28 mag 2013

Il vecchio con le braccia incrociate e la fila parallela


Vengo da una “due giorni” devastante. Come se non bastasse l’assurdità di dover fare scalo a Pisa per raggiungere l’aeroporto di Alghero, tra code, imbarco, sbarco, atterra, decolla, primo volo, secondo volo, terzo volo, quarto volo, passa i controlli, misura il bagaglio, pesa il bagaglio, ritardi, buchi di 9 ore tra un volo e l’altro…ti ritrovi ad affrontare i panormosauri anche al di fuori della terra natìa.

Di che parlo? Parlo del palermitano in coda. Partiamo da Punta Raisi, diretto per Pisa. Poi Pisa-Alghero, Alghero-Pisa, e di nuovo Punta Raisi. Quattro voli, e un su e giù senza senso, per raggiungere una città che dista da Palermo meno di 500 km in linea d’aria.

La differenza la noti subito: i toscani e i sardi la coda la fanno, per Palermo la cosa è un tantino diversa.

Andata (Palermo-Pisa): Inizia l’imbarco. Si distinguono subito i fessi come me, dai furbi che sanno come gestire la cosa. Io che sono un fesso, mi metto in coda e aspetto trenta minuti in fila per guadagnarmi una posizione che mi consentirà di salire in aereo in tutta tranquillità, senza ressa e senza lotte per i posti. Il panormosauro no. Il panormosauro se la prende comoda. Il panormosauro resta seduto sino all’ultimo, e si inventa la fila parallela.

Non si conoscono bene le origini della “fila parallela”, ma fonti attendibili ne attribuiscono la nascita a quando il panormosauro decise che si rompeva i coglioni ad aspettare e mettersi in coda come tutti gli altri, e voleva starsene seduto fino alla fine così non si stancava a stare in piedi.

Come funziona la fila parallela? La fila parallela inizia circa 30 minuti dopo che quella “standard” ha preso vita. Anziché iniziare dal culo della prima, questa particolare “seconda fila” comincia quasi sempre dal vecchietto furbo con le braccia incrociate (una tattica per far percepire apparente innocuità). Questo simpatico vecchietto con le braccia incrociate non parla con nessuno, non deve farsi notare, la sua presenza è invisibile, intangibile.

Come quando da bambini giocavamo a “un, due, tre, stella!”, questo vecchietto con le braccia incrociate che prima distrattamente ricordavi fosse alle tue spalle di almeno un metro e mezzo, pian piano te lo vedi accanto…ed è lì che si gioca la partita.

Lo noti, e capisci che non avrà alcuna intenzione di andarsi a mettere in coda 20 metri più indietro. Se ne sta lì, con le braccia conserte e lo sguardo fisso e apparentemente per i fatti suoi…ma tu lo sai, sai che ti sta osservando con la coda dell’occhio. Il vecchio ti osserva: cerca di capire se intuisci qualcosa.

Guarda dall’altro lato e pian piano ti si affianca. Vuole sorpassarti. Il duello comincia.

Ti avvicini il più possibile a quello che sta davanti a te per non lasciargli margine di spazio. Lui comincia a spingere di fianco, ma dall’altro lato non c’è nessuna calca. Altri passeggeri che prima stavano seduti lo notano, e si alzano dopo di lui. Pian piano un’altra fila prende forma: uno, due, quattro, dieci persone, con i loro trolley appresso. Il vecchio sorride con l’angolo della bocca: adesso ha un esercito.

Io non mollo. Mi stringo quanto più posso, ho un vantaggio: il varco d’accesso all’imbarco è dal mio lato, non dal suo. Ma la seconda fila ormai ha preso forma, ed è lunga quasi quanto la prima.

Il vecchio capisce che non mollo, ormai è più di un metro davanti a me, e ha puntato quello che mi sta davanti. Il tizio davanti è più timido, riservato, non vuole questioni…e poi è pur sempre un vecchietto, lo lascia infilare piano piano, senza dir nulla.

Si apre il varco, le due file si mischiano come due mazzi di carte prima di una mano a poker. La prima fila la riconosci dalle facce stizzite dei fessi che si sono fatti la coda educatamente in fila per mezz’ora…mentre la seconda è composta per lo più da facce da cul…ehm, di bronzo che mantengono una posa seria, come se avessero altri pensieri per la testa, ma l’unico pensiero è passare davanti. Il vecchio se la ride dentro di sé, è riuscito a passare.

Rifletto se sia il caso di sputtanarlo davanti a tutti, ma alla fine decido di restare zitto. Non per altro, ma farglielo notare significherebbe scatenare una lite che rallenterebbe ancora di più le operazioni di imbarco, e io ne ho già le scatole piene. Non sa, l’imbecille, che dovranno farci salire sul bus prima di arrivare all’aereo, e che la sua furbata non gli porterà quindi alcun vantaggio. Così come non porterà alcun vantaggio a tutti gli idioti che gli sono venuti appresso.

Al ritorno, stesso discorso.

La fila parallela è, nel suo piccolo, una metafora della classica forma mentis del panormosauro medio: un ridicolo provinciale che passa la vita a “futtiri pi unn’essiri futtutu”: “tanto, se non lo faccio io, lo farà qualcun altro”…


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21 commenti per “Il vecchio con le braccia incrociate e la fila parallela

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  • vogliadiscappare 0
    03 giu 2013 alle 14:43

    ma di quelli che fanno la coda al cinema e appena arrivati al loro turno sono ancora indecisi o peggio chiedono le trame o giudizi di tutti i film al povero bigliettaio ne vogliamo parlare?


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