08 ago 2012

Palermo in punizione dietro la lavagna


Mi sembra che da una settimana sia finito il purgatorio e sia iniziato l’inferno. Ma badate bene, l’inferno non è riferito al divampare delle fiamme sulle montagne, o quantomeno non solo a quello.

In realtà la sensazione è che in questo momento la città sia in punizione per tutti i cattivi comportamenti tenuti sino ad adesso da coloro che la abitano. Una concentrazione di punizioni si stanno abbattendo su di noi, di quelle che si sentono e si ricordano.

(foto by DarioBruno)

Chi è che ci punisce?

Non si sa, forse il destino o un’entità superiore, ma non importa più di tanto.

Siamo difronte a una serie di eventi che ti inducono a ricercare con difficoltà un evento positivo tra quelli attuali, rimanendo delusi per i risultati.

Abbiamo iniziato con il rogo di Bellolampo, che tra poco diventerà una storia da tramandare da padre in figlio come la pantera in città. Canadair, vigili del fuoco e forestale in azione per giorni e giorni, manco fosse l’incendio della foresta amazzonica, decine di comunicati stampa dal Comune circa il controllo della situazione, la preoccupazione dei residenti e le polemiche sui rilevamenti.

Ovviamente mai una convergenza, l’incendio è passato quasi in secondo piano, perchè alla fine a noi piace ricamarci un pò sopra. L’importante non è tanto capire cosa stia succedendo ma trovare il colpevole da azzannare, dando adito a qualsiasi fonte si pronunci sull’argomento. E allora si smuovono comitati e cittadini, si organizzano incontri di categoria, i telegiornali non fanno che parlare di questo e noi telespettatori stiamo lì a ripetere al dirimpettaio che “l’incendio è chiaramente doloso” pur non sapendo nemmeno dove siano le fiamme. Ma è doloso, di default. Spesso ci si azzecca.

Ma perchè, un incendio può generarsi mai da solo?”

Nel frattempo la vita va avanti e ognuno di noi convive con i propri problemi quotidiani che scalzano l’incendio al settimo-ottavo posto nella graduatoria delle proprie preoccupazioni. Cosicchè Bellolampo e il suo fumiere rimane a bruciare, a margine della vita palermitana, come un tassello del puzzle che va al suo posto, perchè qui da noi non c’è mai un lieto fine.

Giornali e media continuano a parlare del caso, spesso senza dati alla mano, semplicemente riportando le dichiarazioni di tutti quelli ritenuti (da loro) “importanti” in questa città, come consiglieri, assessori e funzionari che ripetono la solita aria fritta, promettono azioni contro questo e quello e che, soprattutto, non hanno preparazione tecnica su quello che cercano di dire.

Allora sono quei pochi cittadini svegli a spostare l’attenzione sugli organi di competenza e improvvisamente anche i giornali si accorgono che forse è più utile cercare di capire di chi sono le responsabilità e le competenze. Ne parlano giornalmente, facendo vedere un canadair in volo o l’intervista a un residente, ma nel frattempo i dati sulla diossina rimangono top secret, benchè ne dicano i comunicati che scongiurano ogni pericolo.

Nell’era di internet, ancora pochi pretendono la diffusione immediata di dati sensibili come questi, mentre tanti altri si saziano con il “non c’è nessun pericolo”. Poi passano diversi anni e determinate indagini scopriranno tutto il contrario? E noi ci eravamo bevuti tutto quanto? Chi lo sa, ce lo dirà il tempo.

E mentre la fuliggine scende sui nostri balconi manco fosse la neve nella canzone di natale, alcune piazze “aprono” anzichè chiudere. Si susseguono le solite scene di anarchia che oramai il bon ton classifica come segno di diniego e incombe la sensazione che siamo ancora dietro la lavagna. Ci eravamo illusi che qualche nostro concittadino aprisse la mente, macchè. Così il Comune “rifiuta e va avanti” e l’attenzione cade a fagiolo sulle altre piazze che stanno per chiudersi e che ci risolleveranno la vita.

Quelle “zone ribelli” cadranno presto nel dimenticatoio e i palermitani che vi si recheranno potranno raccontare all’amico la solita farsa palermitana con un tono così saccente quanto giustificato che l’argomento verrà subito messo da parte per andarsi a prendere un gelato in piazza all’Antico Chiosco. Così come il rogo a Bellolampo, che intanto non è stato ancora spento.

Da qualche parte in Sicilia ci emulano. Scoppiano incendi a gogò. Noi ce li aspettiamo come ogni estate e quando non ne vediamo quasi ci preoccupiamo. Come se gli incendi fossero una cosa normale, naturale… La sera, mentre si ritorna dalla pizzeria in montagna, amiamo stupirci davanti a quel rossore affascinante.

“Forse forse sono anche i pastori ad appiccare il fuoco per far ricrescere l’erba per i pascoli?” Si sicuro, sono tutti quanti, è una cosa talmente assodata che nessuno riesce a far niente.

Ogni tanto qualcuno di nostra conoscenza ci stupisce con qualche “chicca” sui retroscena di queste situazioni, tanto per intrattenere i commensali, vantando la veridicità della sua fonte. Dopo qualche bicchiere di vino si parla già di altro. Intanto anche Monte Grifone, Monreale e Poggio Ridente hanno preso a bruciare.

(foto by Zampotta)

La fuliggine continua a cadere e si posa stavolta sui rifiuti per strada. Già perchè con la discarica fuori uso, dove li mettiamo i rifiuti? Gli altri comuni ci vengono in aiuto, poi avremo debiti con loro, ma poi ci pensiamo. Siamo ancora dietro la lavagna.

Siamo dietro la lavagna e proviamo a sbirciare in classe. Vediamo gli altri che sono bravi, li invidiamo e vorremmo essere come loro.

Sappiamo che non potremo mai esserlo, ci conviene guardare ai compagni quelli un pò meno bravi. Rigiriamo la testa verso il muro e ripensiamo alle nostre malefatte. Un pò ci vergogniamo, dentro di noi ci piacerebbe non ripeterle più, al contempo però ci convinciamo che le colpe non sono solo le nostre.

Il caldo torrido imperversa, il cielo diventa di un color sabbia fastidioso. Della pioggia nemmeno l’ombra. Anche questa è la punizione. Boccheggiamo, non riusciamo a far niente, siamo molli e stanchi. Ci secca addirittura parlare di Bellolampo che ancora mostra un labile “vapore acqueo”. Ce ne fottiamo di tutto e tutti, alla fine è e sarà sempre così, ne siamo convinti. Non ne vale la pena.

Siamo sfiniti, ci arrendiamo a tutto. L’immondizia, per un motivo o per un altro, è ritornata in strada facendoci ritornare a qualche mese fa. C’è poco da fare, per adesso siamo all’inferno, non c’è mai una cosa che gira per il verso giusto. Ci stanno punendo e noi subiamo proni. Noi stiamo ritornando a bruciare i cassonetti, per far capire a chi ci governa che siamo disposti a farci la guerra tra poveri pur di manifestare il nostro dissenso…

Non è colpa di nessuno, è una cosa già scritta su cui non abbiamo nessuna influenza. Tutta quella gente che si prodiga con la propria professionalità a cercare di fare chiarezza sono dei “mischini” che solo qualcuno attenziona, agli altri basta solo indignarsi senza capire di cosa si indignano e del perchè lo fanno.

Quindi, voi che cercate di far capire alla gente come vanno realmente le cose, state perdendo tempo, è tutto già previsto come in un film. Nessuno vi ascolterà, siamo all’inferno e tutto dovrà andare male perchè ne siamo convinti.

Tra poco il professore ci farà tornare a sedere al banco e noi saremo contenti, finalmente una buona notizia. Tutti quei pensieri dietro la lavagna sulle nostre colpe li avremo subito dimenticati e considerati esagerati. Adesso siamo di nuovo in classe tra i compagni. I più bravi ci sembreranno un pò più vicini, mentre loro ci guarderanno sempre più distaccati e increduli.

Ma che importa, noi ci sentiremo di nuovo i più furbi fin quando il professore ci manderà nuovamente all’inferno, dietro la lavagna. O direttamente fuori dalla porta.

Se avete letto tutto quanto, non potete non leggere la parte più importante e seria. Scritto da A. Russell:

La crisi incendi non é nei boschi, ma negli uffici regionali.
Palermo é una città dove qualche anno fa tre professionisti hanno creato il primo catalogo delle aree percorse dal fuoco (CAPFS) open source d’Italia e il secondo d’Europa e rischiato la vita nel fotografare i roghi da un ultraleggero da 80 CV.
http://capfsicilia.altervista.org/

Sebbene esso sia stato retribuito una miseria e li abbia impegnati per 2 anni, i tre professionisti hanno collaborato con ricercatori aerospaziali di Spagna, Stati Uniti, Regno Unito, Canada e Russia al fine di fornire dati affidabili al committente, il dipartimento regionale per la protezione civile della Sicilia, il cui unico vero compito sarebbe stato di pubblicarli a mezzo del WebGIS, piattaforma cartografica disponibile via web, predisposto dai tre.

Purtroppo, ultimato il progetto, il committente non si é neppure degnato di accendere il server su cui avrebbe dovuto caricare il CAPFS. Dalla consegna del progetto, la sua non pubblicazione ha negato all’amministrazione del Comune di Palermo e alle altre 389 dell’Isola l’accesso a una base cartografica degli incendi pronta e aggiornabile con dati a decorrere dal 2007, quando 22mila ettari di bosco andarono in fumo in 13 giorni.

La studiatissima assenza di pianificazione – unita al clientelismo che sta alla base del sistema ecomafioso siciliano – é il motivo principale per cui si continuano a spendere milioni di Euro in voli CanadAir e a impiegare 30mila agenti forestali (a fronte dei 3mila in Lombardia), incapaci di gestire un patrimonio boschivo microscopico.

Quanto a Bellolampo, é chiaro come il sole ad Agosto che gli incendi dolosi siano un rozzo stratagemma per ricreare una (finta) emergenza rifiuti in città al fine di screditare la nuova giunta e rendere impossibile l’implementazione della raccolta differenziata a piena scala. Come al solito, le soluzioni in economia (la raccolta differenziata) sono il nemico più temuto dai grandi distruttori del paesaggio, che preferirebbero continuare a sversare milioni di mc di rifutii in cava o a bruciare diossina tramite incerenitore.

Stante l’ormai decennale stato di stallo, é chiaro che i tre professionisti lasceranno DEFINITIVAMENTE l’Isola alla prima occasione nonostante vi abbiano fatto ritorno dall’estero più volte per prestare la propria opera.

L’Isola, basta tenere gli occhi aperti sul panorama umano in qualsiasi autobus, si sta impoverendo, perché chi sa fare é stanco di essere preso in giro. Una dirigenza criminale non consente a chi lo vuole di lavorare se non in quei 10 giorni di apparente tregua politica superati i quali ha nuovamente inizio una normalità in cui 1) il presidente della regione, S.C. responsabile della nomina del dirigente generale della protezione civile, si dà a uno dei tanti rimpasti di governo; 2) il presidente della regione S.C. viene accusato di associazione mafiosa; 3) il presidente S.C. nega tutto; 4) il presidente viene processato, condannato e incarcerato; 5) elezioni; 6) il nuovo presidente R.L. governa per 10 giorni e poi riavvia il ciclo 1-5.

I tre professionisti fanno tanti auguri a chi decide di rimanere in questo inferno.

A rischio la vita delle persone. Rendiamoci conto di dove siamo arrivati.


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11 commenti per “Palermo in punizione dietro la lavagna
  • griffild 327
    08 ago 2012 alle 8:55

    ragazzi purtroppo ci meritiamo tutto questo, fino a ieri ero in macchina zona ponte giafar direzione viale regione, la macchina d’avanti a me, era composta da una deliziosa famiglia, in tutto 5 animal..ops persone,
    da quella macchina hanno buttato fuori di tutto e di più, con la massima naturalezza e anche una certa spontaneità da far paura.
    siamo immersi dalla monnezza questa volta non per l’amia che sta x fallire ma per cause ancor + gravi, oggi riconoscono che forse bello lampo nn è a norma, e dicono che ad ogni strato di immondizia andava messo uno strato di terra tale da scongiurare che se un domani prendesse a fuoco, le fiamme non si sarebbero propagate nei sotto strati rendendo cosi impossibile lo spegnimento dei focolari che continuano a bruciare di sotto, dove l’acqua non riesce ad arrivare, visto che la monezza rende impregnabile il tutto.
    strade sempre + sporche stiamo raggiungendo livelli di inciviltà mai vista prima, e l’unica soluzione multare chi butta anche un solo scontrino per terra con una sanzione che va da 500 a MILLE €…
    non è facile cambiare e purtroppo i loro figli cresceranno con la consapevolezza che gettare tt i rifiuti per terra è normale…
    ma i lati delle strade li vedete mai???? sporchissimi, chiunque venga da fuori c ha preso per un paese del terzo mondo. VERGOGNA

  • salv53 1
    08 ago 2012 alle 9:20

    Tutta la Sicilia brucia; i Canadair volano come mosche, al costo (top secret) di oltre 10.000 euro/ora. Ma i famosi 28541 forestali siciliani (cfr: in Lombardia 3000, in Piemonte 2500, etc etc) dove sono? Non dovrebbe essercene uno per albero?
    Palermo è un immondezzaio: a parte i cassonetti coperti da colline, quello che mi fa paura è l’immondizia sparsa per strada, basta guardare i bordi dei marciapiede, e che nessuno raccoglierà mai. Ma i famosi 4000 (se non sbaglio) dipendenti Amia dove sono? A Milano gli “operatori ecologici” sono 1500. Va bene, certo sono stati assunti per clientelismo e sperpero folle, però sono padri di famiglia e ormai non li possiamo buttare in mezzo a una strada: ma almeno chiedere perchè Palermo non è uno specchio come dovrebbe essere con tutto questo personale si può fare? E chiediamo ancora aiuti al Nord? E ci offendiamo ai commenti sprezzanti dei leghisti? Ma siamo capaci ancora di dargli torto?

  • Luca 129
    08 ago 2012 alle 12:00

    Partiamo dal decoro della citta’: i marciapiedi sono contornati lungo il ciglio da ogni tipo di pattume. E’ una striscia senza inizio e senza fine. Continua!
    Raccogliamola noi, mettiamola in dei sacchetti con su scritto GESIP, e portiamoli davanti al palazzo di “chi lo sa fare” e vediamo se riesce a fare lavorare questa gente, magari togliando questo schifo dalla porta del suo PALAZZO.
    Se confrontassimo il numero di dipendenti GESIP con il numero di dipendenti per la nettezza urbana di un qualsiasi comune nazionale urleremmo allo scandalo!

  • Luca 129
    09 ago 2012 alle 10:31

    @fabdel
    E’ cosi’ pure in Cambogia e in Laos. Posso anche io testimoniare con foto scattate la scorsa estate.
    Noi facciamo schifo anche al confronto con quello che ingiustamente (al cospetto di Palermo) viene definito terzo mondo.
    Se quello e’ terzo mondo, noi non possiamo essere che il quarto mondo.

    Ah dimenticavo, il tasso di disoccupazione e’ notevolmente piu’ basso, sebbene il reddito medio sia di gran lunga inferiore, ma comunque rapportato ai costi locali.
    Quindi, in sostanza, si vive meglio…

  • fabdel 989
    09 ago 2012 alle 14:14

    ^ quoto! saranno pure poveri ma hanno un enorme dignità e profondo rispetto per i posti nei quali vivono. l’esatto opposto per i luridi che abitano palermo che dei soprusi, del creare sporcizia, dell’arroganza, della prevaricazione, del creare orrore, dell’inciviltà fanno la loro ragione di vita. di inutile vita


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