19 set 2011

Tematizzare e personalizzare le fermate della “metropolitana”


I lavori del Passante Ferroviario di Palermo, come sappiamo, saranno propedeutici oltre che al doppio binario, anche a nuove stazioni.

La fortuna di questi tempi è data dal fatto che le notizie viaggiano alla velocità della luce, pertanto in fase di progettazione e realizzazione di un qualcosa è possibile prendere spunto da altri, nonchè evitare errori commessi altrove.

Contestualizzando un attimo, diremmo che in questi anni Palermo sta vivendo una rivoluzione sul settore dei trasporti, qualcosa di “eccezionale” che altrove è pura normalità. Detto ciò, questo preambolo serve ad introdurre una discussione sull’opportunità più o meno persa di vedere cose del genere:

Siamo a Monaco di Baviera, stazione s-bahn a Karlsplatz.

Il paragone non regge, ma vale lo spunto per dire che non è utopia riuscire a dare un’identità precisa, ad esempio alle vecchie e nuove fermate di quella che volgarmente viene chiamata “metro”.

Anche in Italia, città come Napoli hanno colto l’occasione per rendere più belle e personalizzate le fermate della metropolitana, renderle più accoglienti e stuzzicanti per i passeggeri in transito.

La nostra città che è ricca di storia e riferimenti storico- simbolici si presterebbe benissimo a questo genere di restyling, e quale migliore occasione di lavori come quelli del PFP?

Perchè non aver colto al balzo l’occasione di questi cantieri per dare un attributo in più a questi futuri luoghi che saranno (speriamo) sempre più luoghi di aggregazione?

 


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24 commenti per “Tematizzare e personalizzare le fermate della “metropolitana”

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  • zavardino 226
    21 set 2011 alle 21:11

    Quindi la fermata tribunale, il grascio di via d’ossuna, magari con la baracca di piddu messina e la meusa…
    Occorre ridisegnare la città, ma non può accadere con questi amministratori. Urge gente preparata che apprezzi il bello.
    Comunque una linea attiva dall’11 dicembre, consente di allaggerire il traffico automobilistico. Si spera in abbonamenti copiosi e ad un utilizzo maggiore rispetto a prima della chiusura.

  • se68 384
    22 set 2011 alle 11:28

    Athon,
    in architettura la tendenza a ricostruire opere del passato, incomplete o crollate, in “stile” o com’erano-dov’erano, è durata per fortuna relativamente poco. L’emblema è rappresentato dalla ricostruzione del campanile di san marco a venezia, crollato nel 1901 e ricostruito appunto com’era dov’era..bè oggi costituisce semplicemente un falso storico, anche perchè viene ritenuto dai più un’opera cinquecentesca.
    A proposito, tu riesci a distinguere il pilone nord di porta felice da quello originario?
    La verità è che in questi casi, quando si presenta un vuoto urbano causato da crolli, demolizioni bisogna avere il coraggio di ricostruire o anche fare altro ( vedi fontane commemorative delle twin towers a new york) ma con il linguaggio contemporaneo, anche per il dovere di lasciare testimonianza storica del proprio tempo.
    Palermo, come del resto tutte le città, è interessante proprio per la visibile stratificazione di epoche diverse.
    Ma forse tu vorresti fermare il tempo al periodo Liberty…
    Sai, a volte anche io vorrei tornare a quei tempi, quando la città doveva essere veramente bella e la successiva espansione potava essere gestita in altro modo.
    Ma questo non è possibile. E’ possibile però guardare al futuro con un altro atteggiamento che non sia solo improntato alla nostalgia.
    p.s.
    se nel 1901 i veneziani, invece di cedere alla nostalgia, avessero commissionato proprio a Basile la ricostruzione del campanile, nello stile contemporaneo dell’epoca e cioè il liberty, oggi forse avremmo un capolavoro, non una banale copia…

  • Athon 839
    22 set 2011 alle 12:37

    @se68
    Insisti nel sostenere che vorrei “fermare il tempo al periodo Liberty” e io ti riperto nuovamente che non è così. Credimi: mi piacerebbe anzi che Palermo si arricchisse di espressioni del linguaggio contemporaneo, che avrebbero l’effetto di stratificarla ancor di più e renderla ancora più bella e attrattiva. Questo però non esclude la ricostruzione di villa Deliella. Alla domanda “tu riesci a distinguere il pilone nord di porta felice da quello originario?” rispondo: no, non li distinguo. Questo perchè la ricostruzione è stata fatta egregiamente. Di sicuro oggi l’impatto visivo di Porta Felice non sarebbe lo stesso se mancasse uno dei piloni, per cui l’esito di quell’intervento è stato positivo.

  • se68 384
    22 set 2011 alle 17:34

    Athon,
    vedi, ormai anche nel restauro pittorico si tende a distinguere l’originale dall’intervento di restauro, proprio per non fare perdere valore alla parte preesistente. Il restauro o ricostruzione architettonica che prende in giro sul momento storico dell’intervento è profondamente sbagliato, non riconoscere qual’è il pilone originale di porta Felice non è corretto, ma tu insisti: Rivoglio Villa Deliella!, non rendendoti conto che sarebbe solo un ridicolo falso storico attuato per di più dopo 50 anni, in assenza della carica emotiva che ha fatto ricostruire subito per com’era-dov’era il pilone di porta felice o il campanile di san marco.
    Ma la rinascita di Palermo inizierà soltanto con la ricostruzione di un nuovo, importante, volume in quell’area che faccia sognare i palermitani e che cancelli la vergogna delle demolizioni del sacco.


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