20 mar 2015

VIDEO | Palermo ed i borghi rurali negli anni ’50


Un video del 1955 racconta la Sicilia ed in particolare Palermo ed i costruendi borghi rurali.

Una testimonianza molto forte, che colpisce nel vivo la memoria delle vecchie generazioni ed impressiona le nuove con la sua panoramica sulla cala e sui monumenti storici della città.

videopalermo

L’intento propagandistico, caratteristico dell’epoca, enfatizza le prospettive di sviluppo dell’entroterra mostrando le case rurali in costruzione di borgo Manganaro ed il nuovo borgo Schirò, soffermandosi sugli elementi tipici degli insediamenti: l’ambulatorio medico, la caserma dei carabinieri, il negozio di alimentari, la scuola e la chiesa.

Queste grandi aspettative si contrappongono ancora di più con lo stato di abbandono che caratterizza questi manufatti ad oggi.

Per chi volesse approfondire il tema dei borghi rurali l’intero archivio dell’Ente Sviluppo Agricolo è in fase di caricamento online sul sito del progetto “Sapere Tecnico Condiviso


anni cinquantaarchxarchborghi ruralifoto palermo anticamiurmobilita palermosapere tecnico condivisoSegnalatismart citiessmart cities and social innovation

2 commenti per “VIDEO | Palermo ed i borghi rurali negli anni ’50
  • Athon 879
    20 mar 2015 alle 13:45

    Grazie! Finalmente qualcuno inizia ad interessarsi anche ai borghi rurali!

    Percorrendo le strade delle campagne siciliane, ci si imbatte spesso in questi piccolissimi “paesini fantasma” che hanno un fascino strepitoso.

    Bisognerebbe recuperarli al più presto, assegnando una nuova funzione, legata magari alla sviluppo del turismo rurale, prima che questo patrimonio vada perso per sempre. È un vero peccato che attualmente versino in uno stato di completo abbandono.

    Ecco ciò che scriveva Carlo Emilio Gadda sui borghi rurali della Sicilia:

    «Il disegno dei borghi fu commesso, con opportuna delibera, ad otto architetti siciliani; perchè fin dal suo sorgere (nella luce nuova delle opere e dei giorni attesi) l’edilizia rurale dell’appoderamento ripetesse dagli autori e inventori, nati nell’isola, forme congeniali alla natura e ai paesi di Sicilia: direi al senso del suo costume e della sua storia mediterranea, al suo essere: antico e nuovo. E davvero le forme han corrisposto, per felicità intera e nativa, all’aspettazione ed alla fede. Ho veduto i raduni bianchi dei cubi nella immensità della terra, quasi gregge portatovi da Geometria: e una limpida disciplina di masse, riquadri, diedri, gradi; e li avviva una grazia semplice, un’opportunità dell’atto, una speranza. E mi parvero già custoditi dal senno: non nati dall’arbitrio tetro, come può accadere a chi ha matita tra mano da fare i rettangoli, e soltanto matita. E vi erano brevi, puri portici: tinti alla calce i volti, i pilastri: e a sfondo il sereno. Archi a sesto, campiti di turchese. E la torre. Sul lastrico del cortile erano portate le ombre, come ore. E gli sgrondi cadevano alla serpentina lunga dei tegoli veduti in taglio, quasi ghirigoro o belluria: ma non ghirigoro, disegno sano anzi e venuto da necessità. E la porta era accesso già sacro, e la cucina in luce, con l’acquaio, pareva sbandire tutti i mali del luogo come dèmoni il fulgore dell’Arcangelo.» (I nuovi borghi della Sicilia rurale. Roma, La Nuova Antologia, 1941. Estratto dalla Nuova Antologia, 1° febbraio 1941, p.7)

    «La Sicilia rurale (come ogni regione, del resto), è contraddistinta da una modulata varietà di condizioni agronomiche, i cui estremi termini sono l’aranceto e l’uliveto costieri, e il latifondo: che occupa le alte superfici dell’interno. La coltura intensiva, la suddivisione della proprietà, la presenza di abitazioni in tutta la campagna caratterizzano le parti più fertili e più accessibili del territorio, tenute dall’agrumeto, dall’ulivo, dal mandorlo, dalle vigne, dai frumenti densi, mentre che il latifondo si estende nella solitudine e si direbbe costituisca veramente il feudo della solitudine.» (I nuovi borghi della Sicilia rurale. Roma, La Nuova Antologia, 1941. Estratto dalla Nuova Antologia, 1° febbraio 1941, p. 7)

  • Benedetto Bruno 197
    20 mar 2015 alle 21:04

    Notando l’aria e l’atmosfera di decenza che emanavano Palermo e Messina negli anni 50 e poi facendo paragone con l’oggi mi risulta evidente che le nostre città abbiano intrapreso un percorso di crescita distorto e malato: automobilisti, motociclisti e pedoni ipnotizzati dai loro smartphones, pubblicità invadente, troppo cemento, persone una sopra l’altra in spazi troppo stretti e soffocanti, troppe auto, troppe banche, troppi supermercati maleodoranti, troppi pochi spazi aperti e verdi. Taliari Paliemmu ogni ghiuoinnu mi fa bieniri i rovesciari.


Lascia un Commento