03 lug 2013

La normalità ad orologeria


Questa città sta male, molto male. Più si va avanti negli anni e più ci si sente scoraggiati. Palermo affonda, e lo fa perché ci sono talmente tanti fattori così complessi e intrecciati tra di loro che ormai sembra quasi impossibile sbrogliare la matassa. Proviamo quindi ad ordinare le idee:

1)Mala politica: è un termine così generico che può voler dire tutto e nulla allo stesso tempo. Il politico nostrano è una razza a parte, mediocre persino a confronto con la mediocrità italiana. Il politico nostrano è solitamente un buffoncello gonfiato, ignorante, totalmente incapace e con l’attitudine al servilismo. Si fa strada leccando piedi fino a raggiungere la posizione che gli consentirà di sfoggiare tutta la propria arroganza. E’ solitamente convinto di essere una persona importante, e poco importa se sta lì solo perché ha affinato l’arte della genuflessione, senza aver alcun merito di sorta, perché quello che conta per lui è la posizione di potere, di poter fare da arbitro e disporre a proprio piacimento della politica come ricatto e merce di scambio. Il politico nostrano è il raccatta-voti per eccellenza, e l’unica sua abilità sta nell’istinto di sopravvivenza. L’obiettivo non è mai quello di migliorare la condizione della città e dei cittadini, ma esclusivamente arrivare alle elezioni successive garantendosi una poltrona sotto il sedere. Ecco quindi che sedutosi sul trono convoca le udienze private, gestendo la cosa pubblica come affare personale: distribuisce posti, fa promesse alle sue cerchie, trova il modo per distrarre i fondi pubblici, affida gli appalti agli amici, inaugura opere incompiute o tarda a inaugurare quelle compiute se si è a ridosso delle elezioni, e così via. Il politico nostrano, da bravo parassita, arraffa quel poco che di buono c’è, se ne appropria, si prende meriti di altri, lo prosciuga e smette di farlo funzionare grazie alla propria incapacità gestionale. Al politico nostrano non importa nulla di portare avanti buone idee o valorizzare competenze locali, dando spazio a realtà positive del territorio: lui è il capo, e quando dice di sì, ti spaccia per favore un tuo diritto e devi stargli grato. Anche quando il politico nostrano non è così mediocre e magari, sebbene sia raro, ci prova pure a far funzionare le cose, si trova presto di fronte al proprio limite nel saper prendere decisioni impopolari. Laddove si potrebbero trovare soluzioni efficaci e a costo zero, il politico nostrano se la fa sotto e si cala le braghe di fronte ai mafiosetti che si appropriano di angoli della città: si tratti di abusivi, commercianti, pubblici dipendenti o altro. L’istinto del raccatta-voti è duro a morire, così ognuno continua a tutelare ciecamente il proprio orticello, sicuro del fatto che basta alzare un po’ i toni (o rovesciare qualche cassonetto e tirare qualche sasso) per farsi ascoltare.

2)Buco di bilancio: Ancora oggi è impossibile definire con precisione l’entità del buco di bilancio di Comune e Regione. L’enorme deficit, frutto dello scempio delle precedenti amministrazioni, pende come una spada di Damocle sulle nostre teste. Senza soldi, si tagliano i servizi, o almeno quei pochi che ci restano (che non possono neanche essere definiti tali). Qualsiasi intervento di ordinaria o straordinaria amministrazione è diventato un lusso, al punto che la polizia municipale è stata costretta a chiedere in prestito i new jersey per la nuova viabilità di piazza Indipendenza alla SIS (la società che ha in appalto i lavori del passante ferroviario), perché il Comune non ha un soldo. Non si capisce nemmeno se si scamperà il default o meno; di certo c’è che la comunicazione sotto questo aspetto latita, e questo non fa ben presagire. Così come non fa ben presagire che il Comune voglia continuare a occuparsi del carrozzone politico Gesip, a discapito dell’interesse dei restanti 600 mila abitanti della città di Palermo. Sembra che chiunque amministri non abbia comunque tutta sta voglia di mettere mano alla situazione: è una patata bollente troppo scomoda, e tanto si potrà sempre dare la colpa ad altri, o passarla al prossimo sindaco/presidente della Regione.

3)Interessi mafiosi: i tentacoli della mafia attanagliano ogni strato della società sicula – e non solo – intrecciandosi nelle istituzioni, nella politica, nella sanità, nell’economia, nella finanza, nell’imprenditoria, negli appalti, traffici illeciti, abusivismo di ogni sorta, racket, estorsioni, burocrazia, etc. La mafia è un’istituzione radicata nel territorio e nella cultura, ed è talmente potente da far storia a sé. Chiunque voglia cambiare le cose da noi deve fare i conti con gli interessi mafiosi e con gli inevitabili conflitti che nascerebbero qualora si decidesse di intaccare veramente certi equilibri. Senza contare che lo Stato è totalmente assente e che attualmente è in corso un processo giudiziario per trattative dirette con la criminalità organizzata, il che ci fa intendere che siamo soli in questa lotta.

4)Burocrazia: un problema tutto italiano, sul quale marcia pure buona parte degli interessi politici e mafiosi. Nessuno ha veramente interesse a snellire la burocrazia. La burocrazia blocca l’impresa, blocca l’istituzione, rallenta i ritmi di una società e fa da filtro naturale allo sviluppo economico attraverso meccanismi illogici che sfiorano l’idiozia. E’ proprio qui che si va a collocare la politica, all’interno della burocrazia. Attraverso scambi di interessi la politica può accelerare questi processi, o bloccarli del tutto. La burocrazia decide la vita o la morte di un’impresa, l’efficienza o la non efficienza dei meccanismi giudiziari, etc. La burocrazia è una vera e propria arma dissuasiva: fa sì che niente cambi e che il pubblico interesse possa continuare ad essere inteso come merce di scambio. La burocrazia è una stortura del sistema sulla quale si sono formate professioni e interessi di lobby, che ora ostacolano il percorso di snellimento delle procedure.

5)Assenza di controllo: meccanismi del genere possono funzionare solo se chi dovrebbe controllare non lo fa. I controlli non ci sono mai, che si tratti di rispetto del codice della strada, di repressione dell’abusivismo, di lotta all’evasione fiscale o di repressione generica dell’illegalità. Chi prova a lavorare bene viene ostacolato. Gli apparati di controllo sono stati strutturati in modo pessimo, così da impedire l’efficienza dei controlli. Un territorio dove ogni cosa funziona male, sarà un territorio dove è possibile compiere illeciti con maggior successo: tanto, nella mischia difficilmente qualcuno se ne accorgerebbe. La logica del “porco al centro della sala” di cui vi parlammo tempo fa. Non è tra l’altro raro vedere sempre più spesso gravi fenomeni di convivenza e reciproca tolleranza tra i controllori e i “controllati”. Questo fa sì che le stesse istituzioni perdano di credibilità e vengano viste come dei clown dal resto della cittadinanza, che in tal modo sarà ulteriormente incentivata a compiere illeciti, certi di restare impuniti.

6)Cultura inversa: il cittadino è cresciuto in un ambiente diseducativo, dove le istituzioni sono le prime a dare il cattivo esempio. I privilegi di casta, le leggi ad personam, gli inciuci, gli scandali, la corruzione: tutti elementi che fanno percepire l’assoluta inaffidabilità delle istituzioni e demarcano una netta distanza tra Stato e cittadini. Come se non bastasse, i tagli alla cultura e all’istruzione hanno ostacolato ancora di più il processo di sensibilizzazione della cittadinanza verso temi quali la legalità, il senso civico, il rispetto della legge. Il cittadino ha sviluppato un’avversione verso lo Stato, adattandosi a leggi non scritte che hanno soppiantato quelle esistenti. Non si può neanche parlare di “disonestà”, perché molti conterranei non hanno semplicemente idea di cosa significhi il rispetto delle regole. La proliferazione di un ambiente malsano, dove l’unica cosa che conta è la sopravvivenza del singolo, ha fatto sì che ognuno dettasse legge a modo proprio. L’assenza di controllo ha fatto sì che queste cattive abitudini diventassero prassi, normalità. E’ così che sporcare il suolo pubblico, appropriarsene, evadere le tasse, posteggiare in doppia fila, prendere le corsie preferenziali contro mano, esercitare attività abusive, sono diventati comportamenti normali, e che ogni tentativo di reprimerli adesso, comporta reazioni violente da parte di chi è stato abituato a fare così.

Ognuno di questi fattori interagisce con l’altro, e insieme trovano equilibrio in un sistema che ha consolidato le sue fondamenta deformi e ha assunto una parvenza di normalità a orologeria, che ben presto ci farà pagare tutto con gli interessi. Finché le lancette di questo orologio continueranno a ticchettare, l’ingranaggio andrà avanti; ma adesso che cominciano a incepparsi sarà difficile scampare l’esplosione.

Questa amministrazione è in carica da più di un anno ormai. Non mi aspetto i miracoli, sebbene cerchino di farci credere che accadranno.

Mi preoccupo di più per la totale assenza di coraggio, per l’incapacità e il rifiuto di prendere decisioni impopolari, anche se a costo zero.
Mi preoccupa l’assenza di realismo, come base di partenza per una lenta ma efficace ricostruzione.
Mi preoccupa chi continua a dipingere nuvolette nel cielo e a mettere l’immondizia sotto il tappeto, perché dimostra di non avere idee per tirarci fuori da questa situazione.

Come direbbe Balasso: “il sistema non vuole soluzioni, perché le soluzioni bloccano il sistema. Il sistema vuole soluzioni temporanee”. Sono proprio le soluzioni temporanee a creare la merce di scambio per i politici e permettere di strumentalizzare le necessità di un’intera città a proprio vantaggio.

Mi chiedo però: quando tutta la pacchia sarà finita, chi è che ci perderà? Chi è che resterà qui? Chi è che se ne andrà con le saccoccie piene?


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4 commenti per “La normalità ad orologeria
  • pikacciu 182
    04 lug 2013 alle 8:30

    Ottima analisi Blackmorpheus, soluzione? Formare una lista civica e cercare di scalzare la vecchia politica, anche se la città non mi sembra pronta alle novità. In fondo come abbiamo visto alle ultime elezioni i nostri cittadini amano il vecchio e la pigrizia. Alle prossime elezioni non sarebbe male vedere il simbolo di mobilità Palermo tra tutta quella feccia che già si porta e nuovi volti che compariranno 15 giorni prima dalle elezioni comunali la prossima volta pronti a fare promesse alla Cetto La Qualunque. Pensateci ragazzi, i tempi sono già maturi!

  • Luca S. 129
    04 lug 2013 alle 11:35

    Un’analisi a dir poco perfetta. Da diffondere. Le coscienze vanno quantomeno toccate, sensibilizzate è una parola troppo forte in questa bruttezza generale.

    Passeggiavo a Palermo con mia moglie la scorsa settimana: non viviamo qui. Le chiesi “cosa vedi”. Mi ha risposto “bruttezza”. Ho chiesto, spiega: “vedo gente brutta, luoghi brutti, cose brutte da ogni parte in cui mi giro”.
    Io concordo. Palermo è diventata proprio brutta, in tutte le sue forme.

    Ragazzi, siete rimasti la sola speranza per questa città. Come chiede pikacciu fate una lista civica. Siamo ormai alla fine.

  • piero68 114
    08 lug 2013 alle 12:12

    Perfetta l’analisi della nostra condizione da parte di Blackmorpheus,bisognerebbe diffonderla a tutta la societa’ civile e a coloro che si apprestano a fare politica.Trovo davvero strano che su argomenti cosi’ importanti che riguardano la nostra citta’ ci siano solo 3 commenti ad ora.Mi sarei aspettato una valanga di opinioni, magari verranno per carita’.Bisogna assolutamente innescare un processo di rivoluzione culturale per cambiare la mentalita’ della gente di questa citta’.In primis i partiti,facciano accurate selezioni quando scelgono i propri candidati,favorendo chi ha a cuore veramente la cosa pubblica e non chi entra in politica solo ed esclusivamente per interessi personali.Riguardo certi comportamenti di parte di questa cittadinanza, ormai radicati ed insopportabili, mi sembra che certi provvedimenti e scelte da parte dell’amministrazione pubblica vadano assolutamente imposti,con coraggio e fermezza.Il dialogo si, sempre,ma gli interessi della collettivita’,il bene comune viene prima di tutto.Alla cittadinanza vorrei dire di organizzarsi concretamente e prendere iniziative ad ampio raggio per questa citta’, senza aspettare le istituzioni pubbliche,ormai in una fase di assoluta inadempienza e inefficacia.Questa citta’, un tempo meravigliosa, mortificata da amministratori indegni e da una malavita arrogante,sta vivendo un periodo di decadenza incredibile.Guardo le foto in bianco e nero , sento i commenti di chi vi ha vissuto 30, 40, 50 anni fa’ e mi chiedo come sia stato possibile arrivare sino a questo punto.D’accordissimo con pikacciu’,bisogna creare una lista civica con gente veramente di buona volonta’ che spazzi via la vecchia politica ed insegni alla gente che la cosa pubblica puo’ essere efficiente e a servizio dei cittadini.Su questo sito ci sono tante persone con buonissime idee e una cultura positiva del fare, avendo viaggiato ed essendo venuti a contatto con realta’ nazionali e non, dove la normalita’ e l’efficienza e’ all’ordine del giorno, piuttosto che la nostra precaria e labile straordinarieta’.Perche’ no, mobilitapalermo tra i simboli alle prossime elezioni.


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