14 apr 2015

La Sicilia delle città-ghetto presa a calci dallo Stivale


cetto

Sono fresco di un week end trascorso a Catania. Apprendo dai giornali del crollo del viadotto in autostrada, avvenuto il giorno dopo il mio arrivo. Imprecazioni a parte, comincia la mia odissea.

Il viaggio di ritorno fila più o meno liscio sino a Tremonzelli, dove si esce obbligatoriamente per percorrere la SS120, attraversando Caltavuturo e passando per Cerda. Non fosse per la bellezza dei paesaggi madoniti, non so come ne sarei uscito da questo viaggio della speranza.

E’ un salto indietro nel tempo, nella Sicilia delle “trazzere”, buone per i muli forse…ma non certo per le auto. Il percorso è lento, maledettamente lento. In più punti la fila di auto è costretta a fermarsi e procedere a passo d’uomo, perché la statale è in condizioni disastrose. L’asfalto è sfalsato, crepato; in certi punti ci sono dislivelli così alti che bisogna andare di freno a mano, con buona pace delle sospensioni.

Il percorso sembra non finire mai, quand’ecco che finalmente sbuco nuovamente in autostrada, all’altezza di Buonfornello.

Arrivo a Palermo sfinito da un viaggio di tre ore e mezza: un’ora e mezza in più di quanto necessario.

Leggo i titoli dei giornali: “Sicilia tagliata in due!” e mi chiedo di cosa stiamo a parlare. Scoppia lo scandalo, e tutti scoprono l’acqua calda.

La Palermo-Catania è un cantiere aperto da quando ho memoria. Restrizioni di carreggiata per lunghissimi tratti -coi new jersey a fare ormai parte dell’arredamento – , gallerie fatiscenti, asfalto sgretolato. NESSUNO HA MAI FATTO NULLA.

Sento i politici in campagna elettorale promettermi miracoli: ponti sbrillucciosi d’oro massiccio, casinò, aeroporti intercontinentali, grattacieli e pilu pi tutti… e il pensiero non può che andare laddove sarebbe bastata una minima parte di quello che avrebbe dovuto essere investito per il ponte sullo Stretto, per rifare l’intera rete ferroviaria siciliana e dotarci di un’alta velocità, che non sarebbe certo stata inficiata da venti minuti di traghettata.

La soluzione politica, secondo il sindaco Bianco, sarebbe quella di istituire un volo diretto Ryanair da Palermo a Catania. E io che fino al giorno prima l’avevo buttata lì per scherzo…

Guardo alle nostre strade statali devastate, alle gallerie col cemento depotenziato, al progressivo e, oserei dire, quasi criminale smantellamento delle nostre ferrovie. Analizzo la sconsolante realtà della mobilità siciliana, e non posso fare a meno di notare che per Trenitalia non esistiamo più nemmeno sulla cartina.

mappa trenitialia (FILEminimizer)

Adesso, non paghi, abbiamo frammentato pure la stessa Sicilia. Più che tagliata in due, ormai assume i connotati di un puzzle che non si riesce a ricomporre.

- Tre ore (nel migliore dei casi) per raggiungere Trapani in treno da Palermo
- Tre ore e trentasette minuti per raggiungere Messina da Palermo con un regionale
- Un solo treno da Palermo alle 6:33, per raggiungere Catania in “appena” 3 ore. Le altre soluzioni sono semplicemente improponibili…
- Dieci ore per raggiungere Trapani da Siracusa in treno
- Dal 1996 si è passati da trentadue coppie di treni che lasciano l’isola, ad appena dieci(LINK)

Potrei andare avanti per un bel po’. Il punto è che alla Sicilia è stato da sempre negato il diritto alla mobilità. Si va lenti pure dove si potrebbe andare più rapidi, e il tutto a vantaggio del trasporto su gomma, attorno al quale gravitano fin troppi interessi.

Sono stanco di questa perenne distanza tra politica e logica. L’interesse di pochi a danno di tutti, che anziché essere perseguito, viene fomentato, incentivato, premiato dalle stesse cariatidi (e non in senso anagrafico, ma soprattutto politico) che in campagna elettorale vengono a promettere ciò che loro stessi disfano.

Il crollo del viadotto della Palermo-Catania, o quello del neo-inaugurato tratto della Palermo-Agrigento sono solo la punta dell’iceberg di politiche marce, manovrate da incompetenti e corrotti.

Mi chiedo come sia possibile accettare una tale mediocrità, e ancor di più come sia possibile ignorare per anni queste aberrazioni anticostituzionali, in pieno contrasto col principio di continuità territoriale, accettando di fatto una disparità mostruosa – nemmeno tra nord e sud, ma tra la Sicilia e il resto del paese.

Mi chiedo perché a parità di contributi, non dobbiamo essere liberi di spostarci come tutto il resto d’Italia. Com’è possibile che in una regione europea, nel 2015, si faccia un salto indietro di sessant’anni e le città diventino ghetti insormontabili?

Com’è possibile che dopo un’infinità di proclami politici per una Sicilia più allineata agli standard minimi di civiltà, si stia gradualmente tornando al medioevo?

C’è da mettere mano sul fuoco che ora partirà il solito valzer delle buffonate, con i conseguenti rimpalli di responsabilità. Ma onestamente, di questi valzer al siciliano non può fregare di meno. Dopo lo tsunami in Giappone è stato ricostruito un intero tratto di autostrada in pochi giorni, con tante scuse della compagnia per non aver fatto prima. Da noi l’intervento ordinario diventa una concessione di privilegio. Ma non è forse questa l’abilità più “ammirevole” di chi ci governa? Venderci i nostri stessi diritti e spacciarli come favori?

Per riparare quel viadotto serviranno mesi, forse anni. Un danno incalcolabile per i siciliani e per l’economia dell’isola. Con quel viadotto crolla il turismo dell’isola, il pendolarismo, la credibilità e la fiducia in qualsiasi istituzione.

Ora, ad essere troppo duri, poi ti accusano di essere violento. Allo stesso modo però si legittimano tutte queste forme di violenza silenziosa, perpetrate negli anni senza che nessuno abbia mai mosso un dito.

Nessuno ci mette mai la faccia, nessuno paga. Le condizioni di quel viadotto erano state già denunciate da tempo. Fatti gravissimi come questo sono considerati eventi ordinari, ed è questo che fa paura nella nostra Sicilia: l’abitudine, l’ordinario. Ogni qual volta che si dimostra di poter rinunciare a un pezzettino di civiltà, di democrazia, di diritto, è un passo in più verso la definitiva ammissione di debolezza e impotenza.

Seguiranno giorni di clamore, finché la notizia sarà calda, poi tutto tornerà a tacere. E quando in Sicilia si tace, tutto di colpo si acquieta e la polvere comincia nuovamente a depositarsi. Un circolo vizioso di inerzia assoluta dal quale sembra non poterne venirne a capo.

Speriamo solo che questa volta i siciliani non dimentichino in fretta. Ma tanto, finché non ci scappa il morto…


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13 commenti per “La Sicilia delle città-ghetto presa a calci dallo Stivale
  • punteruolorosso 1879
    14 apr 2015 alle 7:55

    accantonata l’idea assurda del ponte tangentaro (la maggior parte dei siciliani si muove in aereo verso mete civili, non va mica in calabria), bisognava investire sul trasporto locale e regionale. ci stanno togliendo anche quello. invece bisognerebbe raddoppiare i binari ovunque e collegare palermo e catania in un’ora e mezza, palermo e trapani in 45 minuti, siracusa e trapani in 2 ore, ecc. è vero che c’è un monopolio della gomma. se ci fate caso, la sicilia è terra di raffinerie (priolo, milazzo, gela), di autotrasporti mafiosi (non faccio nomi), e adesso anche di trivellazioni (è in corso una campagna per fermarle). la nostra economia la vogliono basare sul petrolio e sulle basi militari. e noi siamo degli idioti che prendono la macchina pure per comprare le sigarette.

  • Luca S. 129
    14 apr 2015 alle 10:19

    Un quadro sconfortante e molto deprimente, che non lascia alcuna speranza per il futuro, per quanto mi riguarda.
    Se 30 anni fa si parlava di gap infrastrutturale da colmare, oggi, guardando indietro, si scopre che non solo non si e’ fatto nulla per riallinearci al resto d’Italia (ma proprio nulla), ma addirittura non si sono nemmeno eseguite le opere minimali di manutenzione a salvaguardia di cio’ che gia’ esisteva. E mentre l’insufficiente e mal gestita minuscola rete autostradale risulta oggi un colabrodo, le ferrovie, come giustamente riportato in questo ottimo post, continuavano a tagliare, addirittura portandoci ad una situazione ben peggiore rispetto a quella di 30 anni fa.

    E’ aberrante nonche’ allucinante pensare che lo stato dei trasporti in Sicilia sia ben peggiore di 30 anni addietro, ma nei fatti lo e’, eccome.

    Soluzioni personalmente non ne vedo. La Regione e’ sostanzialmente in default da un quinquennio, pur continuando a sperperare senza ritegno ingenti risorse pubbliche. Il governo nazionale non ha mai mosso un dito a supporto delle infrastrutture isolane.
    Non possiamo esulare da un discorso politico in questo dibattito. I cittadini devono poter verificare le promesse fatte in campagna elettorale, i giornalisti devono anzitutto verificare la veridicita’ e la fattibilita’ di cio’ che ci viene promesso, smentendo immediatamente il politico fanfarone e ingannante.
    Dobbiamo protestare e chiedere che ci sia dato quel minimo per poter lavorare, senza aiuti, senza contributi. Perche’ quelli finiscono presto. E senza strade, ferrovie, con porti scollegati e aeroporti penalizzati dalla compagnia di bandiera, non ci resta che andare via da questa terra dove sperare e’ diventato quasi impossibile.

  • Jackson 1
    14 apr 2015 alle 10:58

    La colpa è anche dei siciliani,che protestano e bloccano tutto solo quando il Palermo o il Catania vanno in serie b,non comprano buoni giocatori o vendono quelli più forti. Poi anche se ci sono infrastrutture e servizi da terzo mondo,corruzione dilagante e disoccupazione alle stelle, ci si lamenta solamente ma poi nessuno fà niente. Si votano sempre gli stessi personaggi, si pensa solo al proprio orticello a discapito di tutta la comunità e ci si accontenta senza aspirare mai a sfruttare tutte le potenzialità di questa regione,di sviluppare realmente il turismo, le energie pulite e la sua posizione strategica nel Mediterraneo.

  • KINGDOM 20
    14 apr 2015 alle 12:23

    Qua ormai non è più solo un discorso di mafia…purtroppo ormai la mafia non è più l’unica scusa, capro espiatorio a cui appigliarsi quando si parla dei mali della Sicilia. Ora come ora, infatti, penso che la mafia e la corruzione siano allo stesso livello al sud quanto al nord. Qua, purtroppo, ormai si parla di ignoranza e incompetenza nude e crude, che sono difetti ben più gravi della mafia stessa. I mafiosi li arresti e finisce lì, è questione esclusivamente di una macchina giudiziaria che deve fare bene il suo lavoro. Ma l’ignoranza e l’incompetenza come le debelli?? È impossibile…il deficit infrastrutturale va di pari passo col deficit culturale.

  • KINGDOM 20
    14 apr 2015 alle 12:27

    La Palermo – Catania…..stiamo parlando di un’autostrada che collega la quinta città con la decima città di italia, e due province che unite assieme fanno più di 2 milioni di abitanti…e la cosa più grave è che il giorno dopo il crollo colui che ne era deputato avrebbe dovuto fare un colpo di telefono e istituire in 5 minuti almeno 4 treni diretti al giorno tra Palermo e Catania a tempo indeterminato. C’è un mix di rabbia e rassegnazione

  • peppe2994 3054
    14 apr 2015 alle 13:01

    Per il discorso dei treni sinceramente se è vero che arriveranno 9 coppie a fine Aprile non si può criticare davvero nulla.
    Inserire treni richiede tutta una logistica organizzativa, dai turni dei macchinisti alla sicurezza sulle linee con dei tempi che vanno programmati e studiati. In pratica contano di fare tutto in quindici giorni, il che è un grande esempio di efficienza, della serie volere è potere.

    Comunque, Kingdom hai perfettamente ragione.
    Ormai è l’Italia tutta quanta che va allo sfacelo per lo scandaloso grado non solo di corruzione, ma ultimamente soprattutto per interessi egoistici.
    E’ semplicemente agghiacciante come se tutto fosse normale imprenditori e ditte intere mettono a rischio la sicurezza della popolazione per guadagnare risparmiando palesemente sui materiali.

    Il sistema degli appalti è ridicolo. I ribassi oltre il 50%, ma siamo pazzi?
    Poi arrivano le varianti di progetto per compensare gli impossibili ribassi e si spende il doppio, il triplo e molto di più.

    Poi arrivano i commissari con le bende negli occhi. Qualche mazzetta e le gravissime pecche progettuali diventano progetti eseguiti a regola d’arte. Finché dura è fortuna, poi come sta accadendo ultimamente valanghe di licenziamenti, ma intanto i milioni se li sono presi.

    Ma come si può vivere in pace con se stessi autorizzando opere che mettono a rischio la pubblica sicurezza?
    Intrallazzi ovunque. Un paese che funziona dovrebbe essere trasparente. Non ci sarebbe bisogno di nessun giro di parole perché tutto dovrebbe essere chiaro e limpido, invece no. Non si possono sapere le graduatorie degli appalti, non si può sapere niente perché c’è del losco sotto ogni cosa.

    Questo discorso non è che è riferito al solo ponte, guardate l’expo con costi di realizzazione del padiglione Italia che raddoppiano.
    Se la mentalità degli italiani non cambia non si va da nessuna parte.
    Neanche se ci scappa il morto si farà mai qualcosa perché tanto ci sono sempre quei quattro gatti con le tasche gonfie di soldi accumulati con la truffa ai danni di tutti.

    Guardate questo servizio di Report sull’ANAS. Da brivido.
    http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-a901393b-c5e8-4b6d-9eb2-31f01a9666f1.html

  • alex78pa 4
    14 apr 2015 alle 13:41

    Vorrei far notare che la cartina che si vede nel sito trenitalia.it e anche presente in questo articolo fa riferimento a treni “FRECCIA” che come si sa (almeno spero per chi ha scritto questo articolo) non viaggiano in Sicilia!!!

  • Andrea Baio 54519
    14 apr 2015 alle 13:45

    @alex78pa il punto era proprio questo: le frecce hanno tagliato fuori la Sicilia. Quella mappa onestamente fa abbastanza impressione

  • alvarezlimao 153
    14 apr 2015 alle 14:35

    Votate Pd è questo il risultato! Il Pd non ha mai avuto a cuore il Sud, risponde questo partito agl’interessi delle banche tosco-emiliane e ai poteri forti del nord. I risultati sono sotto gli occhi di tutti i siciliani. Mandiamo Crocetta a casa!

  • Anomymous 17
    14 apr 2015 alle 15:17

    Commenti tutti interessanti.
    Si dovrebbe però puntare sulla rimozione delle figure non all’altezza della gestione degli eventi.
    Qualunque sia il piano di ripristino, si resterà sempre in hazard condition su tutte le altre opere fondamentali.
    Avete mai pensato a cosa accadrebbe se un sisma colpisse Palermo?
    Avete rilevato che il nuovo tram, in realtà, non ha fatto altro che ingabbiare ancor di più la città renderla quindi insicura.
    Come si può sfollare la città con queste premesse ed in caso d’emergenza?
    Come vedete è tutto un fiorire di problemi, antichi e nuovi, occorre quindi rimuovere gli incapaci ed avere la capacità di pensare, cosa che per i siciliani sembra essere un optional non disponibile.

  • dax71 2
    14 apr 2015 alle 16:07

    Il nostro “dissenso” sarà “comprato” con i prossimi 80 euro!…la verità è una sola…per cambiare il sistema dobbiamo prima cambiarne gli ingranaggi…ed oggi come ieri gli ingranaggi di questo orologio senza lancette è formato in primis da tutti noi…inutili e vili lagnosi…per poi correre a dare la “fiducia elettorale” in cambio di cosa?…ieri di un lavoro ad hoc in aziende pubbliche “create dal nulla”…oggi ancora più meschinamente per “80 euro”…domani continueremo a votare in cambio di ancor meno…visto che il nostro DNA è questo!. Abbiamo e potremmo ancora cambiare lo stato delle cose, come? io dal mio punto di vista l’ho già fatto e continerò a farlo, dando fiducia elettorale ad un movimento che sposa in pieno la legalità ed il senso di comunità…nella speranza che “altri” si uniscano al mio pensiero, attendo la vera svolta di questo Paese.


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