23 mag 2012

L’ipocrisia della commemorazione


“Beato quel popolo che non ha bisogno di eroi” – Bertolt Brecht

Ritengo che questa frase esprima una saggezza e una lucidità encomiabili.
Ragioniamo un po’…cos’è una commemorazione? Perché si commemora? Si commemora per rendere omaggio a degli eroi? Si commemora per non dimenticarli? Forse entrambe le cose, ma io credo che ci sia dell’altro. Guardo questa città, questa regione, questo paese e mi chiedo: è questo il modo di commemorare Falcone e Borsellino? Stiamo messi peggio degli anni ’80 e ’90; certo non ci si ammazza più per le strade e le stragi per fortuna sono al momento un ricordo -sebbene si spari ancora- ma di fatto cosa c’è sotto? La mafia è comunque potente, e non spara più come prima perché non ha bisogno di sparare. Seguendo la logica, la vittoria in questo momento è loro.

Ogni tanto si sente qualche politicante da quattro soldi che rivendica i suoi risultati di governo nella lotta alla mafia, prendendosi meriti delle forze dell’ordine che riescono a mandare avanti le operazioni nonostante il governo…ma di fatto qual è la realtà? La realtà è che la mafia non è più coppola e lupara. Uno degli ultimi latitanti arrestati stava studiando per laurearsi in giurisprudenza. La mafia è infiltrata ovunque: nella scuola, nella sanità, nell’economia, nella finanza, nelle imprese, negli appalti, dentro i comuni, le regioni e i governi. La mafia è la più grande azienda italiana. L’Italia è una Repubblica “democratica” fondata sulla mafia e la schiavitù silenziosa. E’ così che abbiamo commemorato i due giudici? Ai tg sentiamo continuamente notizie in cui l’associazione mafia e politica è diventata ormai prassi, non ci scandalizziamo neanche: l’orecchio si è abituato a sentire.

Poi arriva LA COMMEMORAZIONE: sembra quasi il titolo di un film.

Inizia la sfilata di carnevale.

Un esercito di politicanti, magari gli stessi implicati nelle trattative tra Stato e mafia, si mettono in mostra e vanno in pellegrinaggio a omaggiare due persone che non sarebbero neanche degni di nominare. Masse di gente che si mobilitano in ricordo dei due eroi scomparsi. Ma quali eroi dico io? E qui ritorno alla frase iniziale. Giovanni Falcone e Paolo Borsellino non erano eroi, e neanche loro avrebbero voluto essere considerati tali. Falcone e Borsellino erano due professionisti in gamba che sapevano fare il loro lavoro e che non scendevano a compromessi nel farlo, neanche di fronte alla paura di morire. Quello che dovrebbe fare ognuno insomma: far bene il proprio lavoro. Il problema è che il sistema italiano è talmente marcio e insensato, che fare il proprio lavoro correttamente è sufficiente per essere considerati eroi. Sotto il profilo professionale, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino non erano eroi, facevano solo il loro mestiere e lo facevano bene. E’ l’Italia ad essere un disastro, un mondo al contrario. Non erano i due giudici ad essere fuori dal comune, è il nostro paese ad essere fuori dal comune: una realtà a sé stante dove ogni regola è capovolta e dove il sistema premia i corrotti e i disonesti e permette loro di vivere a parassitaggio della brava gente. L’eroismo di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino non sta nell’aver fatto il loro dovere, ma nell’aver mostrato all’Italia quale sia la corretta direzione da seguire, sacrificando pure la propria vita pur di non rinunciare a un’idea. Il giorno della commemorazione non dovrebbe neanche esistere, perché la commemorazione è OGNI GIORNO della nostra vita: nel nostro agire, nel nostro pensare, nel nostro volere. In questo paese c’è gente che lotta ogni giorno per commemorarli, senza riempirsi la bocca di falsi elogi e demagogia. C’è gente che li commemora quando denuncia il pizzo, c’è gente che li commemora quando rifiuta una tangente, c’è gente che li commemora quando semplicemente si mette a servizio dei cittadini, c’è gente che li commemora quando cerca di tirare via i ragazzi dalla strada. Non saranno i signori in doppio petto che depositano corone di fiori a commemorarli di certo, non saranno quei fiumi di parole e quegli immensi commiati, o le fiction in tv e i servizi al tg, se poi uno non mette in pratica quotidianamente l’ideale che ci hanno trasmesso.

Il giorno della commemorazione è OGNI GIORNO.
Oggi è solo il giorno della lavata di coscienza.


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29 commenti per “L’ipocrisia della commemorazione

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  • Giovanni 320
    23 mag 2012 alle 13:31

    appunto me la spieghi sta cosa di Ingroia? mi sa tanto che sai solo scrivere e nn argomentare…

  • ruggys 276
    23 mag 2012 alle 14:00

    hai perfettamente ragione, condivido in pieno ogni singola parola del tuo articolo!! (ps mi sono iscritto proprio oggi, anche se vi seguo da quasi 3 anni!!)

  • Athon 879
    23 mag 2012 alle 14:49

    Capisco il tono e le ragioni di questo articolo. In parte lo condivido e trovo che anche tali discorsi siano utili a determinare le coscienze. Che ben vengano articoli del genere.

    Tuttavia voglio ristabilire un po’ l’equilibrio rispondendo alla domanda “Perchè si commemora?”: mio cugino di 6 anni oggi mi ha chiesto chi fossero Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e cos’è la mafia. Gli ho spiegato quattro cose.

  • xemet 427
    23 mag 2012 alle 15:35

    Purtroppo viviamo in un paese dove per fare il proprio dovere fino in fondo e senza compromessi e’ necessario essere eroi…

    Qualcuno dice che tanto nulla e’ cambiato ma io non credo, Cuffaro e’ in carcere per mafia…30 anni fa sarebbe stato possibile? Non credo.

    Certo la mafia non e’ stata sconfitta, inoltre mi sembra che tutti si vogliano chiudere gli occhi per non guardare e non parlare delle cose piu’ ovvie ovvero chi c’e’ dietro la mafia? Non mi vengano a dire che la mafia ha ucciso Falcone e Borsellino perche’ e’ solo ridicolo. Menti raffinatissime come diceva appunto Falcone usano menti criminali di persone, che spesso non sono molto piu’ che allevatori mancati, per i loro interessi. Mi pare ben chiaro che Riina e altri sono stati manipolati, li hanno usati fin quando gli son serviti per poi incastrarli, loro stanno in carcere (ed e’ giusto che ci marciscano) ma altri si godono la bella vita e continuano ad operare e a gestire i propri interessi. Queste persone sono persone dello stato ed e’ per questo che odio le commemorazioni, perche’ mi fa rabbia vedere lo stato che commemora omettendo casualmente sempre di dire quale parte ha avuto lo stato in quelle vicende. Ma, come diceva toto’, CA NISCIUNO E FISSA (o forse no?)

  • freepress 36
    23 mag 2012 alle 18:44

    Si black, sono d’accordo con te. Proprio oggi pensavo anche ad un particolare. Come è strano vedere commemorare i nostri eroi da uno stato che li ha praticamente condannati alla “Ponzio Pilato” per intenderci.
    Non posso darti torto. La migliore commemorazione sarebbe “almeno oggi” fare il proprio dovere. Tutti quanti ma sopratutto lo stato. Poi, solo a quest’ultima condizione, commemorare con le cerimonie più appropriate.
    La cosa che non sopporto è che commemoriamo senza sapere ancora la verità. E’ come uccidere Falcone e Borsellino 2 volte.
    La discussa trattativa stato-mafia “ancora” non permette di far riposare in pace due magistrati diventati “eroi” in un paese dove è “raro” fare il proprio dovere. Ma sono orgoglioso siano Palermitani.
    Questi sono i palermitani veri Black, quando parliamo di “DNA” panormosauro, queste sono le mutazioni che cambiano il futuro.
    Non si sono fatti corrompere da niente e nessuno e non erano ne tedeschi ne francesi ne svizzeri ne olandesi ma palermitani, più precisi di uno svizzero e più severi di un tedesco. Per Falcone furto di un motorino o omicidio colposo erano da considerarsi “reati” da trattare con la peggiore precisione legale.
    Quando dico io : i palermitani non sono nati vastasi ci sono diventati..
    Se avevamo uno stato più presente avevamo Falcone e Borsellino vivi e vegeti e questa città sarebbe la conca d’oro di un tempo.. altro che parcheggiatori abusivi e “iniziativa” addio-pizzo.. ci sarebbero le carceri piene a forza di maxi-processi se ci fossero loro..

  • annibalec 58
    23 mag 2012 alle 22:44

    Questa giornata è una grande lezione di educazione civica e di legalità per i ragazzi, cosa che è enormemente mancata alle generazioni passate. E’ una delle manifestazioni migliori per fare crescere un senso di equità e giustizia.
    Chi critica non è venuto; di doppi petti se ne son visti pochi, e non di meno di coloro che avrebbero imbarazzo a presentarsi davanti alla gente comune. Non è la loro festa, è la festa di chi crede in Giovanni e Paolo. Sarebbe meglio il silenzio? Non ci appartiene.


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