Eccezion fatta per alcune parentesi brevi. Come quella in cui ho avuto, da palermitano, lo shock di risiedere per un anno in Svizzera.
Per brevi periodi di vacanza, poi, ho avuto la possibilità di visitare alcune fra le più moderne e amate città d’Europa, come Parigi, Londra, Barcellona…
Cosa sia la mobilità sostenibile, cosa sia la modernità in fatto di trasporti, cosa sia il rispetto per le regole del Codice della Strada, quindi, l’ho potuto sperimentare ed apprezzare per bene.

Le ZTL, come anche le pedonalizzazioni,  sono misure pacificamente accolte e arci-sperimentate in questi posti. E non sono certo pensate come mero rimedio all’inquinamento. Il loro scopo è anche e direi soprattutto quello di salvaguardare la bellezza dei centri storici, di farli fruire comodamente e liberamente, di valorizzare il patrimonio immobiliare, di far crescere le attività commerciali, di sviluppare il turismo… ecc.

E’ per questo che mi viene l’orticaria, per non parlare della rabbia che mi sale, ogni qual volta un politico che amministra la mia città, Palermo, che sia stato fra i sodali di Cammarata o sia fra quelli attuali di Orlando (c’è un buon numero che nel 2008 apparteneva al primo insieme ed ora appartiene al secondo) tenta di giustificare e motivare certe misure di limitazione della circolazione dei mezzi di trasporto privati, paragonandole alle stesse misure adottate in altri contesti, elevati a modello di civiltà.

Nel 2008 decisi di contrastare l’ordinanza del Sindaco Cammarata, che istituiva una ZTL a pagamento. Raccolsi circa 130 cittadini contrari come me e presentai un ricorso collettivo al TAR. Vincemmo in meno di un mese. Fu un successo e un risultato positivo per la città, che non avrebbe tratto alcun beneficio da quel provvedimento, avulso com’era da qualsiasi logica di programmazione, tanto che il TAR lo bocciò proprio per la mancanza di questo prerequisito essenziale: la logica di una programmazione misurabile scientificamente nel tempo in relazione alla sua efficacia rispetto alla finalità dichiarata (l’inquinamento atmosferico, dicevano, come oggi nuovamente dicono). Lo chiamano PUT questo prerequisito. Così lo chiamano gli esperti. E sono gli esperti, non i politici, quelli che devono redigerlo, iscritti in un apposito albo, vincitori di un pubblico concorso per titoli, come prevede la legge.

Quella sentenza storica non fu un successo, né un risultato positivo per il sindaco Cammarata. Né per la società TD Group, che non si capiva in base a quali criteri di evidenza pubblica fosse stata scelta per incassare i proventi dei pass che consentivano a chiunque pagasse di inquinare liberamente. Per loro non fu un bel giorno, quel giorno.

Ormai, acquisito il fatto che senza quel presupposto, il PUT, non si sarebbero potute in alcun modo istituire le ZTL, meno che mai a pagamento, i politici che amministravano Palermo si ritrovarono senza questa facile copertura per le loro esigenze di fare cassa ai danni degli automobilisti.

Senza un progetto che indirizzi e orienti la domanda di mobilità dal trasporto individuale privato verso quello pubblico, ogni limitazione della domanda di mobilità non può che essere un abuso.

Non è solo una direttiva del Ministero dei Lavori Pubblici a definire questa obbligatorietà dell’alternativa secondo quanto la legge dispone, non è solo il buon senso a ritenere scontato tutto ciò, se perfino il Presidente della Repubblica, l’ultimo dell’anno, a pochi giorni dall’emanazione della delibera Consiliare del 24 dicembre scorso, ha tenuto a precisare, a reti unificate, questa che per molti è una ovvietà, tranne che per quelli che non possono certo ammetterlo, avendo la necessità di fare cassa e di farlo in fretta.

Le direttive del Ministero sono chiare. Lo erano nel 2008, quando però non c’era stato un pronunciamento del TAR. Lo sono a maggior ragione oggi e ancor più a Palermo, la città che fu sede di quel pronunciamento.
E a nulla vale il fatto che, a differenza di allora, oggi esiste un PGTU (Piano Generale del Traffico Urbano). Un PGTU vecchio ed obsoleto, risalente nei contenuti all’era Cammarata, approvato ed adottato, come una “minestra riscaldata”, dal Consiglio comunale nell’ottobre del 2013. Il PUT non è il PGTU. Il PGTU è solo una prima fase generica e di indirizzo del più ampio Piano Urbano del Traffico che la prevede e alla quale devono obbligatoriamente, per legge, seguire le fasi di progettazione di dettaglio: quella particolareggiata e quella esecutiva.

Ed è perfino logico. Non è un “bizantinismo”, per dirla con l’assessore Giusto Catania, che ogni volta che si scende sul tecnico tenta di buttarla in caciara. Si tratta di una ovvia esigenza di misurazione nel dettaglio dell’efficacia delle misure previste rispetto agli scopi che si intendono raggiungere. Misurazione che deve effettuarsi in relazione a specifici ed appositi studi tecnici, previsti dalla legge. La tariffazione, come disincentivo al trasporto privato individuale, può essere effettuata solo qualora si sia verificato che tale provvedimento  si rende effettivamente necessario per il raggiungimento degli obiettivi del Piano urbano del traffico. Di tale verifica deve, inoltre, essere data documentazione di uno specifico paragrafo della relazione tecnica che accompagna il PUT. Questo dice la legge.

Se volessimo entrare ancor più nel dettaglio dei “bizantinismi” previsti dalla legge all’interno del PUT, dovrei scrivere pagine e pagine che nessuno leggerebbe. Purtroppo i giudici del TAR saranno costretti a farlo. Me ne dispiace, mi vorranno scusare, ma non c’è altro modo.
Non c’è altro modo, finchè non si comprenderà che la quinta città d’Italia ha bisogno di una classe dirigente, non solo politica, all’altezza della situazione che sappia progettarne la mobilità e che possa definitivamente guarirla da quella famigerata “piaga del traffico”, e del relativo inquinamento, così come perfino nei film comici viene rappresentata.

Questo è lo scopo principale del ricorso collettivo di allora e di quello di oggi (promosso stavolta oltre che da Bispensiero, anche da Vivo Civile). Dotare la città di un progetto serio della mobilità che ci porti ad abbandonare sul serio, per convenienza, l’uso del mezzo privato di trasporto, prediligendo il sistema pubblico dei trasporti.
Ma ci sono altri motivi “in diritto” che saranno sollevati al tar, non meno importanti.

Come il fatto che si inserisca la tariffazione delle ZTL all’interno di un contratto di servizio approvato in extremis per affidare la gestione del nuovo Tram all’AMAT, azienda nota per i suoi disservizi, oltre che per i problemi di bilancio, che non possono certo essere risanati istituendo una sorta di malcelata, anzi, perfino spudoratamente dichiarata tassa, per risanarne l’economia e salvarla da un probabile fallimento. Ci sarebbero altri modi per intervenire su quella patata bollente, che non siano l’istituzione dell’ennesimo balzello.

E non è anche questo un motivo valido, quello tributario, per chiedere a un tribunale competente un parere definitivo su questa “creativa” forma di tassazione?  Se un cittadino fosse libero di pagare una tariffa, e di non usare la propria auto per transitare in un’area sterminata qual è quella definita nelle ZTL 1 e 2, che comprendono gran parte del centro abitato, senza la possibilità di essere attraversate da arterie principali, come invece dovrebbe essere per consentire la libertà di scelta fra pagare e non pagare; se non si fosse di fatto costretti a pagarla, questa tariffa, non potremmo dire di trovarci di fronte ad una vera e propria tassa. Il fatto di essere di fatto costretti a pagarla, fatto sul quale il Comune conta proprio per raccogliere l’economia necessaria alla gestione del Tram ed alla ricapitalizzazione dell’AMAT, ci induce a sostenere che non di tariffa si tratti, ma di una vera e propria tassa. Sarà il giudice, quindi a dirci se abbiamo ragione anche su questo, e quindi a bocciare questo provvedimento anche per questo motivo. Le tasse devono infatti rispondere a precise norme. Non ci si sveglia al mattino e si impone una tassa senza rispettare le relative leggi in materia tributaria. Se passasse questo “modello” si costituirebbe un pericoloso precedente per tutti gli enti locali in crisi (la maggior parte) e si giungerebbe al paradosso che un automobilista dovrebbe pagare una tassa di 100 o più euro (chi lo stabilisce?) per ogni comune nel quale vuol circolare con la propria auto.

Ecco perché è necessario fermare questa follia.

Ma a questo punto è necessario che mi fermi anch’io. Se volevo soddisfare la curiosità di coloro che desideravano conoscere le ragioni di tanto affannarsi per contrastare al TAR le ZTL avrei certo dovuto, e sarebbe stato preferibile, essere più breve e sintetico. Spero di non aver sortito l’effetto contrario, scoraggiando i curiosi con una eccessiva lunghezza.
Col TAR, purtroppo, la brevità non sarà possibile. Speriamo che, come nel 2008, sia “breve” e rapida almeno la sentenza.

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Era doveroso consentire a tutti i lettori di conoscere anche questa faccia della medaglia, poichè in una vicenda delicata come questa che si sta delineando, è indispensabile informare e ascoltare tutti gli interventi sul tema. A tal proposito, saremo ovviamente ben lieti di accogliere eventuali risposte alla presente della controparte o di chi vorrà contribuire ad un dibattito pubblico e costruttivo.


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47 commenti per “ZTL | Incombe il ricorso al TAR: queste le ragioni di Bispensiero

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  • kazakistan 55
    04 feb 2016 alle 18:04

    Grandiosa Linosa! Nel tuo breve commento, che mi trova perfettamente d’accordo, ci sta tutta l’idiozia di gente incompetente (pagata da noi)! Premesso che io sono comunque favorevole alle ZTL (ma con tassa di 10 euro max) è ovvio che così come lo hanno pensato (con un solo neurone) non sarà mai reso operativo. Per cui è indubbio che tutte le correzioni che tu hai prospettato e molte altre, renderanno giusto il provvedimento.


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