28 ago 2012

Quale percorso ciclabile per via Libertà


Via Libertà rimessa a nuovo. Spariti gli scandalosi dossi, che per anni sono stati oggetto di critiche:  pericolosi per i ciclisti e pedoni, e fonte di  innumerevoli danni causati ai bus Amat (soprattutto gli autosnodati), costretti al rientro in officina. Adesso un l’interrogativo: quale percorso ciclabile per questa strada?

Foto by S. Di Stefano

In passato, la stessa via era stata interessata da un percorso promiscuo pedoni/biciclette su entrambi i marciapiedi, ma con varie difficoltà immediatamente emerse: auto che ostruivano gli scivoli o edicole/alberi che rendevano tortuoso il tragitto.

La strada si presta come naturale percorso ciclabile, anche in prospettiva dell’istituzione del futuro bike-sharing da parte dell’Amministrazione Comunale.
Quale soluzione adottare?
L’utilizzo delle corsie preferenziali dei bus è senza dubbio una proposta fattibile. Corsie chiaramente protette da cordoli e l’istituzione di una Zona 30 lungo l’intero asse stradale e strade limitrofe. Ciò per salvaguardare la sicurezza di ciclisti e pedoni, migliorandone la convivenza con le auto.

Una Zona 30 inoltre riduce i consumi e l’inquinamento, ma soprattutto rende più vivibile e piacevole l’area interessata, invogliando i cittadini stessi all’utilizzo della bicicletta. Tutto ciò senza grandi investimenti infrastrutturali.

La presente proposta verrà girata all’Assessore alla Mobilità Tullio Giuffrè.

 

I lavori di rimozione dei dossi



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35 commenti per “Quale percorso ciclabile per via Libertà

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  • Marco1984 74
    29 ago 2012 alle 6:56

    Palermo, soprattutto nel Centro Storico, non consente la realizzazione di piste ciclabili separate dalla sede stradale, per ovvi motivi. A mio avviso, potremmo prendere in considerazione il metodo adottato ad Amsterdam: Piste ciclabili inglobate nelle strade in cui la circolazione delle auto è limitata a residenti e mezzi di soccorso ( con bassi limiti di velocità ) e soprattutto un codice della strada che tuteli maggiormente i ciclisti penalizzando automobilisti e scooteristi in modo che questo possa anche fungere da deterrente all’uso dell’auto o della moto nelle strade con le ciclabili inglobate.
    Detto questo vorrei aggiungere due cosiderazioni sempre relative all’uso dei delle bici: 1) Noto che a Palermo, pochissimi utilizzanto l’elmetto a protezione del capo. 2) Mi capita spesso di discutere, anche animatamente, con la municipale poiché giustificati dal fatto di star effettuando servizio di viabilità parcheggiano le auto in maniera poco esemplare. Ecco, perché non dotare gli agenti che svolgono il servizio di viabilità di bici? Secondo me vi sarebbero innumerevoli vantaggi. Io ve l’ho buttata, a voi la scelta eventuale di far pervenire l’idea a chi di dovere ;)

  • lorenzo80 582
    29 ago 2012 alle 8:42

    Mi avete fatto venire la curiosità con sta storia della velocità del bus! Ho appena controllato il mio ciclocomputer. Oggi 19,7 km/h di media e 40,6 Km/h di massima e io non sono assolutamente un professionista… Un bus per andare da A a B si muove a più di 20 km/h in media? Sottolineo: media. Comunque, in via libertà il marciapiede è abbastanza ampio da ospitare la pista ciclabile che, in realtà, c’è ma è ridotta così:

    http://pisteciclabilipa.altervista.org/liberta.html

    Spero sia ristrutturata e, come si diceva, protetta dalle invasioni barbariche che si vedono nelle foto.

  • antony977 165955
    29 ago 2012 alle 9:35

    Infatti la velocità commerciale dei bus Amat è inferiore ai 20 km/h.
    Per questo sono convinto che bus&bici possono “convivere” insieme.

  • xemet 427
    29 ago 2012 alle 9:44

    @lorenzo80

    il problema non è la media. Il problema è l’accelerazione. Inoltre devi vedere dove li hai fatti 40 km/h, molot probabilmente in discesa, prova a fare via Libertà direzione Politeama statua che è leggermente in salita e vedi se riesci a mantenere quella velocità.

    Il bus quando è fermo alla fermata e riparte arriva a 30 km/h in 3 secondi e li mantiene fino alla fermata successiva (e secondo me li supera abbondantemente pure…). Se tu sei dietro al bus in bici che fai? Ti fermi a tutte le fermate? Probabilmente provi a superarlo (ammesso che trovi lo spazio), ma il tempo che lo superi il bus già ti raggiunge e vuole superarti a sua volta.

    Comunque, è facile rendersi conto di persona di ciò che accade, basta provare io l’ho fatto e non fa per me, meglio il marciapiedi o la strada. Provate voi e vedete come vi va.

  • lorenzo80 582
    29 ago 2012 alle 10:04

    @xemet
    Sì, li ho fatto in un tratto in leggera discesa dove, spingendo un po’, riesco a sfiorare anche i 50, ma non mi interessa correre così per andare in ufficio… E comunque riesco a stare sui 20 medi. Non dico che sia cosa facile convivere coi bus, però in mancanza d’altro si potrebbe provare. Sia chiaro, il mio sogno è una città con delle piste separate e inavvicinabili alle auto, ma a Palermo è difficile, prima di tutto per la mentalità del palermitano che prende l’auto per fare pochi km anche ora che la benzina costa 2 euro. E poi perché in effetti sono poche le strade abbastanza larghe da ospitare una pista ciclabile e siccome per me la bici non è solo uno svago, ma il mio mezzo di locomozione primario, non ha molto senso che un tratto lo posso fare in pista e un altro no. C’è bisogno di qualche soluzione di compromesso.

  • Pietro Bolenares 0
    29 ago 2012 alle 10:29

    Prendo spunto dall’intervento di lorenzo80 [29 agosto 2012 alle 08:42].

    L’idea di “biciclettizzare” (scusate il neologismo!) l’asse di Via della Libertà mi piace molto. E credo che le difficoltà tecniche e i costi per tale realizzazione non siano elementi insormontabili (per quanto, non scordiamolo, Cammarata & C. hanno lasciato le casse comunali pressoché vuote).

    Non sono un esperto del settore, ma da semplici ricerche da me effettuate “in rete” ho appreso che la larghezza minima di una pista ciclabile – tenendo conto anche del cosiddetto “spazio di caduta” – non deve essere inferiore, ordinariamente, a 150 centimetri se a senso unico o 250 centimetri se a doppio senso di marcia; nel caso di pista ciclabile in “sede propria” (cioè “non invadibile” da pedoni, automobili o altri mezzi di locomozione) alla larghezza vera e propria della corsia ciclabile vanno aggiunti altri altri 50 centimetri per ospitare le strutture di separazione (cordoli o – meglio, secondo me – ringhiere continue tranne che in corrispondenza, ovviamente, di incroci e/o passaggi pedonali).

    Tuttavia è possibile realizzare – purché siano ben definite/segnalate – piste ciclabili a senso unico di appena un metro di larghezza (più, s’intende, i 50 centimetri di cui sopra per le strutture di separazione, ove necessarie).

    Alla luce di quanto precede, la mia “visione” di “biciclettizzazione” di Via della Libertà, che tiene conto anche dell’allocazione degli alberi che la nobilitano, è che le piste ciclabili (a larghezza, costante, di un metro) possano essere realizzate in “sede propria” su tutto l’asse viario destinando, a tale scopo, una parte dei sufficientemente larghi marciapiedi.

    Le piste in questione troverebbero “posto” nello spazio intermedio fra i cercini o aiuole degli alberi e la parte più interna dell’asse stradale, cosicché ai pedoni rimarrebbe un considerevole ambito di utilizzo dei marciapiedi (e ciò varrebbe anche per il tratto, a tre corsie, compreso fra Via F. Turati-Piazza F. Crispi e Via Dante-Piazza A. Mordini).

    La “sede propria”, resa fortemente visibile con una colorazione marcatamente diversa da quella della circostante pavimentazione nonché da un’apprezzabile, seppur minima, sopraelevazione, andrebbe fisicamente separata con colonnine collegate da catenelle.

    Per quanto riguarda, in ultimo, il fatto/possibilità che tali piste ciclabili possano essere interrotte da ostacoli varii (pali, edicole, chioschi o stands commerciali più o meno autorizzati), anche tale aspetto non mi pare ineliminabile (in una città civile e ben amministrata, chiaramente!).

    P.S. Mi sia consentita una piccolissima “provocazione”: camminando quasi sempre a piedi, ho notato che le piste ciclabili già esistenti sono quasi del tutto inutilizzate
    (e ciò al netto della loro discontinuità e/o delle automobili parcheggiate sopra di esse).

  • lorenzo80 582
    29 ago 2012 alle 11:11

    @Pietro Bolenares
    Concordo sulle tue proposte, tranne sull’ultima osservazione relativa alle piste ciclabili: non puoi escludere le auto parcheggiate, come fai a usare le piste ciclabili che abbiamo noi?

    http://pisteciclabilipa.altervista.org/foto.html

    Nemmeno vale la pena salirci, perché tanto sei sicuro che dopo qualche metro incontrerai un ostacolo e dovrai deviare, facendo più strada, più fatica (continue frenate e ripartenze) e mettendoti pure più in pericolo, infatti è molto più in pericolo una bici che fa una deviazione rispetto a una che va dritto per la sua strada.

  • Pietro Bolenares 0
    29 ago 2012 alle 11:24

    @lorenzo80

    Ti ringrazio dell’attenzione. Le “difficoltà d’uso” delle piste ciclabili, mi sono, da palermitano, ben note. Ma ti posso assicurare che, ad esempio, sul tratto di esse su Via G. Galilei (meno “vittima” di altri del “parcheggio selvaggio” ) vedo transitare pochissimi ciclisti.

  • lorenzo80 582
    29 ago 2012 alle 11:32

    @Pietro Bolenares
    In quale tratto di via G. Galilei? Io ci passo spesso ed è praticamente impossibile. Perdonami se insisto, ma come percorri in bici quel tratto quando la situazione è questa?

    http://pisteciclabilipa.altervista.org/galileogalilei3.html
    http://pisteciclabilipa.altervista.org/galileogalilei4.html
    http://pisteciclabilipa.altervista.org/galileogalilei1.html

    Che poi, tra l’altro, sarebbe bastato qualche paletto al bordo del marciapiede a proteggerla e a renderla praticabile.

  • grillo79 321
    29 ago 2012 alle 11:42

    ho letto con piacere ottimi commenti e idee…
    come biker quotidiano ormai da un paio di anni posso dire che:
    – per i piu esperti, viaggiare su corsia del bus o su strada è la stessa cosa perchè con un po di pratica si impara a vedere arrivare il bus ben prima e quindi a lasciargli strada uscendo dalla corsia preferenziale (personalmente però – come fatto notare dai dati riportati in precedenza da altri utenti – la velocità media tenuta in bici è notevolmente superiore a quella del bus ed infatti raramente mi hanno superato…di solito sono io che li supero
    - indubbiamente per un principiante (del traffico urbano intendo) girare in bici può essere complicato i primi tempi, ma dopo un paio di settimane tutto è piu facile (ora la usa anche mia moglie dopo 15 anni di girare in auto) – per queste persone, ma anche anziani, bambini etc – è ovvio che è preferibile avere dele piste ciclabili loro dedicate
    - riguardo le caratteristiche delle piste poi, vorrei sottolineare che trovo un po riduttivo parlare SOLO di via libertà…in tutto il mondo civile (dove cioe la bici rappresenta piu del 50% degli spostamenti urbani) esistono RETI CICLABILI, non create “a muzzu” una strada oggi ed un’altra domani, ma creata secondo un ben preciso disegno e progetto che permetta di raggiungere gli standard necessari ad una corretta mobilità…

    Se non si realizza un progetto decente avremo solo spezzoni inutilizzabili di piste o corsie preferenziali che non risolverebbero per nulla il problema dell’uso urbano della bici…
    tali progetti vanno realizzati seriamente da esperti e con la volontà dell’amministrazione comunale, che ancora non si è espressa – credo – in tal senso

    Nell’attesa io continuo a pedalare in mezzo alle auto, ai bus, e quando posso sulle piste…

  • Otto Mohr 47
    29 ago 2012 alle 11:56

    @antony
    La soluzione da te prospettata nell’articolo consisterebbe solo nel rendere legale ciò che oggi tutti i ciclisti fanno per viaggiare in maggiore sicurezza, ovvero invadere le corsie preferenziali. Cosi come nella soluzione, oggi c’è già la zona 30, i ciclisti camminano sulla corsia preferenziale e fino a due mesi fa c’erano pure i cordoli; cioè questa soluzione prospettata non porterebbe a nulla di nuovo, dal momento che tutto questo esiste già!
    E tutto questo è assolutamente insufficiente per poter definire pista ciclabile sicura una pista sulla corsia preferenziale. Mettendo da parte i numeri, anche se a me piace giocarci spesso, è obiettivamente pericoloso transitare oggi sulle corsie preferenziali. Possiamo sciorinare tutti i numeri che vogliamo sulla velocità media dei bus, sul numero di bus e taxi circolanti, ma sta di fatto che provandolo sulla mia pelle il tutto è davvero pericoloso. Ricordiamo, fra l’altro, che la corsia preferenziale non è una corsia dei bus, ovvero non è percorsa soltanto da bus, ma da mezzi di tutti i tipi che certamente hanno una velocità ben maggiore dei 30 Km/h!
    Per poter capire quanto appena detto, vi invito a transitare questo pomeriggio con la vostra bici per una corsia preferenziale della città protetta da cordoli: ad esempio via Roma. Vi renderete conto che viaggiare con la bici su una corsia preferenziale è davvero pericoloso!

    Riguardo alla nuova pista ciclabile in via Libertà, io rimango sulla mia idea dell’abolire la corsia preferenziale in direzione pazza Vittorio Veneto e di trasformarla in pista ciclabile. Contestualmente bisogna però proteggere tutte le corsie preferenziali di via Marchese di Villabianca con cordoli, trasferendo di li il transito degli autobus.

  • xemet 427
    29 ago 2012 alle 12:28

    @ Pietro Bolenares

    “Ma ti posso assicurare che, ad esempio, sul tratto di esse su Via G. Galilei (meno “vittima” di altri del “parcheggio selvaggio” )”

    Scusa ma mia viene da ridere…io ho usato quella pista per più di due anni per andare al lavoro ed era assolutamente impraticabile. Le auto parcheggiate in senso obliquo invadevano puntualmente l’intera pista, grazie alle numerose attività commerciali c’erano spesso anche furgoni parcheggiati sopra che occupavano l’intero marciapiedi pista compresa, non parliamo degli scivoli per attraversare le traverse perchè ovviamente era come se non esistessero. Si scende in strada, dove si trova spazio, si supera la traversa, e si risale sulla pista sempre dove si torva spazio fra le auto. Una volta sulla pista era parcheggiato un TIR intero, e ho detto tutto. 1000 volte meglio camminare per strada con tutti i rischi che ne conseguono.
    Bello parlare, ma le cose bisogna provarle prima.

  • matteo O. 156
    29 ago 2012 alle 14:54

    @antony
    se ci fosse una singola bici avresti ragione, ma immagina che ci siano 100 bici tra i giardini inglesi e piazza politeama….l’autobus dovrebbe praticamente andare veloce quanto una bici.

  • punteruolorosso 1663
    30 ago 2012 alle 9:31

    si’, urge ristrutturare le piste esistenti e farne di nuove ovunque. quelle che esistono non vengono utilizzate perché a volte sono più pericolose della strada stessa. in via crispi hanno tentato di risolvere il problema delle invasioni auto mettendo dei paletti che impediscono alle bici stesse di accedere alle piste ciclabili. risultato nessuno e’ disposto a scendere dalla bici ogni 20 secondi per farla passare dai paletti. che schifo di gente, tutta!


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