11 feb 2009

Vivere Palermo: la parola ad un vigile urbano


Accogliamo molto positivamente l’intervento di un impiegato della Polizia Municipale, che ci ha scritto in seguito alle recenti discussioni che si sono svolte su MobilitaPalermo. Apprendiamo dunque anche il pensiero di chi lavora nel corpo dei vigili urbani e vive quotidianamente le problematiche del caso.

Molti comportamenti citati li ritroviamo nella vita di tutti i giorni. Speriamo pertanto di aprire un confronto alquanto oggettivo, razionale e costruttivo con tutti voi.


In una città moderna e sicura, fondata sul rispetto delle regole e su adeguate strategie per una mobilità sostenibile, parrebbe del tutto normale rivolgersi con gratitudine alle forze di polizia locale e municipale che, con il loro lavoro, contribuiscono a dare un’immagine quantomeno esemplare del territorio urbano. Vale per le città moderne, l’ho già detto, ma non per Palermo.
A Palermo, tutto è molto meno gratificante e, non sarò la sola a dirlo, molto meno “moderno”.
Gli sforzi di chi come noi opera per strada, dall’1 gennaio al 31 dicembre, dal lunedì alla domenica, di giorno e di notte, sotto l’acqua o sotto il sole, per ore in piedi allo smog degli incroci o a rischio della vita su una moto di servizio, non sono quasi mai apprezzati dalla cittadinanza. Con l’aggravante che, a sentir parlare la gente, si percepisca come i nostri concittadini riescano ad indignarsi per il nostro operato di forza dell’ordine con la stessa intensità e la stessa rabbia con cui si indignano per un atto scellerato commesso da uMobilita Palermo › Modifica — WordPressn delinquente. Eppure non siamo la stessa cosa, non lo siamo affatto. Come spiegarsi allora un tale paradosso?

Non è certo una questione di sconsideratezza, ma di costume. Affiancare il bene al male, porre tutti sullo stesso piano, mettere assieme persone, fatti e circostanze, permette facilmente di esprimere giudizi (tanto più generali quanto più superficiali), cosa che il palermitano adora fare. Alla fine, egli resterà il più bravo di tutti, mentre gli altri, attorno a lui, dei veri e propri incapaci su cui scatenare rabbia ed indignazione.

Già, il palermitano è fatto così: magari nella vita è agente di commercio, o geologo, o camionista, o tabaccaio, ma al “carnezziere” (come lo si chiama qui) deve sempre dire come si fa a tagliare la carne, al pescivendolo come si fa a riconoscere il pesce fresco, allo chef come si fa a preparare la pasta alla norma, allo sportellista delle poste come si fa a far scorrere più velocemente la fila e a noi agenti municipali, bèh a noi, deve dire come si fa a dirigere il traffico, a fare le multe, a rilevare gli incidenti stradali…

Con questo non voglio dire che sia contraria ai giudizi, tutt’altro: è dalla libertà di valutare che si può distinguere una democrazia da una dittatura. Ben vengano le opinioni della gente. Ma che esse siano tanto più oneste quanto più propositive. Che il nostro ruolo di garanti del rispetto delle regole sia contraffatto o stigmatizzato dall’opinione pubblica, non ci rende davvero giustizia, soprattutto quando si pensi che noi svolgiamo un mestiere difficile in una città difficile; è fin troppo semplicistico vituperare il nostro operato senza mai tenere conto del caos dovuto all’assenza di un piano traffico urbano, di adeguate risorse umane per i servizi di polizia stradale, di tecnologie.

Io ho le mie convinzioni, la prima delle quali è che questa città abbia bisogno di una polizia municipale forte. Ne sono convinta poiché una polizia municipale forte è una polizia municipale rispettata ed ascoltata, che si adopera per fare del rispetto delle regole un dogma per la popolazione e una garanzia per la gente onesta. Ma per riuscire in questo progetto c’è bisogno di una risposta altrettanto forte, che veda nel restaurare l’autorità del personale operante per strada l’unica soluzione possibile da dare a questa città. L’idea ormai radicata che di vigili a Palermo non se ne vedano, non fa che sminuire il nostro ruolo e consolidare il malcostume. Per tale motivo c’è bisogno di riaffermare il principio di autorità, rafforzando con uomini e mezzi i servizi operativi esterni.

L’altra mia convinzione è che le persone per bene ci vogliano vedere per strada. La nostra storia, il nostro ruolo di prossimità, sono un chiaro esempio del dialogo sempre crescente tra noi e i cittadini. Basta solo chiedersi, quanti ogni giorno hanno a che fare con la finanza, o con i carabinieri, o con la polizia di stato e quanti invece con noi “odiati” vigili? Sempre pronti ad accogliere ogni disappunto, ogni rimostranza, ogni segnalazione: buche per strada, tombini scoperchiati, scarichi abusivi, alberi abbattuti, passi carrabili ostruiti, posti “H” occupati, soste irregolari, sinistri stradali, scioperi, manifestazioni, deviazioni del traffico, chiusura delle strade per lavori, cambiamento di sensi di marcia, smarrimento di un cane, informazioni su dove è la “via tot”, qualunque cosa, ma proprio qualunque cosa avvenga sulla sede stradale non fa che consolidare la stretta relazione che la cittadinanza ha con la polizia municipale. Questo semplicemente perché le altre forze dell’ordine hanno compiti diversi dai nostri. E’ un dato di fatto.

Conosciamo bene come la mancanza di una legge regionale sulla polizia locale il Sicilia ci porti ad essere ancora molto indietro rispetto ad altre città del nord, Milano in testa. Se il problema è istituzionale allora c’è bisogno che anche la risposta sia istituzionale. Tuttavia, nell’attesa che per noi le cose migliorino, ci basterebbe che i palermitani cominciassero a guardare con un po’ più simpatia questa nostra divisa, istaurando un dialogo fondato sul rispetto reciproco. Per noi dovrebbe essere un po’ più facile, il rispetto per il cittadino ha un nome, si chiama deontologia e fa parte della nostra professione. Per il palermitano invece…

Ci piacerebbe che non si esprimessero giudizi affrettati sul nostro operato, senza mai tenere conto delle difficoltà della nostra missione, perché altrimenti sembrerebbe che il “perfetto cittadino palermitano” voglia solo il nostro sangue. E questo non è affatto giusto. Lavorare quotidianamente con nemmeno 10 pattuglie per strada in una città di quasi un milione di abitanti (la quinta d’Italia) non è un’impresa facile. A chi ci accusa di fare poche multe, vorrei solo ricordare che a Palermo il rapporto tra il numero di strade e il numero di vigili presenti per strada è di 1:300, cioè a dire un vigile ogni 300 vie, davvero un’area troppo vasta perché si possa pretendere da noi di stabilire l’ordine elvetico ovunque.

Chi ci accusa invece di negligenza nei confronti di chi, senza casco sfreccia sul motorino, mentre noi restiamo all’incrocio, sappia che contestare l’art. 171 del codice della strada “guida senza casco”, richiede del tempo, per la redazione dei verbali, l’attesa della ditta di turno per il fermo amministrativo e l’apposizione dei sigilli e non è detto che l’agente operante intento a dirigere il traffico (cosa che richiede massima attenzione per evitare sinistri stradali), possa lasciare l’incrocio, col caos che questo determinerebbe, per contestare un’infrazione. Siamo degli esseri umani anche noi e possiamo fare solo una cosa alla volta. Se comunque può essere di consolazione (e per me lo è molto), chi va in moto senza casco ha l’abitudine di farlo, quindi prima o poi la multa per il 171 gliela facciamo. Così come per le soste irregolari. E’ solo una questione di tempo.

Spererei comunque che la gente che si indigna oltremodo per la troppa gente che va in giro senza casco col motorino, facesse uso della cintura di sicurezza quando cammina in auto, perché fin troppo spesso ci capita di sentire la frase: “Ma con tutta la gente che cammina senza casco lei multa proprio me perché sono senza cintura?”. Così come fin troppo spesso ci sentiamo dire: “ma con tutta la gente che posteggia sul marciapiede lei multa proprio me che ho la macchina a vertice d’incrocio?”. Una osservazione analoga potrebbe essere: “ma con tutta la gente che rapina le banche, lei arresta proprio me che ho rubato l’incasso al supermercato?”. Sonia Pecorella

 


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25 commenti per “Vivere Palermo: la parola ad un vigile urbano

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  • panormus79 311
    14 feb 2009 alle 11:18

    Gli LSU sono il vero cancro di Palermo e intanto il nostro amato sindaco sta lottando per stabilizzarne atri 3.000.
    Viva Palermo e Santa Rosalia!!!

  • huge 2128
    14 feb 2009 alle 12:51

    Più che altro io mi chiedo se più che di una razza inferiore, gli individui che osserviamo quotidianamente non siano invece rappresentanti di un ramo del tutto a se stante della catena evolutiva. Prima c’era l’Homo Neanderthalensis, da cui discese l’Homo Sapiens e parallelamente (anche se all’università non l’insegnano) l’Homo Panormitanus. Sappiamo bene che la teoria evoluzionistica di Darwin prevede la selezione naturale, e quale posto migliore di qui, dove la selezione avviene per strada ogni giorno?! Solo i più forti sopravviveranno (ma non è detto che siano i più intelligenti)! :D


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