20 dic 2013

Via Roma è da riaprire? Traffico, esperimenti e nuovi percorsi pedonali


Alcune considerazioni circa l’attuale chiusura di via Roma (sulla quale abbiamo già espresso non pochi dubbi), il traffico nelle strade limitrofi del Centro Storico e i percorsi pedonali da stabilire. Un serio percorso condiviso, che possa raggiungere la “normalità”.

Chi vi scrive è un cittadino del Cassaro. Uno che ha creduto, crede nel rilancio di Palermo e dei suoi mandamenti storici. Uno che, pur con mille disagi, ha scelto (anche economicamente) di investire il proprio futuro nel cuore di questa città. Ebbene, fatta questa doverosa premessa atta a giustificare il rancore verbale che leggerete appresso, veniamo all’argomento dell’articolo: in questi giorni si fa un gran parlare – bene! – di pedonalizzazioni nel centro storico. È un continuo rimpallo di notizie: comitati di commercianti che propongono lo stop al traffico sui cardi principali del quadrilatero storico, e loro colleghi che osteggiano anche solo la parola “chiusura” prevedendo crisi e saracinesche abbassate. Chi vorrebbe uno stop totale, h24, su via Maqueda e chi (l’amministrazione attuale ad esempio) parla di “sperimentazione” e formalizza una ZTL a intermittenza e a scadenza. Chi desidererebbe che i mandamenti storici fossero una landa desolata senza l’ombra di un veicolo che non sia mosso da cavalli e chi si chiede come sopravviverebbe senza entrare con l’auto fin nel panificio. Chi dice che la pedonalizzazione è la panacea di tutti i mali, compresa la recessione degli esercizi commerciali, chi invece la vede come un nemico in più da scongiurare in questo periodo di vacche magre.

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Chi legge nell’affluenza consistente (che c’è) su via Maqueda chiusa un segno inequivocabile che il palermitano brama solo assi su cui “tampasiare” e auspica corsi e viali trasformati in ramblas ovunque, chi si appella invece ad ogni espediente – dalle bancarelle dei venditori abusivi fino alla ricerca di un orario “morto” in cui ci sia poca gente, citando improbabili delibere che vietano le bici nelle zone interdette al traffico che “neanche-a-Ferrara” – per denigrare un provvedimento già di per se liliputziano. Ci sono i puristi che vorrebbero basolato ovunque e non-sia-mai-che-si-veda-architettura-moderna-fusa-con-l’esistente nei mandamenti storici e chi pensa che per trasformare una tangenziale in boulervard pedonale bastino 4 piante, due pedane in legno rivestite con tappeto rosso natalizio e un paio di giocolieri in mezzo all’asfalto.In sostanza: tanto tifo, tanta confusione. E una decisa, assoluta sconoscenza della normalità evidentemente. Parlo di normalità e non uso parole più gettonate come “europeizzazione” perché a mio avviso è davvero inutile mettersi a citare questa o quella città del Vecchio Continente (ognuna sicuramente più vivibile e meglio tenuta della nostra) perché, cari concittadini, la realtà di fatto è che TUTTA l’Europa (e buona parte del mondo) fanno l’opposto di quel che facciamo noi, garantendo un tenore di vita più elevato in termini di servizi, ordine, pulizia, decoro, sicurezza, etc. In poche parole, siamo noi l’anomalia, siamo noi “quelli strani”. Dunque, parliamo di normalità da conquistare. Ebbene, come ci arriviamo a questa tanto sospirata normalità? Lavorando in ogni campo, in ogni direzione, con un progetto di respiro pluridecennale (il ritardo infrastrutturale e civico è abissale). Sicuramente – focalizziamo nuovamente la discussione sul punto in esame – anche attuando questa radicale trasformazione urbanistica del centro chiamata “Pedonalizzazione”.

Le pedonalizzazioni sono uno degli strumenti per arrivare alla tanto ambita normalità? SI. Amen. Su questo non si discute e quindi la mia critica non va certo all’idea di chiudere le strade dei mandamenti storici. Sono semmai nuovamente deluso di come un evidente manipolo di dilettanti (o paurosi) strateghi comunali ha partorito questo confusionario topolino. Un cambiamento definito epocale non può infatti essere ottenuto solo transennando per alcune ore, per alcuni giorni, una strada. Il pensiero è di una ingenuità tale da risultare addirittura offensivo per l’intelligenza se proposto in chiave di soluzione rivoluzionaria. Ho deciso di mettere le mie riflessioni in forma di articolo dopo che questo pomeriggio ho “cercato” di camminare lungo la storicissima via Paternostro (non doveva essere una delle strade scelte per le “micro-pedonalizzazioni”?).

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Vi confesso che è stata una esperienza raggelante: a causa, evidentemente, della chiusura degli assi storici principali e SOLO di quelli, molti cittadini non hanno trovato di meglio da fare, come capita sempre, che usare il complesso, stretto dedalo di vie e viuzze del centro per cercare di farsi strada. Ora, immaginate voi, in una città come Palermo, in una anti-cultura come quella di Palermo, cosa può succedere se si chiudono gli assi storici – già usati impropriamente per il flusso veicolare di transito – lasciando però all’anarco-automobilista la possibilità di battere il resto dei mandamenti attraverso ogni vicolo e di transitare per di più sul Cassaro, divenuto in questi giorni ancor di più un muro di macchine da cui oggi, con le vie Roma e Maqueda chiuse, non si può sfuggire se non agli estremi ovvero alla Marina o in piazza Indipendenza. Via Roma è l’unico asse interno al centro storico che andrebbe lasciato aperto al transito veicolare.

Una situazione insostenibile che si ripete quotidianamente dalla mattina fino a notte fonda. Le immagini a corredo di questo articolo (via Paternostro, “tappata” dal traffico sul Cassaro) sono più esplicative di tante parole. Chi vi scrive ha avuto difficoltà a transitare, anche solo a respirare in via Paternostro. Un gioiello, una potenziale strada fatta di botteghe (sia storiche, sia di tanti giovani che hanno impiantato, credendoci, nuove attività), su cui si affacciano il meglio dell’architettura nobiliare di Palermo e monumenti come San Francesco D’Assisi e, perchè no, l’Antica Focacceria omonima, svilita, avvelata dagli scarichi, con la pavimentazione tanto sconnessa da risultare pericolosa per pedoni e mezzi a due ruote. Una via stuprata e mortificata. Io non ci sto più. Non riesco più a stare zitto vedendo che tutti gli sforzi fatti nell’ultimo ventennio dai privati (tra risanamenti, ricostruzioni, nuove botteghe, locali) per far rinascere il cuore della mia città vengono completamente ignorati se non addiritttura sabotati dall’ennesima amministrazione colpevolmente assente e paurosa di qualsiasi presa di posizione più definitiva di un vaso messo in mezzo alla strada. Signori, non è così che si rende più vivibile una città. Perchè, sia chiaro, il caos infernale che il Cassaro e, in generale, tutto il centro sta vivendo in questi giorni sono figli di un provvedimento frettoloso quanto malpensato. E non perchè si è chiuso “troppo” bensì perchè non si è operato abbastanza per sviluppare, prima, tutta quella serie di azioni propedeutiche appunto alla chiusura. Non si sono preparate le basi, semplicemente perchè non esiste un piano organico. E questo è avvilente.

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Il provvidenziale e per nulla scontato risveglio civico di un volenteroso gruppo di commercianti che ha richiesto con apposito comitato questa virtuosa richiesta, unito allo straordinario successo di pubblico dell’asse strappato per qualche ora alle auto, sono elementi che fanno ben sperare sulla maturazione dei palermitani ma che vengono paradossalmente sviliti poi dallo stesso Comune con un provvedimento che a mio giudizio è assolutamente l’opposto di quel che si dovrebbe fare in un’ottica volta a creare finalmente un centro vivibile e “normale”. E certo i miei dubbi sono sono legati al come la gente transiterà ed arriverà a casa o a lavoro NON passando da via Maqueda o dal Cassaro. È bene a questo punto dare alcuni capisaldi per tracciare la linea di azione di un’amministrazione illuminata. È assurdo – criminale oserei dire, visto ciò che respiriamo – utilizzare gli assi storici per smaltire traffico in transito da tutta la città. Questo è un fatto corroborato anche soltanto da un dato incontrovertibile: il volume che gli assi dei mandamenti storici riescono a smaltire è assolutamente inadeguato alle portate effettivamente affluenti su essi. Ergo, è una situazione insostenibile sia sul piano infrastrutturale che, in seconda ma non secondaria battuta, sul piano della salute (anzi, mi chiedo con sempre maggiore insistenza se sia possibile richiamare anche legalmente il comune alle sue responsabilità viste le sicuramente eccessive percentuali di gas di scarico rispetto a quelle consentite dalle normative, ad esempio in un budello come via Paternostro, oggi).

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Dato dunque per assodato e scontato che via Maqueda o il Cassaro non possano essere usate come tangenziali la domanda si sposta su un altro punto: sono indispensabili a smaltire il flusso veicolare di chi effettivamente deve raggiungere i mandamenti storici? Ebbene, il come arrivare al centro per “fermarsi” al centro è una questione risolvibile già ora con i mezzi pubblici (e l’enorme afflusso di pedoni in via Maqueda di queste ore mi sembra confermi questa mia affermazione): l’asse nord-sud in effetti, grazie alla linea 101, è già oggi ben servito, anche se non è certo sufficiente la portata oraria garantita dai bus, che andrebbe incrementata (Metrò, batti un colpo se ci sei!). Da queste considerazioni si potrebbe già da ora decretare la pedonalizzazione perpetua degli assi? Se non servono per il traffico in transito perchè strutturalmente non predisposti e/o inadeguati, e se il flusso in entrata/uscita dal centro può bypassare detti assi o servirsi di mezzi pubblici, in linea teorica, andando per sottrazione, la risposta è: “si”. La domanda successiva allora è: perchè questa “transitorietà” del provvedimento? Perché, se l’amministrazione crede, così come sostiene a parole, nelle pedonalizzazioni, si va poi a stabilire delle date o delle ore? Perchè una scadenza? Anche su come è stata stabilita temporalmente questa anomala ZTL (di questo si tratta) ci sarebbe da spendere delle parole: a mio avviso infatti lasciare aperti al traffico questi assi giusto i giorni di festa, quando la gente magari vuole poter “passiare” per il solo piacere di farlo, come avviene in tutta Europa (ah, la normalità!), è una mancanza di veduta prospettica significativa. 

 

 

Qui infatti c’è un altro luogo comune (tutto palermitano) da sfatare: non si pedonalizza SOLO per agevolare i commercianti. Si creano percorsi pedonali INNANZITUTTO per salvaguardare le zone storiche dal traffico, per creare una viabilità alternativa. E, generalmente, è questo che, dopo, attrae appunto l’apertura di esercizi commerciali. Da cittadino del centro spero che questa giunta comprenda (pardon, abbia il coraggio di comprendere) che le sperimentazioni non servono più a nessuno se non alla stessa amministrazione per poter sempre mantenere un piede in due staffe (leggi: far tornare, con l’oblio, le cose come erano). D’altro canto il successo di pubblico in questi giorni è sotto gli occhi di tutti e mi auguro che questo risultato non generi in chi deve decidere una paura tale da far desiderare il 7 gennaio per poter far dimenticare tutto.

Qualcuno dirà di me: questo tizio è il classico “nemico ‘ra cuntintizza”. Forse. Forse, da cittadino che aspira a una vita normale pretendo che vi sia anche una gestione “normale” della città, piani di sviluppo compresi. Perchè, signori, per poter parlare di una pedonalizzazione del centro non occorrono provvedimenti arraffazzonati e provvisori sugli assi principali. C’è bisogno di un piano organico e di ampio respiro. Ad esempio, occorrerebbe:

- Creare un coordinamento tra l’ufficio traffico, quello del centro storico e lo sportello per le attività private che elabori strategie, progetti, piani, direttive tutte legate e finalizzate ad un unico obiettivo; – Stilare una rete alternativa di mobilità pedonale che si sviluppi INNANZITUTTO tra i numerosi vicoli che mettono in comunicazione i vari mandamenti, legandoli e articolandoli anche in base alla dislocazione delle cosiddette “Isole” pedonali (che infatti sono attualmente “isolate”); un dedalo di strade e stradine che, anche se vietate già da oggi al transito veicolare privato, non costituirebbero, con la loro chiusura, un trauma al traffico.

- Realizzare un piano per gli esercizi afferenti le zone pedonali che contempli la tipologia di negozi apribili, le architetture di base da rispettare, arredi e decori utilizzabili, orari di carico e scarico, agevolazioni fiscali, etc.

- Cercare, sulla base di questo piano complessivo, fondi europei (AGENDA2014-20 è alle porte) per: rifacimento pavimentazioni, rifacimento sottoservizi, rifacimento illuminazione, creazione di varchi mobili gestiti telematicamente, pass per i residenti muniti di scarrozzi sulle vie interessate, arredi e decori, etc.

- Chiudere, con step successivi, a tratti e solo DOPO aver vagliato e portato avanti il piano fin qui mostrato, gli assi storici, con lo stesso livello e qualità di intervento già proposto sopra per le vie minori. Ed ancora, volendo immaginare per tutti noi un futuro normale: – Ricerca di perimetri all’interno dei mandamenti per la creazione di multipiano a uso RESIDENZIALE: questo vuol dire: cambio di destinazione uso delle aree (e relativi passaggi in consiglio e nelle apposite commissioni), concorso di idee per la realizzazione e fusione architettonica di queste strutture visti i contesti in cui sarebbero intercalati, project financing con le imprese private interessate alla costruzione/gestione delle infrastrutture, agevolazioni per chi acquista il posto auto, studio di vie obbligate (con varchi gestiti telematicamente) per raggiungere detti posteggi, obbligo comunale per chi acquista al centro di comprovare la disponibilità di un posto auto, etc.

- Riavvio dell’iter per creare i posteggi per l’interscambio per chi viene da fuori centro (piazza Giulio Cesare, piazza Don Sturzo).

Signori, questo vuol dire Piano (con la P maiuscola) per la pedonalizzazione! E lo si fa in qualche anno, certamente. Basterebbe forse il quinquennio di vita di un’amministrazione. Forse un giorno vedrò il mio Cassaro chiuso, magari con una tranvia al centro. Vedrò via Paternostro e via Alloro a disposizione solo di pedoni, ciclisti, attività commerciali e turisti rapiti dalle immense ricchezze monumentali e intenti a far foto a una delle città più belle del mondo. Mi piacerebbe ringraziare (e votare) un’amministrazione coraggiosa che si prendeesse la briga di ridisegnare in meglio il mio futuro, il futuro di tutti noi, con razionalità, impegno e… Normalità. Ma purtroppo, oggi, mentre marcio intossicato tra i gas di scarico e intontito dai colpi di clacson lungo un Cassaro le cui attività stanno morendo, inciampando tra le balate sconnesse di un parciapiede stretto meno di un metro e cinquanta, zigzagando tra le auto in sosta selvaggia, mi sovviene in mente che ancora aspettiamo gli arredi definitivi dell’”isola” di piazza Bologni.


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7 commenti per “Via Roma è da riaprire? Traffico, esperimenti e nuovi percorsi pedonali
  • ingegnerem 15
    20 dic 2013 alle 16:27

    Non so quanti riusciranno nell’impresa di leggere tutto l’articolo, ma il messaggio è chiaro anche leggendo le ultime 15 righe: questa Amministrazione si sta dimostrando incapace di Pianificare, vive solo di slogan ed improvvisazione, e la maggior parte delle sue azioni, spesso mosse da una sincera volontà di far qualcosa di buono, risultano poi un fiasco a causa della mancata programmazione.
    Eppure Orlando non avrebbe nulla da perdere nell’intraprendere percorsi virtuosi, e talvolta meno graditi dai Palermitani più “rumorosi”, ma che sicuramente potrebbero condurre questa martoriata città verso quella normalità “sognata” dalla maggioranza dei suoi abitanti.

  • Templare 481
    20 dic 2013 alle 17:40

    Io l’ho letto tutto e lo trovo ampiamente condivisibile. Il problema di fondo, concordo, è l’assoluta mancanza di programmazione praticamente in qualunque settore della società cittadina, pubblico o privato io vedo spesso e volentieri sempre gli stessi errori/orrori.

    Inizio a pensare che sia qualcosa di atavico, forse per storia, per cultura, per DNA magari, siamo proprio incapaci di vedere, pensare e progettare oltre il brevissimo periodo. Metaforizzando, preferiamo alzare il tappeto e nascondere la polvere piuttosto che arrivare al secchio dell’immondizia, anche se ce l’abbiamo davanti.

  • piero68 117
    20 dic 2013 alle 20:59

    Condivido in pieno i contenuti dell’articolo, che tra l’altro non si sofferma solo alle critiche,ma e’ alquanto propositivo.Il problema di tutte le amministrazioni, siano esse comunali, provinciali, regionali o nazionali, e’ che agiscono e prendono decisioni, quando lo fanno, nel migliore dei casi,sempre in funzione di un lasso di tempo limitato, coincidente con il normale mandato, mentre certi argomenti andrebbero affrontati ad ampio raggio ed in un arco temporale sicuramente piu’ esteso.Per queste ragioni, si finisce spesso nel prendere decisioni affrettate e provvedimenti raffazzonati e controversi.

  • MAQVEDA 17489
    20 dic 2013 alle 22:17

    Quoto in toto. Specialmente in un punto, le isole pedonali NON sono solo in funzione del commerciante.
    Partendo dal presupposto che forse forse non avrei cominciato con la “chiusura” proprio dei viali principali, che avrei preferito graduali, serie, pedonalizzazioni di strade e piazze, condivido l’idea della chiusura del Cassaro (via Roma-Porta Nuova) e della via Maqueda (piazza Verdi-piazza Bellini). Ma la via Roma no, almeno un viale di transito è necessario, almeno nelle attuali condizioni infrastrutturali.
    Non mi dilungo tanto sull’ovvia ridicolaggine dell’intervento, per la sua temporaneità, per le fasce orarie, per l’approssimazione con cui tutto è orchestrato, per l’evidente non pianificazione. Le piste ciclabili annunciate in pompa magna sono inutilizzabili, visto che le piante vi sono state collocate sopra. Ovviamente questa è una grandissima dimostrazione di idiozia all’ennesima potenza, ma almeno al Comune possono fregiarsi di aver fatto le piste ciclabili in centro storico. Comunque.
    Interventi di decoro, come pavimentazioni e altro hanno bisogno di soldi e tempo, quindi non sto qui a criticarne l’attuale assenza.
    Ma queste NON sono pedonalizzazioni. Almeno non come le intendo io, non come si intendono ovunque fuori da questa città (basta vedere Catania e Trapani per esempio). Sono assolutamente indegne per una città come Palermo.

  • Orazio 943
    21 dic 2013 alle 14:30

    Ho letto l’articolo due volte e per intero e lo trovo condivisibile, non comprensibile dai più giusto per via della sua complessità di approccio (è un limite culturale di oggi quello del non saper pensare “in toto”) anche se credo che il suo limite stia nel fatto che, nonostante sia propositivo e non denigratorio, dia adito ad attacchi ingenerosi all’attuale amministrazione comunale, che puntuali infatti arrivano strumentalmente dal nick ingegnerem e da qualche altro. La complessità ed organicità di pensiero, ripeto, non è roba di molti, a tutti i livelli sociali.

    L’attuale amministrazione, anzi l’attuale sindaco, aveva intrapreso percorsi di pedonalizzazione negli anni ’90 ed aveva previsto il tram negli assi principali, o almeno in via Maqueda e via Roma, come mezzo di mobilità collettiva. Aveva previsto il modello europeo, non quello normale. La città rifiutò quel piano concettualmente, la destra (quella che ingegnerem e qualcun altro sembra rimpiangere) ne fece materia di insulto personale oltre che politico alla giunta di allora, ad Orlando, ad Arcuri, a Mangano. Insulti e barricate, con la complicità del Giornale di Cecilia.

    I quasi 10 anni di presenza a palazzo delle aquile del tennista sorridente (presenza metaforica ovvia) e dei suoi sodali hanno semplicemente espresso il nulla in materia, se è vero il far west che ha reso invivibile il centro storico nelle ore serali e notturne fino a un anno fà, mentre ora qualcosa sta cambiando.

    Ora, anno 2012, il Comune ha prodotto un piano che ha troppe lacune, ma che è un nuovo inizio: perché se è vero che si tratta di processi da iniziare e concludere in un lasso temporale medio, è vero pure che questa amministrazione si sta vedendo costretta a ripartire da zero, ed anzi ha prodotto in un anno più di quanto il tennista abbia prodotto in 10 anni.

    Quanto al fatto che si debbano pedonalizzare e riqualificare i vicoli, è normale che sia così, anzi che lo si debba fare se non prima, assieme ai grandi assi, ma ricordiamo che in quei vicoli vivono persone non sempre di livello normale (non dico europeo, figuriamoci) – proprio poco fà ero li quando un palermosauro in scooter ha imboccato ad alta velocità via Maqueda sbucando da via Giacalone – e non sono solo abitati dalle persone “normali” o “europee” cui l’autore fa riferimento, alludendo a se stesso e ad alcuni che hanno reso migliore via Paternostro. E li siamo nella parte “migliore” del centro storico, sotto il profilo sociale.

    Personalmente, da persona che non vive né lavora in centro storico, vi accedo in bus, anche quando le strade sono aperte al traffico, però non la trovo un’usanza dei più, forse anche perché i bus sono non del tutto affidabili a causa dei tappi di traffico del tutto anarchico che si creano altrove (basti vedere il polo Notarbartolo). I bus poi in zona Politeama e Massimo compiono giri ed evoluzioni che li rendono in parte inutili allo scopo. Trovo che la mancanza del tram – della mobilità interna al centro storico – costituisca l’elemento di crisi dell’intero sistema, assieme all’anarchia nei vicoli di cui parla anche l’autore.

    Palermo ora come ora è una landa impossibile da coprire con una coperta… come tiri tiri o escono i piedi o esce la testa… e quanto ai processi, sebbene con le segnalate contraddizioni, ne è iniziato uno, si spera che chi verrà dopo lo continui.

  • Orazio 943
    21 dic 2013 alle 14:59

    Con 2012 ho voluto riferirmi all’anno dell’insediamento della giunta, ovviamente.


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