10 apr 2011

Il giardino della Zisa: pareri e proposta


Riportiamo l’articolo inviato da A.Stella circa un pezzo storico della nostra città, ovvero il Castello della Zisa:

Il giardino della Zisa è un’occasione perduta per Palermo. Non l’ennesima, visto che le opere realizzate finora in città sono davvero poche, ma neanche l’unica. Non so bene la storia di questo spazio, ex terra di nessuno, oggi terra dei vandali, né della decennale disputa sul palmeto, poi risolta in favore di un falso storico che col genoard non ha nulla a che vedere.

Più volte su questo sito si è parlato di incuria, delinquenza, spaccio, favoleggiando di parco bellissimo, ma imbrattato dai “locali”. Moto che fanno l’”alzata”, viali sterrati, prato spelacchiato.
Ma i problemi sono solo progettuali.

Una distesa di cemento con pochi rettangoli di verde, contornati da marmo sfarzoso, sconnesso in più punti. Aranci striminziti. Dislivelli realizzati erosi dall’acqua. Basole ovunque, galleggianti nei detriti. Chi ha progettato questo obbrobrio deve vergognarsene.

Sapeva che sotto la parvenza sfarzosa sarebbe presto affiorato il cemento. Bruttissimi i padiglioncini, che nascondono la facciata della ZIsa. Brutte le fontane, le cascate senz’acqua.

Veniamo alla mia proposta: smantellare tutte le strutture pesanti, fare una distesa verde, senza fontane né niente. Abbattere i padiglioncini e restituire la vista del palazzo. Risolvere tutti i dislivelli con rimedi semplici tipo scalinata. VI chiedo di mandarmi le vostre idee per trasformare questo spazio in una cosa più umana.

Siete d’accordo con l’analisi del nostro utente? Migliorare l’impianto attuale, magari con una maggiore manutenzione, oppure effettuare gli stravolgimenti indicati nella segnalazione?


castello zisagiardinozisa

38 commenti per “Il giardino della Zisa: pareri e proposta

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  • tonio.fiorino 0
    08 apr 2011 alle 11:32

    il ficus per diventare imponente ha bisogno di centinaia di anni e poi diventa qualcosa di cosi` meraviglioso e monumentale che criticare i ficus..lasciamo perdere!! I miei amici ce vengono a palermo per la prima volta restano sbalorditi quando gli faccio vedere i ficus..mi dicono e` magnifico..nessuna citta` dove sono stato puo` vantare simili alberi..io ho ricordi sin da quando ero piccolissimo di questi mastodonti, al giardino inglese piuttosto che a piazza marina..

    il giardino nasceva come recupero di un area degradata, ma alla fine sta contribuendo al degrado totale della zona.

    il fatto e` che invece di cemento, bisognava fare agrumeti e basta
    qualche sentiero
    un corso d`acqua di tufo e pietra calcarea..lo potevo disegnare io a gratis..che non sono architetto ma mi diletto a fare l`agricoltore ma l`idea non era quella di rivalorizzare un area, ma di spendere soldi e finanziamenti.
    il riferimento contestuale e` la cubula, abbandonata ma immersa nell`agrumeto e` pursempre uno spettacolo che ti pou` portare indietro di mille anni in un battito di ciglia..
    l`effetto di questo parco invece e` mostruoso, per il bianco scintillante che non si sposa col calcare, e gli alberelli striminziti che se fai una foto di insieme mettono solo tristezza..

  • MAQVEDA 17489
    08 apr 2011 alle 12:56

    Se il fatto di “criticare” i Ficus era riferito a me, ti dico che ti sbagli di grosso, non era ovviamente quello che intendevo, io adoro i Ficus, ma proprio per la sua crescita sproporzionata, è una pianta da valutare bene dove piantarla, se non si vuole che ciò che gli sta intorno finisca irrimediabilmente nascosto.
    Anche il verde deve essere razionalizzato, e un Ficus davanti la Zisa sarebbe una fesseria, perchè a lungo andare il Palazzo dalla strada non si vedrebbe più.
    Non è assolutamente vero che ci vogliono centinaia di anni per la crescita abnorme di queste meravigliose piante, il Ficus di piazza Marina, ad oggi uno dei più grandi alberi d’Europa, è stato piantato solo nel 1863. E anche se ci volessero 500 anni, bisogna sempre essere lungimiranti e pensare a chi verrà dopo di noi. Tra 500 anni qualcuno potrebbe dire “chi ha piantato qui quest’albero, il palazzo non si vede più, anche un bambino di dieci anni avrebbe capito che non era il caso”.
    Sempre a questo proposito, e non fraintendere quello che dico, il caso di piazza Marina calza a pennello.
    Quando il giardino venne impiantato, i concetti di “antico” e “tutela” erano estremamente differenti da oggi. L’architetto che lo impiantò, l’illustre G. B. Filippo Basile, scelse queste piante proprio perchè voleva occultare la fila di palazzi della piazza, a suo dire disomogenei e non granché a vedersi.
    Oggi il risultato ha superato le intenzioni, la piazza di fatto è sommersa di verde (stupenda attenzione), ma le cortine di edifici non si vedono più, o almeno la piazza non è più godibile nella sua interezza.
    Lo stesso Teatro Massimo è nascosto dagli alberi che lo circondano.
    Con questo non dico di essere contrario al verde a contorno dei monumenti, voglio semplicemente dire, che nel caso di giardini o semplici aiuole nelle vicinanze di un monumento la scelta delle piantumazioni deve essere sempre molto ponderata.

  • tonio.fiorino 0
    08 apr 2011 alle 13:40

    ovviamente criticare il basile va oltre qualsiasi senso, perche` universalmente riconosciuto genio fuori dal suo tempo!!
    piazza marina era i luogo delle esecuzioni capitali, e per questo credo si sclese una simile vegetazione per renderla totalmente diversa dal contesto centenario!!comunque era un epoca in cui i giardini erano giardini!!bastava girare per qualche villa da bagheria a via resuttana per avere una idea di cosa era giardino a palermo un centinaio di anni fa!!

    un ficus messo strategiacmente a nascondere un po` la zisa non mi farebbe molta impressione..anzi..il palazzo si trova su una collinetta e spicca anche se ci mettiamo una foresta di sequoie..anzi l`effeto di nascondere crea meraviglia e stupore, con effetto vedo non vedo!!

  • MAQVEDA 17489
    08 apr 2011 alle 13:53

    Niente discutere con te è assolutamente impossibile, leggi e intendi ciò che pare a te.
    Per la cronaca la “critica” come la chiami tu, era una semplice constatazione, fatta dal grandissimo Rosario la Duca (e con lui io mi trovo perfettamente daccordo), uno studioso della nostra città, e sfido qualcuno a negare l’importanza di un suo parere.
    Inoltre sempre questa constatazione su piazza Marina l’ho ritrovata su almeno un paio di pubblicazioni su Palermo, non certo su una guida turistica.
    Pensa ciò che vuoi, il mio pensiero non muta di una virgola.
    Tanto non smobiliteranno un intero giardino solo perchè a qualcuno “non piace”

  • MAQVEDA 17489
    08 apr 2011 alle 13:55

    Il Teatro Massimo è un’altra importantissima opera, ma generalmente è criticata la zona dove venne costruito. Il criticare la zona, non significa criticare l’opera, lo stesso vale per il giardino Garibaldi.
    Saluti.

  • tasman sea 20
    08 apr 2011 alle 14:36

    @tonio.fiorino
    hai un ottimo senso estetico, e non sei un architetto. hai ragione pure sul fatto che nascondere equivale a valorizzare. in giappone i templi sono nascosti da una vegetazione fittissima, e scoprirli è un’emozione.
    la zisa, come dici tu, aveva bisogno di un agrumeto, e di un semplice corso d’acqua IN TUFO, cioè con materiali che si accordano al contesto.

    @MAQUEDA
    altre volte ho avuto modo di apprezzare il tuo senso estetico, come nelle tue sortite della kalsa e di “così rinasce un quartiere” ma ho capito che hai perso la testa per la filologia, mentre io sono per la contaminazione. Il fatto che tu chiami “giardino” questo abuso che puzza di mafia mi riempie di preoccupazione per il futuro.

    @Real perché nascondere il contesto? semmai integrarlo. il luogo pubblico deve comunicare col quartiere, coi panni stesi, e colle lavandaie affacciate.

  • Antonio Beccadelli 0
    08 apr 2011 alle 15:45

    Il mio commento riprenderà, sinteticamente, opinioni già espresse:

    L’ attuale sistemazione (chi ne è l’ideatore? Uno stanco epigono di Scarpa?) non mi piace sia per i troppi “vuoti” sia per la sciatteria concettuale: la preponderanza della pietra bianca fa del giardino della Zisa un’opera a sé stante e non un “invito” al palazzo, Com’è noto, il “vascone gradinato” piace, invece, ad un “nome” come Philippe Daverio (quello del “festino” rivisto e scorretto per intenderci). Contento lui!

    Ovviamente, sia i dammusi che il portale secentesco (ora tompagnato) – resti dei rimaneggiamenti eseguiti dalla famiglia Sandoval che utilizzarono gli spazi come fattoria – non vanno toccati (per inciso, proprio i Sandoval crearono con i loro interventi sulla struttura i presupposti del crollo avvenuto nei primissimi anni ’70, vado a memoria, oltre l’incuria ovviamente: la Zisa, proprietà pubblica dagl ianni ’50 venne messa in sicurezza e restaurata solo negli anni ’80).

    Personalmente – nel sistemare l’area antistante il Palazzo della Zisa – avrei preservato quanto più possibile le palme ivi esistenti già di considerevoli dimensioni, avrei creato un piccolo corso d’acqua con semplici argini in tufo che attraversasse tutto lo spazio in ideale continuazione con la sala della fontana. Il castello “intravisto” fra le palme era sicuramente più affascinante dell’attuale paesaggio “lunare”. Non concordo, dunque, con chi sostiene – legittimamente beninteso – la sua totale visibilità da via Guglielmo il Buono.

    Tuttavia, nonostante le tante riserve, mi parrebbe inutile proporre un “abbattimento” del “vascone”; credo, però, che tutto lo spazio abbia ampi margini di miglioramento. Aumenterei, per esempio, il numero degli attuali inserti colorati lungo il corso d’acqua, ciò mitigherebbe l’effetto “glaciale” del biancore attualmente dominante. Restringerei i “vialoni” fra leaiuole in favore di camminamenti più piccoli, possibilmente rialzati rispetto alle aree verdi che vedrei meglio sistemate come “giardino all’inglese” (asimmetrico ad imitazione della natura e, nel caso in ispecie, dell’originale Genoardo in cui il Palazzo della Zisa era immerso all’atto della sua edificazione), riattiverei la peschiera.

    Concordo, in ultimo, con chi ritiene che l’attuale sistemazione del “piano della Zisa” sia stata l’ennesima operazione speculativa, cioè costi spropositati per un risultato men che mediocre.

    P.S. Per il momento mi “accontenterei” che lo spazio venisse curato, che la vasca fosse pulita, che gli zampilli fossero funzionanti e che la sera e la notte le luci fossero/restassero accese. O anche questo è chiedere troppo? :-(

  • MAQVEDA 17489
    08 apr 2011 alle 17:57

    @Tasman
    scusa se ho arrecato disturbo
    tornero a fare quello che facevo prima
    fare quattro foto con sotto una didascalia, almeno non do fastidio a nessuno
    adesso sono pure filomafioso solo perchè mi piace una cosa, ogni mio senso estetico è andato a farsi benedire e sono pure uscito di testa..
    ci sono rimasto malissimo per questo accanimento, del resto non sono nemmeno il solo che si è espresso in disaccordo con l’articolo.

  • Real 169
    08 apr 2011 alle 18:11

    @tasman sea

    benché posso convenire con te, che il linea di massima un luogo pubblico debba dialogare con la realtà circostante. Non credo sia questo il caso della Zisa, era un palazzo che nasceva per essere immerso nel verde, come luogo di delizie private. Lo stupro recato dall’edilizia attuale, visto che non può essere facilmente abbattuto, a mio avviso dovrebbe essere almeno occultato.
    Come dice BECCADELLI, per il momento mi “accontenterei” che venisse curato come si deve.

  • tasman sea 20
    08 apr 2011 alle 21:09

    @MAQUEDA
    scusa, ho esagerato. e ti aspetto con una nuova puntata dei tuoi “quartieri”, fresca di novità.

  • tonio.fiorino 0
    09 apr 2011 alle 8:06

    non so resta il problema che questo progetto e` stato appaltato, progettato ed eseguito..chiarmante ci sono un sacco di cose che non vanno e l`unica dovrebbe essere rivalersi sulle ditte che hanno eseguito i lavori…ormai quello che c`e` si deve tenere, e mantenere..

    per il resto, si devrobbe fare in modo che ogni volta che il comune avanza proposte, si chieda l`utilizzo delle risorse interne per limitare i costi e mantenere tutto sotto piu` stretto controllo..l`area purtroppo e` degradata anche per assenza di altri servizi fondamentali, e` una zona di frontiera come tante ne ha palermo, quindi un servizio di sorveglianza h24 era da mettere in conto..

  • Luca 129
    10 apr 2011 alle 10:15

    Sono stato il primo a commentare questo articolo dicendo che il giardino non ha bosogno di cemento, che spesso e’ legato alla Mafia.
    Non sara’ un caso, ma per favore, fatemi un esempio, dico solo uno, di un’opera relativamente moderna, diciamo 40/50 anni, che e’ anche decente.
    Io non la trovo.

    Vivo all’estero: quando scendo dall’aereo a Palermo sento un profumo favoloso nell’aria, di zagare e di agrumeti. Cosa che non trovi da nessuna parte al mondo.
    Prima l’odore che si respirava a Palermo era quello, a detta di mio nonno e dei miei zii.
    Progresso e’ un discorso, distruzione e’ un’altro. In Sicilia il processo di urbanizzazione ha portato la devastazione di un territorio rigoglioso e generoso.
    Dobbiamo tornare indietro. Piantare alberi, disporre agrumeti, e preservare i pochi spazi che abbiamo dal cemento.
    Cemento = Mafia, e tutto cio’ che vi e’ legato, ci ha portato dove siamo oggi…nella cacca.

    Salvare la Zisa vuol dire anche renderlo un parco vero, esaltando questo “tempio”, per usare il termine giustamente da tasman sea, proprio per la sua unicita’ in mezzo al verde. Come i templi giapponesi, magnifici nel loro nascondersi nel verde. In tal caso non sarebbe nemmeno nascosto, e sarebbe pure ancora piu’ bello!

  • arabesk 94
    10 apr 2011 alle 10:28

    Come per il foro italico le lamentele riguardano sempre la progettazione, come se tutti qua fossimo grandi architetti.
    Il problema non è mi piace o non mi piace il restauro, il problema è l’incuria!!!
    Anche un semplice prato verde (vedi foro italico) alla zisa diventerebbe un porcile in pochi mesi.
    Quando il foro italico ed il giardino della zisa sono stati ultimati non erano male. Ora versano in uno stato pessimo perchè sono vandalizzati da una cittadinanza incivile e da una classe politica che vale quanto i palermitani che la votano.
    Manca la manutenzione e manca pure il senso civico. Non si può pensare di mettere i militari in ogni struttura pubblica a sorvegliare.
    E’ un problema culturale: i politici pensano solo a fare le opere e non a manutenerle perchè possono trarre profitto solo dagli appalti.
    La gran parte dei cittadini palermitani è incivile ed odia le cose pulite ed ordinate. So che mi prenderò gli strali di gran parte di voi ma è un mio convincimento profondo.

  • Irexia 697
    10 apr 2011 alle 15:21

    Concordo con Luca: troppo spesso si confonde progresso con cemento…
    E concordo anche con arabesk: al sud abbiamo poca cultura del pubblico…

    Ma se ben ricordo il progetto originale del castello della Zisa non era quello di ripiantare il giardino di aranci e limoni (forse anche palme) che ci doveva essere ai tempi di Guglielmo II?

  • tasman sea 20
    10 apr 2011 alle 17:33

    @Irexia
    @MAQUEDA
    @Arabesk

    evidentemente quel giardino costava troppo poco, e soprattutto non ingrassava le casse degli speculatori. Il verde è verde, qui prevalgono marmo e cemento.
    ecco il giudizio di Giuseppe Barbera, ordinario di Culture Arboree dell’Università di Palermo.

    «Nel giardino della Zisa si è persa l´occasione di un recupero scientifico, dato che è mancato un vero confronto con gli specialisti del settore. C´è troppo poca terra e di pessima qualità. La Zisa oggi, dopo ben quindici anni di restauro, è semplicemente un insulto al giardino islamico. In pratica si è persa l´occasione per ricreare quel “vago giardino di limoni, cedri, aranci e di altri simili fruttiferi alberi” di cui ancora parlava un viaggiatore che l´aveva visitato nel Cinquecento – continua Barbera – Un giardino in grado di confrontarsi con il recupero della peschiera che ha in programma la Soprintendenza e che, come è tra gli scopi di questo seminario, dovrà avvenire dopo un confronto con la cultura internazionale del giardino islamico. Un giardino non di marmo e cemento e, finalmente con
    un´attenzione al verde ben diversa da quella prestata nel giardino recentemente realizzato dove gli alberi, per pessime condizioni agronomiche, stanno già morendo».

    Il giudizio è del 2006. Dopo 5 anni le cose stanno ancora peggio.

    Non abbiamo bisogno di essere grandi architetti per capire quando una cosa fa schifo. e non ci fidiamo affatto di chi utilizza l’architettura per dar corpo ai propri incubi, e suscitarne di peggiori nel prossimo.


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